Magazine Domenica 17 maggio 2015

Saviano al Salone: «Leggi per diventare cittadino»

Roberto Saviano

Magazine - Sabato 16 maggio. Terzo giorno di Salone del Libro, il sabato come sempre è la giornata delle code in biglietteria e a guardare il programma si capisce il motivo: come sempre c’è l'imbarazzo della scelta tra i grandi nomi in programmi, quelli per cui la gente si mette in cosa davanti all'auditorium e alle sale con ore di anticipo e racconta ai compagni di attesa il lungo viaggio fatto in treno o la sveglia all’alba pur di esserci.

È in questo clima di grande attesa che il pubblico accoglie Emmanuel Carrère, lo scrittore francese già citato i giorni scorsi da Giacomo Poretti come autore del momento, in grado di cogliere l'essenza del nostro tempo e contemporaneamente di portare i lettori a capire la crisi e la società che viviamo in un nuovo modo. Carrère è al Salone per ritirare il Premio letterario internazionale Mondello.

Lo scrittore, in dialogo con il professor Antonio Scurati, parla del culto dell'Io che caratterizza i suoi ultimi lavori. «Nella vita ci sono grandi esperienze e al di fuori di noi, ci sono gli altri, anche se prima di tutto dobbiamo passare inevitabilmente per il nostro piccolo io - afferma l'autore - L'accesso al mondo si ha attraverso le caratteristiche di ognuno, il proprio Io, ed è questo quello che metto in primo piano in ogni libro: raccontare vite che non sono la mia, passando per l'io di quelle persone».

Nel suo ultimo successo letterario, Il Regno, Carrère riscopre le origini della civiltà cristiana, resa ormai opaca ai nostri giorni e proietta l'io dentro la sacralità degli episodi evangelici. Non solo ha restituito il significato del cristianesimo, ma ha intervallato la narrazione con elementi della modernità, talvolta con aspetti pornografici che se pur riconducibili a una decina di pagine lo hanno portato ad essere accusato di profanazione. Su questo punto l'autore ha spiegato che il suo intento non era di profanare, quanto piuttosto di voler raccontare in modo vario la diversità delle esperienze e delle persone.

Grande attesa e bagno di folla anche per l'incontro Giornalismo d’inchiesta e letteratura a cui sono intervenuti Roberto Saviano e il giornalista tedesco Gunter Wallraff, definito l'infiltrato per eccellenza, in quanto divenuto famoso per i suoi travestimenti nella costante ricerca della verità.

Ogni volta che Saviano incontra il grande pubblico, specie qui al Salone, smuove le coscienze, ma l’appuntamento di oggi è stato ancor più particolare sia per ciò che ha detto, sia per la relazione tra il giornalismo di inchiesta italiano e quello tedesco. Un parallelismo che ha portato alla conoscenza del pubblico aspetti che sono normalmente taciuti. Ed è per questo che il monito di Renzi sul «bisogna cambiare lo story telling italiano perché i giornali in Italia raccontano solo cose brutte», fatto durante l'ultima visita in America, preoccupa. Saviano e Wallraff hanno dimostrato come purtroppo siano ancora tante le cose che non si sanno.

Le inchieste del giornalista tedesco hanno portato a un cambiamento di leggi, un risultato ottenuto con il duro lavoro di anni di camouflage «che poi non è solo fisico, ma anche mentale - racconta - camuffarsi era l'unica soluzione per portare la verità». Una situazione che Saviano conosce bene e afferma che il suo calarsi nei panni dei malviventi, dei corrotti «è stato necessario per capire come funzionava la loro testa, cercare di capire cosa li portava ad agire in quel determinato modo, fino a chiedersi come può un mafioso addormentarsi la notte. Perché non si può capire la mafia trincerandosi nel perimetro dei nostri valori».

Entrambi hanno pagato un pegno altissimo: una vita da esule per Roberto e diversi processi e un arresto per Gunter. «Ma - afferma il giornalista tedesco - l'ultima sentenza della corte federale è stato un riscatto per me e per tutti i giornalisti, in quanto è stato affermato che se esistono gravi violazioni l'opinione pubblica ha il diritto di esserne informata».

Invece, le aspettative di Saviano riguarda al semestre italiano alla guida dell'Europa sono rimaste deluse: «Era una grande occasione per l’Italia per dire Cambiamo le regole in materia di antiriciclaggio e invece le parole mafia e antiriciclaggio non sono mai state citate, come se ci si vergognasse di legare l’immagine dell’Italia all’immagine mafiosa - continua Roberto - credevo di più nel processo di riforme in Italia. Quando c'era il cattivo al governo si parlava di più di leggi antimafia perché c'era la volontà di dimostrare il suo coinvolgimento con la mafia, adesso non è più un tema che seduce l'elettorato».

E mentre Saviano ricorda come il vero male da sconfiggere sia il voto di scambio, Wallraff afferma che in Germania la situazione non è migliore , è solo nascosta meglio, ma la società tedesca non permette ascesa sociale, la povertà colpisce il 27% della popolazione.

L'ultima parola dell'incontro è di Saviano che incita alla lettura per condividere discutere approfondire e afferma «Io non voglio far evadere il lettore, ma voglio invaderlo perché ogni volta che leggendo qualcuno cambia opinione allora in quel momento è un cittadino».

Auditorium pieno anche per Alessandro D'Avenia, il professore al Salone del libro in teoria per presentare il suo ultimo libro Ciò che inferno non è, dedicato a Padre Pino Puglisi, o meglio 3P come ama definirlo, in pratica è stato una lezione spettacolare con le migliaia di adolescenti presenti, come fa quotidianamente con i suoi allievi. Si parte da Dante ma non tanto per l'anniversario dei 750 anni dalla nascita, ma per l'attualità del sommo poeta nel definire il ruolo dell'insegnate (Inferno, canto XV- incontro con Brunetto Latini ): l'insegnante è colui che lascia il segno e dà gli strumenti per trascendere la condizione umana, ovvero deve dare speranza. «Oggi il sentimento che abbiamo è quello della paura data dalla crisi» afferma D'Avenia, «ma la crisi è un tempo benedetto per scindere ciò che è effimero da ciò che veramente vale e l'insegnante deve dare speranza perché non può essere tolta agli adolescenti».

E nello sviscerare il neologismo dei termini paura e crisi, passando per l'Iliade, incanta la platea di ragazzi dicendo che «bisogna circondarsi di cose belle perché è la bellezza che ci pone di fronte alle scelte ed è maestro colui che porta la nostra vita fatta di limiti a un destino che poi sta a noi trasformare in destinazione».

Un monito arriva anche ai genitori che hanno accompagnato i figli all'incontro : «insegnate ai vostri figli a stare dentro la crisi, non risolvetegli i problemi».

E riguardo la figura di Padre 3P a cui ha dedicato i libro afferma che l'insegnamento più grande che ha lasciato e che vive tutt'oggi tra i ragazzi di Brancaccio è di «Fare un passo indietro rispetto a se stessi, perché i propri limiti e il proprio essere sono un dono per gli altri non per l'autoaffermazione».

di Margherita Pozzi

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