Concerti Magazine Martedì 24 dicembre 2002

Addio a Joe Strummer

Magazine - Se ne è andato l’antivigilia di Natale, forse per confondersi nel caos dell’atmosfera prefestiva, come sempre in bilico tra il religioso e il commerciale.
E sì, perché Joe Strummer, figlio di un diplomatico di Sua Maestà Britannica, si era ben presto distinto per gli sberleffi a tutto l’establishment sociale e politico, formando, con i Sex Pistols di Johnny Rotten e Siouxsie and the Banshees, una triade dagli effetti devastanti non solo nell’ambito strettamente musicale, nonché uno dei vertici fondamentali, dal punto di vista dell’innovazione musicale e della creatività tout court, dell’ultimo dei grandi Movimenti culturali d’avanguardia del Novecento: il Punk.
Insieme al suo alter ego musicale, il geniale chitarrista Mick Jones, portò avanti un modo d’intendere il punk rock in maniera coerente e, dunque, mai fossilizzato in una formula che, negli anni, aveva portato ad essere The Clash una band, non solo meritatamente conosciuta ed acclamata in tutto il mondo, ma ad avere parallelamente uno straordinario successo commerciale.
Per avere un’idea dell’impatto che ebbero alla fine’70 – inizi ’80, è sufficiente ricordare, in ordine sparso, oltre ad un vero e proprio manifesto programmatico di guerra Clash City Rockers, brani come London’s Burning, White Riot, Tommy Gun, indelebili inni del punk londinese e della sua rivolta.
Per non parlare di pezzi come Hate and War, I’m so Bored with the U.S.A. e Koka Kola, ancora (e sempre) attualissimi, possibile colonna sonora anche dei movimenti no / new global di oggi.
Titoli espliciti e testi senza sconti!
Ma, appunto fedele ad una voglia di sperimentare, di non sapere di stantio, di routinario, ecco Joe Strummer e i suoi Clash mettersi in gioco, esplorare, “crossover” ante litteram.
Così vengono sfornati, ad esempio, This is the Radio Clash, Rock in the Casbah, e Shoud I Stay or Should I Go, in cui l’orecchio e l’attenzione sono rivolti a ritmi neri, e anticipano rap ed hip hop.
A me basta ricordarlo (per non inquietare troppo il vecchio Joe, cui non piacerebbe il solito “coccodrillo”) così come lo sentii/vidi “live” in diversi tour italiani.
L’energia, la grinta, il pogo, gli sputi anche e le prime venti file sotto, un mucchio davvero selvaggio.
R.I.P.

Giovanni Villani

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