Magazine Domenica 31 maggio 2015

Caligola, impero e follia. Tra storia e romanzo

Antica Roma
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Caligola. Impero e follia di Franco Forte, Mondadori Omnibus, 2015, p.408, 22 Euro è il libreria dal primo di giugno

Magazine - Dopo Roma in fiamme, con Nerone l’ultimo imperatore della dinastia Giulio Claudia, Franco Forte fa un balzo indietro nel tempo con il suo nuovo romanzo storico legato all’impero romano e stavolta sceglie come protagonista l’imperatore folle, il predecessore di Claudio e di Nerone, Gaio Giulio Cesare, soprannominato Caligola per i robusti calzari militari che portò sempre fin da bambino.

Di lui i contemporanei scrissero che era molto alto, 1,90 circa, di carnagione chiara, sgraziato, che fu un auriga eccezionale in grado di competere con i migliori professionisti dell’arena, ma anche che fu tutto quanto di più spaventoso si possa mai immaginare di un uomo: subdolo, esibizionista, depravato o meglio privo di ogni senso morale, e crudele. Un despota assoluto insomma.

Tuttavia l’esiguità delle fonti dell’epoca fa di Caligola anche il meno conosciuto di tutti gli imperatori della sua dinastia. Si sa che spese molto del patrimonio accumulato da Tiberio, in giochi ed elargizioni di denaro e cibo al popolo, e per le proprie infinite stravaganze, ispirate all'autocrazia dei monarchi ellenistici orientali.

Però il suo comportamento verso gli aristocratici e il senato non fu troppo diverso da quello di Tiberio, vendicativo e improntato al disprezzo nei confronti della classe senatoria, che probabilmente riteneva corresponsabile delle disgrazie della sua famiglia.

Nel suo Caligola Impero e follia di 408 pagine Franco Forte ricostruisce ben ventiquattro anni della sua vita (fu ucciso da una congiura di pretoriani a 29 anni), dando voce a una sua versione azzeccata che non regala niente al personaggio ma spiega e forse giustifica in parte tanti suoi atteggiamenti e azioni.

L’unico tra i sei figli di Germanico e Agrippina che, pur essendo un bambino piccolo, seguì ovunque i genitori, durante la logorante campagna militare in Germania, Gaio Giulio Cesare, si guadagnò sul campo l’adorazione dei soldati del padre. I legionari lo consideravano un portafortuna e lo soprannominarono Caligola per i larghi e pesanti calzari militari che sua madre gli aveva regalato per gioco ma che lui portava sempre.

Era il terzo figlio maschio di Germanico, il più potente e acclamato generale di Roma, il Gaio Giulio Cesare detto Caligola a cui Forte fa pensare ad appena cinque anni: «i soldati… gli spiegavano che sarebbero stati pronti in qualsiasi momento a marciare su Roma, se solo Germanico avesse dato il comando. Odiavano Tiberio quasi più dei barbari che si nascondevano nelle foreste, e avrebbero dato la vita per vedere suo padre ricevere il trionfo e poi sedere sul trono, con l’alloro in testa. Gaio sbuffò. Se fosse stato lui al posto di Germanico, non avrebbe esitato: avrebbe condotto le legioni verso l’Urbe e sarebbe diventato imperatore. L’uomo più potente del mondo. Com’era possibile che suo padre preferisse restare un semplice generale? Un proconsole o quello che era, anziché il princeps, il comandante di tutti i romani? Per un momento si immaginò al posto di Germanico, su una quadriga condotta da magnifici stalloni bianchi, la spada in pugno, mentre entrava nel Foro e proclamava la presa del potere. Che cosa ne avrebbe fatto, lui, di Tiberio e dei suoi fedeli? Gaio non ebbe un istante di esitazione: finse di sollevare alta la spada e la calò, più e più volte, per mozzare le teste di tutti coloro che avrebbero osato opporsi al suo cammino. Così doveva fare un vero imperatore».

Un soprannome, Caligola, che Gaio si portò dietro fino alla morte. E quando suo padre Germanico fu avvelenato ad Antiochia, dove era stato inviato con poteri straordinari, giurò di vendicarsi. E per sua fortuna aveva capito che in una corte imperiale non basta essere un grande guerriero. Era necessario saper uscire indenni da trame e macchinazioni. E lui imparò ad ascoltare, a dissimulare, a tacere.

Tra gli eredi più diretti di Augusto, solo lui, il piccolo Tiberio Gemello e il balbuziente zio Claudio, sopravvissero infatti al vecchio Tiberio che, dopo aver stretto un patto con gli dèi, aveva continuato a fare tabula rasa dei rivali, lucido e spietato fino agli ultimi giorni. E il piccolo Caligola, a prezzo di infamie e tradimenti, quando ebbe venticinque anni diventò il nuovo imperatore di Roma… Ma dopo un iniziale periodo di buon governo, la malattia e la successiva follia, che misero in luce la perfidia e le tante crudeltà, che furono pari a quelle del suo predecessore. Costrinse il suo giovanissimo coerede, Tiberio Gemello al suicidio.

Dall’ecatombe si salvò lo zio Claudio, perché giudicato una nullità…Lo zio Claudio già, l’ormai unico maschio adulto superstite della dinastia Giulio Claudia che i pretoriani, assassinato Caligola dopo quattro anni di regno, elessero imperatore al suo posto.

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