Concerti Magazine Mercoledì 27 novembre 2002

L'eccezione

Questo L’eccezione è senz’altro il disco più complesso ed elaborato di Carmen Consoli. Ometto volontariamente l’aggettivo bello perchè tradirebbe un giudizio di valore che preferisco non esprimere, lasciandolo alle orecchie ed al cuore di chi ha ascoltato o ascolterà questo disco. Dodici tracce più una nascosta per meno di 45 minuti di musica dove Carmen Consoli capitalizza e fa fruttare in maniera intrigante l’evoluzione dell’ultimo disco e il successo che ne è conseguito. Si va dalla orecchiabile ma manieristica L’eccezione, title-track che richiama fin troppo esplicitamente atmosfere da ultimobacio, alla scioccante Matilde odiava i gatti, cupa e cattiva come ci si aspetta dalla cantantessa, con il suo ritornello in 7/8 e cantata anche in inglese come ghost track.

Se qualcuno vi ha detto che questo disco è una copia carbone ad uso commerciale del precedente Stato di necessità non credetegli: o parla in mala fede o non lo ha ascoltato. Certo, se vi aspettate da Carmen Consoli un disco di un’altra autrice, sarà difficile che possiate vedere esaudite le vostre aspettative. Ma se, come il sottoscritto, vi aspettate che ad ogni nuova produzione di un artista corrisponda un qualche tipo di evoluzione (e non uno stravolgimento) nel rispetto di un’identità musicale - che nel caso di Carmen Consoli è più di un semplice luogo comune – sarete soddisfatti.

Carmen, con i suoi musicisti, sperimenta: nei tempi, con visite discrete e precise alla galassia dei dispari; nella strumentistica, con fiati, ottoni, hammond, piani elettrici e synth là dove servono; nei testi, con il drammone matrimoniale a rovescia di Fiori d’arancio, nella trasposizione musicale di Masino, nelle considerazioni sulla situazione femminile in Eppur si muove; nelle atmosfere, fatte di bossa nova, di batuffoli musicali piacevolemente jazzy, di rock quando serve.
Che dire poi della sua capacità di gestire i testi? In una cultura musicale imprigionata dai vincoli di battere-levare che costringono al ricorso massicio a parole brevi ed omologate, Carmen Consoli riesce a dire quello che vuole, con le parole che vuole, modellando la melodia come preferisce come pochissimi altri sanno fare in Italia.




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