Magazine Lunedì 18 maggio 2015

Il colonnello Arcieri risorge tra i figli dei fiori

Hippies
© shutterstock

Magazine - Bruno Arcieri ormai fa parte del nostro immaginario. Attraverso le sue storie, le sue indagini, le sue avventure, abbiamo percorso con lui quasi mezzo secolo di storia italiana. Anni duri, difficili, spesso pericolosi. E lui, un personaggio forte, un fedele servitore dello stato sia nel bene che nel male, se necessario, ma senza mai dimenticare l’onore, quello scritto con tutte le lettere maiuscole: ONORE.

L’abbiamo incontrato la prima volta giovane e ancora schietto ufficiale dei carabinieri nella Firenze del 1938 (in Nero di maggio), poi a Parigi sempre nel 1938 (La finale) già incastrato in un clima malsano di doppiogiochismo. Ritrovato nel 1944 a Firenze, nel terribile periodo della dominazione della furia nazista (Il passaggio).

Con un volo di ventidue anni siamo saltati all’alluvione del 1966 con L’Angelo del fango e un anno dopo nel 1967 a Musica nera, per il quale ha ricevuto il Premio Azzeccagarbugli 2008, in cui si confrontava in Versilia con un orrore che emergeva dal passato.

Un gradito ritorno questo del colonnello Bruno Arcieri. L’avevamo lasciato alla fine di Musica nera, dopo essere caduto in una trappola mortale. Vivo per miracolo, poi fatto riemergere dalle tenebre e risorgere dall’amico Andrea Bardelli (grazie a Mario Vichi) e dunque quasi un fantasma, ma sempre temutissimo e sempre sotto l’implacabile mirino di un potentissimo nemico e di membri deviati del servizio segreto, ritroviamo Arcieri nel 1968 a Parigi, rifugiato sotto il falso nome di Marcel. Una vita da latitante, con per unica consolazione l’affetto di Marie, una splendida e disinteressata persona e, come copertura, il lavoro di cuoco in un bistrot.

Copertura azzeccata che permette a Leonardo Gori di farci venire spesso l’acquolina in bocca con piattini e manicaretti prelibati, infilati con dovizia nella narrazione che controbilanciano la suspence dei tanti capitoli di spy story. In un clima arroventato Arcieri sarà il testimone dell’incontrollabile esplosione della contestazione studentesca nella capitale francese con il caos per le strade, la polizia scatenata nella repressione, e la folla che assiste attonita.

Ma un qualcosa, una maglia si è sfilata… Ci sono brutte notizie dall’Italia, un suo vecchio collaboratore è morto, sistemato pare. E indizi sicuri sussurrano che ormai per lui Parigi è bruciata. Gli amici che lo proteggono vorrebbero mandarlo in Spagna, ma lui ne ha abbastanza di continuare a nascondersi e scappare. Basta.

Decide di tornare a Firenze. Deve scoprire cosa c’era l’anno prima dietro il sabotaggio della sua macchina che l’ha fatto precipitare in una scarpata mentre tornava da Stazzema. Chi ha ucciso il giovane Andrea Viani suo vicino d’ospedale? E soprattutto perché? Indovinato e molto efficace il far rifugiare lo stracollaudato agente segreto colonnello Bruno Arcieri in una comune fiorentina di psuedo figli di fiori che pur nella loro assoluta diversità contribuiranno a fargli ritrovare la sua giusta strada.

Bravi comprimari, Bernard, Nanette, il maresciallo Guerra, la generosa Berta e tutti gli altri. Il passato ritorna, deve tornare per forza, per permettere finalmente ad Arcieri di saldare i troppi conti lasciati in sospeso, rialzare la testa e, dopo tanti anni, riuscire a vivere di nuovo una sua ritrovata serenità.

di Patrizia Debicke

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