Magazine Venerdì 3 aprile 2015

Bellezza. La Cenerentola a fumetti che fa pensare

Bellezza: la copertina del graphic novel
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Magazine - Lo sceneggiatore e fumettista Hubert Boulard e Kerascoët (pseudonimo della coppia di disegnatori Sébastien Cosset e Marie Pommepuy) danno vita ad una lunga storia a fumetti che realizza un’appassionata metafora che vale la pena essere esplorata. La Bao Publishing con Bellezza (144 pp, 21 Eu), ha raccolto in un prestigioso volume, bello da tenere tra le mani prima ancora che sfogliarlo, un’opera pubblicata tra il 2011 ed il 2014 in Francia e Belgio.
La veste Italiana è elegante, molto ben impaginata. Estremamente curata. Bella. Un volume che invita ad esplorarlo e che poi, scoperto, non tradisce le attese.

Bellezza racconta di Baccalà, una ragazza goffa e brutta, da sempre vittima di angherie e dispetti da parte dei suoi concittadini, reietta perché diversa, maltrattata per come appare, amata solo da chi riesce a guardarla davvero.
Il suo nome stesso è simbolo del trattamento a lei riservato, un dispregiativo guadagnato a causa del suo aspetto e del lavoro - pulisce il pesce - a cui è costretta dalla matrigna. Le premesse alla Cenerentola, nelle quali era facile cadere, vengono esasperate da subito dagli autori che utilizzano l’affrancamento da una vita da reietta - merito di una fata liberata da un sortilegio - non come soluzione finale ma come prima tappa di un viaggio che costringerà la protagonista e il lettore ad interrogarsi sul concetto stesso di Bellezza declinato al femminile.

Baccalà muta agli occhi di chi la vede, diventa Bellezza, ma non avrà il destino, citando Pretty Woman, di «quella Gran Culo di Cenerentola» perché la sua conquistata beltà non è preludio al vissero tutti felici e contenti. L’avvenenza donata non la trasforma, ma è una sorta di velo capace di stregare chiunque incontri, perché la bellezza, si sa, è negli occhi di chi guarda. Il suo rapporto con gli altri cambia, ma non migliora. Dove prima c’erano angherie e dispetti adesso albergano desiderio, lussuria, gelosia, invidia, dolori che le piovono addosso improvvisi e con una violenza alla quale non era preparata, perché le persone che non rispettano chi è diverso, non sanno neppure gestire la bellezza.

Nella condizione della protagonista non c’è nulla di fiabesco ma una profonda analisi di come le donne vivano il nostro presente, nel quale l’apparire conta più dell’essere e dove spesso la bellezza è vissuta come una colpa e non come un dono: qualcosa da desiderare, invidiare, odiare, se non domata. Spesso una donna affascinante viene sottovalutata, viene giudicata solo per quello che è come fosse un oggetto, qualcosa da collezionare senza il minimo senso di colpa.

Per Bellezza questo stato dura il tempo di fuggire dal suo villaggio per scoprire che il suo dono, una maledizione, è anche un’arma terribile, capace di sottomettere regni e costringere gli uomini alla guerra nella quale sangue e brama di potere si rincorrono come nell’Iliade di Omero.
Bellezza vive il suo stato come una maledizione che subisce a lungo senza saperla gestire prima di emanciparsi, di trovare il suo equilibrio; quando la bellezza percepita diventa bellezza interiore nulla le è precluso. La Bellezza resta effimera se lasciata sola a se stessa.

Il libro scorre senza difficoltà, sebbene denso di tavole ed eventi. I disegni sono semplici, essenziali, da scoprire, ed il colore, ruggine che si alterna al bianco e nero, evidenzia i dettagli. Disegno e stile sono al servizio della storia e un tratto essenziale rende l’azione più concitata, il ritmo serrato e il messaggio più intenso.
Un volume interessante, una lunga allegoria che rimanda a come la Bellezza sia vissuta, percepita valorizzata e allo stesso tempo umiliata. Impossibile non vedere in essa i tratti di una società che se ha fatto dell’emancipazione femminile un manifesto, dall’altro continua a parificare le donne senza riconoscerne le straordinarie differenze, a trattarle per quel che appaiono prima di quel che sono capaci di realizzare; perché la bellezza senza Bellezza è come il quadro di Dorian Gray: un’immagine, un’illusione dietro cui nascondere i vizi peggiori.

di Francesco Cascione

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