Magazine Giovedì 5 dicembre 2002

Sento di poterla amare

Magazine - Io non viaggio molto, non vado in molti posti, ma ogni giorno mi muovo per una manciata di chilometri, poca cosa, il tempo di salire nel buio su un treno pieno di corpi addormentati e via.... sempre così, tutti i giorni.

Eppure, io non so perché, ma vi posso assicurare che ciò che vedo non mi stanca mai; come se ogni giorno avessi un appuntamento importante, a cui mi preparo con la dovuta cura, mentre i binari scorrono sotto il mio sedile. E ogni volta, che ci crediate o meno, quando la vedo, è la stessa emozione, una fitta al diaframma, tra commozione e ammirazione. La prima volta che l'ho incontrata, che me l'hanno presentata, mi mancò il coraggio, quasi a vergognarmi, a volermi scusare di non essere abbastanza attraente, così insignificante, dai lineamenti provinciali.

La guardavo timidamente, ma con colpevole curiosità, come si guarda qualcuno di cui si abbia la percezione di una nascosta sofferenza, ma che abbia trovato l'andatura sicura e arcigna da mostrare apertamente, per poi ricadervi dentro appena spenti i riflettori; e io ancora ad abbassare lo sguardo per la mia vita comoda e viziata fra panni tiepidi e pochi rischi.

Il primo giorno fui costretta a stare zitta e osservarla, nel suo corpo apparisciente, il suo abito elegante. Poi le chiesi di poterla amare, perché io la sento vicina lei non lo sa, ma ci somigliamo, io la posso amare, io so amare quel suo strano cuore tumefatto, il suo odore: sotto profumi raffinati, un sapore molle di malattia. All'improvviso sento il bisogno di sfuggirle, per non piangere con lei, e tornare ad appassire con la testa piegata nel suo largo grembo, per tornare il giorno dopo a baciarla, sul corpo lungo, distesa e scomposta, illuminata dal sole. Che mi crediate o no, non mi stanco mai di guardare Genova.

Karen Carboni

di Donald Datti

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