Magazine Mercoledì 25 marzo 2015

Empatia: «Il dolore degli altri mi fa soffrire»

Empatia
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Magazine - Buongiorno,
sono una ragazza di vent'anni e mi rendo conto che il mio problema non è poi così grave rispetto a quello di molti altri. il fatto è che è molto tempo che tento di risolvere questo problema da sola, oppure chiedendo opinioni altrui, ma sento di non riuscire a comprenderlo e a risolverlo per davvero.

A livello generale posso dire che ho un grande problema nel gestire le emozione negative degli altri; io sono piuttosto calma e quando sto male so come comportarmi affinché io possa stare meglio, ma lo stesso non accade con gli altri.

Il problema è diventato meno fastidioso, perché ho imparato che quando una persona sta male spesso è sufficiente lasciarla parlare senza caricarsi addosso la responsabilità di farla stare meglio; però la mia vita quotidiana è spesso complicata quando percepisco la rabbia, lo stress e il disagio altrui.

Quando ero piccola mia madre, di fronte a me, non era capace a controllarsi, perciò l'ho spesso vista urlare e piangere per lo stress. Tuttora è sempre arrabbiata con il mondo, si lamenta senza cercare di cogliere gli aspetti positivi di ciò che le si presenta di fronte. E il fatto è che ci sono molte persone attorno a me che esprimono aggressività e negatività sotto varie forme: dalla persona che urla in macchina contro gli altri automobilisti a quella che si lamenta perché non si sta divertendo alla festa; dalla persona che mi risponde male, a quella che mi riversa i suoi problemi addosso come un fiume in piena.

Ho tentato di allontanarmi dalle persone più nocive, ma mi rendo conto che il copione torna a ripetersi attraverso attori diversi, che recitano sempre lo stesso ruolo. Sento quindi che, finché non sarò in grado di convivere con tutto questo, continuerò a dover necessariamente avere a che fare con persone e situazioni del genere.

Spero di aver esposto il mio problema in modo chiaro.
Grazie,
Alice



Buongiorno Alice,
la ringrazio di aver scritto, e la ringrazio anche perché la sua storia ha delle implicazioni che vale la pena di approfondire, per poter essere utile anche ad altre persone che sperimentano una situazione simile alla sua.

Per come lo ha esposto, è molto probabile che il suo problema sia il risultato dell'unione di (almeno) due grandi motivi: uno è relativo al suo carattere che, evidentemente, è molto empatico, ovvero molto sensibile e in sintonia con le emozioni altrui; l'altro è di tipo relazionale, e deriva dalla sua storia familiare.

Presumibilmente la sua capacità empatica la rende molto sensibile agli stati emotivi delle persone con cui viene in contatto e che lei fa immediatamente suoi. Specialmente quando sono espressi in maniera intensa (questo è tipico dei sentimenti negativi).
Lei condivide, o meglio, vive di riflesso, automaticamente, le emozioni (negative) degli altri, un po' come fa una spugna, che assorbe ciò con cui viene a contatto. Già questo potrebbe essere un motivo di sofferenza.

Inoltre, proprio per le sue esperienze acquisite nelle sue relazioni familiari, lei è portata a sentirsi in colpa se non riesce ad aiutare le persone (in primis sua madre) quando sente che stanno male.

In tutto questo non ci sarebbe niente di male, se non fosse che lei è, ed èdiventata, molto, anzi troppo, sensibile agli stati negativi degli altri, in un periodo storico in cui c'è la tendenza (anche nei media) a esprimere e sottolineare in maniera esagerata le proprie manifestazioni di disagio.

Ma sapere come mai ci si sente così non significa che allora le cose cambieranno.
Serve, semmai, sapere cosa fare per incominciare a farle cambiare.
A questo punto però, proprio per la delicatezza degli argomenti, molto intimi e personali, non mi sento di andare oltre nel parlare di lei.

So che ci sono molte persone che come lei, soffrono più del necessario senza che questa sofferenza sia, almeno, utile per il benessere di altri.
Anzi, spesso può persino capitare che questa nostra sofferenza sia ancora più intensa di quella provata dalle persone per le quali ci dispiaciamo.

Se questa è l'intrpretazione più giusta del suo stato e del suo malessere, mi permetto di suggerirle di prendere seriamente in considerazione l'affidarsi a uno Psicoterapeuta di sua fiducia, che la accompagni e la guidi in un percorso, non tanto alla ricerca delle cause del suo malessere, quanto alla scoperta di soluzioni che le permettano di utilizzare le sue risorse per riuscire a vivere meglio le sue relazioni senza venirne sopraffatta.

Perché ognuno di noi fa già la sua bella fatica nel tentativo di riuscire a vivere al meglio la propria vita. E per vivere bene la nostra vita a volte può essere bello essere d'aiuto al prossimo, ma senza vivere nel riflesso della vita degli altri.
Buona Primavera.

di Marco Ventura

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