Magazine Martedì 7 aprile 2015

Obiettivo Bin Laden, in un libro la fine dell'incubo americano

Osama Bin Laden
© Surian Soosay / Flickr.com

Magazine - Obiettivo Bin Laden (Leg Edizioni, 2015, 126 pp, 18 Eu, traduzione di Angelo Pinti) é la fedele sintesi di un’operazione che vide per l’America la fine di un incubo. Il l 2 maggio 2011, una caccia all’uomo iniziata più di dieci anni prima, dopo la strage del World Trade Center dell’11 settembre 2001, giunse clamorosamente al termine e Osama Bin Laden, la perversa mente dell’attentato, la preda più ambita e pericolosa per gli Usa, fu stretto in un agguato mortale.

Gli uomini del Naval Special Warfare Development Group, Seal Team Six, che erano sulle sue tracce da tempo, alle 23.15 circa, ora locale, a bordo di due elicotteri stealth, invisibili ai radar, decollarono da Jalalabad (Afghanistan). Meno di quindici minuti dopo attraversavano il confine, entravano non visti nello spazio aereo pakistano e proseguivano il loro volo notturno seguendo l’accidentato profilo collinare del terreno della zona praticamente disabitata. La loro meta era il vicino sito di Abbottabad dove erano sicuri di avere individuato il nascondiglio di Bin Laden.

Benché le azioni del Devgru (Seal Team Six) siano tutelate dal segreto militare, stavolta, anche per la necessaria chiarezza di fronte all’opinione pubblica su un’operazione tanto vitale e pericolosa, si è scelto di divulgare un certo numero di informazioni sulle persone, i mezzi e i metodi utilizzati. E qui s’impone qualche notizia in più, come riportato sul libro a proposito di questo corpo speciale statunitense. «Si ritiene che il Devgru sia suddiviso in sei squadron: quelli denominati Gold, Blue, Silver e Red sono team d’assalto, il Black svolge compiti di ricognizione e sorveglianza (Reconnaissance & Surveillance Team), mentre il Gray è specializzato in operazioni marittime. La gamma di missioni in cui possono essere impiegati comprende quelle per il salvataggio e l’estrazione di personale/ostaggi, l’infiltrazione segreta in aree internazionali ad alto rischio e le incursioni preventive antiterrorismo per recuperare o eliminare obiettivi di elevato valore».

Quaranta minuti più tardi l’operazione Neptune Spear (questo era il suo nome in codice), con sul terreno solo ventiquattro uomini del Seal Team Six, si concludeva con l’uccisione di Bin Laden. Ma quei fatidici quaranta minuti avevano sulle spalle una faraonica preparazione che era incominciata tanti anni prima.
Semplice e rapida nella sua fase di esecuzione, si era avvalsa di teste e cervelli per concepirla e di buona parte delle risorse nazionali americane per riuscire a portarla a termine. Più di dieci anni di lavoro d’intelligence che hanno visto una capillare raccolta dati e una minuziosa analisi delle informazioni. L’autore e gli illustratori di questo testo, per ricostruire i fatti si sono avvalsi di fonti irrefutabili quali le oltre 880 pagine del rapporto della commissione pakistana sui fatti di Abbottabad (Pakistani Abbottabad Commission Report), la versione individuale e le interviste rilasciate dall’ex Seal Mark Owen, e della messe di informazioni dettagliate sull’operazione Neptune Spear fornite nel 2011 ai produttori e agli sceneggiatori del film Zero Dark Thirty (Stati Uniti, 2012).

L’operazione Neptune Spear è stata ripercorsa fino in fondo in modo facile e dettagliato valutando anche l’impatto geopolitico e simbolico che doveva raggiungere per l’America tutta. Si analizzano le origini e la formazione di Bin Laden, con la sua distorta dottrina religiosa sociale, le immense ricchezze dell’uomo e dei suoi occulti finanziatori che gli permisero di far aleggiare sul mondo una cortina di orrore, avvalendosi anche dell’impatto propagandistico dell’uso dei media (sistema ripreso e largamente sfruttato, e forse perfezionato oggi dai suoi seguaci dell’Isis, vedi anche i sanguinosi fatti più recenti) e la sua finale strategia di ordini e comunicazioni tramite solo corriere - che mi ricorda paurosamente i pizzini dei mafiosi.

Si racconta della lunga caccia all’uomo, dalle diverse opzioni prese in considerazione prima di decidere cosa e quando fare, dopo aver scoperto il nascondiglio di Bin Laden, la murata fortezza che si era fatto costruire a Abbottabad e, minuto per minuto, tutte le fasi del raid. Forse l’azione militare più sofisticata della storia, per la quale furono impiegate tecniche e sistemi d’arma completamente innovativi.
La minuziosa narrazione dell’impresa è affiancata da tavole a colori e ricostruzioni in 3D appositamente commissionate, fotografie e mappe.

Ora per forza qualche notizia sull’autore e gli illustratori del libro: Peter F. Panzeri Jr. è un veterano decorato e un ufficiale di reparti da combattimento. Ha insegnato presso la United States Military Academy (Usma) di West Point, la Royal Military Academy (Rma) di Sandhurst (Gran Bretagna), l’Infantry School e l’Intelligence School dell’US Army, oltre a organizzazioni ed enti militari di tutto il mondo.

Johnny Shumate vive a Nashville, Tennesse, dove lavora come illustratore freelance. Ha cominciato la sua carriera nel 1987 dopo la laurea conseguita alla Austin Peay State University. Gran parte delle sue tavole sono realizzate con Adobe Photoshop, impiegando un monitor Cintiq. Gli artisti che lo hanno maggiormente influenzato sono Angus McBride, Don Troiani ed Eduard Detaille. Shumate ha realizzato per questo libro l’illustrazione di copertina e le tavole di azioni militari.
Alan Gilliland, nato in Malesia nel 1949, ha studiato fotografia, cinema e architettura, lavorando come fotogiornalista e fumettista. Ha inoltre trascorso 18 anni nel settore della grafica quale editor del The Daily Telegraph, vincendo molti premi fra cui numerosi Uk Press Awards. Oggi scrive, illustra e pubblica narrativa, oltre a svolgere l’attività di illustratore per varie case editrici. Per questo volume Gilliland ha realizzato le tavole contenenti viste aeree.

di Patrizia Debicke van der Noot

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