Magazine Venerdì 6 dicembre 2002

Flusso

Scrivere tutto come viene alla mente, tutto, senza filtri, senza neanche "pensare" a quello che si sta scrivendo, ma scriverlo e basta, in una sorta di esercizio zen, o qualcosa del genere. Il problema è che se cerco di scrivere il mio "flusso di coscienza" (tanto per dargli un nome), temo, che questo si interrompa, o che cambi in quanto smascherato, in quanto non più pensiero, ma scrittura. Bisogna che la trasformazione da pensiero a scrittura avvenga senza che il pensiero se ne accorga: come in questo esatto momento: io dovrei scrivere quello che sta avvenendo nella mia mente, dovrei scrivere le parole che questa partorisce di secondo in secondo, e non dovrei scrivere che dovrei scriverle: questo è uno dei primi problemi da risolvere. Già, ma come? Dovrei scrivere col pensiero, direttamente, come se fosse facile.

Il passaggio dalla mente alle mani trasforma, anzi, cambia, stravolge completamente il risultato scritto, che non è più un pensiero libero e svolazzante, come una farfalla, ma una sorta di prodotto finito, come una bottiglia di birra, già elaborato, pensato una volta di troppo per essere esattamente un "flusso di coscienza". Come fare allora? Non lo so. Forse non dovrei pormi il problema, forse dovrei continuare a scrivere finché non smetto di scrivere di scrittura e comincio a scrivere "il flusso…", anche se potrebbe non accadere mai, potrebbe trasformarsi tutto in un serpente che si morde la coda, potrebbe ma non trovo alternative, oppure dovrei alzare gli occhi dalla tastiera del computer portatile e guardarmi intorno… alzo gli occhi… sono sul terrazzo di una casa, a Genova, non è casa mia, è una giornata strana, con troppe aspettative, c'è una brezza lievissima ma piacevole, c'è il sole e il cielo è azzurro, è mattina, non presto, è estate… ma neanche così funziona… o forse si… perché sto scrivendo? Perché no… Quella dello scrivere è una forma di presunzione? Forse… e allora? Dov'è il problema? Il problema è che così si ammette che ogni scrittore è presuntuoso per il solo fatto che scrive… Forse, e allora? E allora niente, constatavo un fatto, forse evidenziavo una verità, anzi è sicuramente una verità… no, non è vero, non è neanche una verità, sono sprovvisto di verità… Ma è un problema? No, non so, forse, è importante rispondere a questa domanda? Si, forse, non lo so, boh… A chi interessa quello che scrivo? Non lo so, ma non è questo il punto… ma allora qual è il punto? Non lo so, è probabile che non esista un "punto", è probabile che sia un falso problema… andiamo avanti, no, meglio, andiamo a vedere che cosa succede in giro per Genova… meglio sì… in fondo pensano che sia qui per questo…

E questo è tutto quello che riesco a scrivere? Ma bene, ma bravo, bello sforzo, veramente… un capolavoro, un bel capolavoro del cazzo… In fondo sono unicamente uno scrittore in crisi, bloccato? Può darsi, si può darsi. Ma un benzinaio in crisi ha i miei stessi problemi? Non penso: un pieno di benzina è sempre un pieno di benzina, anche se il benzinaio è in crisi, ma il benzinaio non è bloccato, si può bloccare la pompa di benzina, ma quando mai il benzinaio. Io invece sono bloccato, non riesco più a scrivere, io sono la pompa di benzina rimasta vuota. Sono ormai tre anni che lavoro al mio terzo romanzo, ma non succede niente: la pompa di benzina non è solo vuota, è rotta. Irrimediabilmente, forse. E c'è un colpevole per questa cosa? Forse.

di Donald Datti

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