Mostre Magazine Venerdì 6 marzo 2015

Biennale d'Arte 2015. I futuri del mondo a Venezia

di
Mutu - Bird Flew

Magazine - I futuri del mondo sono in mostra a Venezia. Da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2015, ai Giardini della Biennale e all’Arsenale, è aperta al pubblico la 56. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo All the World’s Futures, diretta da Okwui Enwezor e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

La vernice è fissata per i giorni giorni 6, 7 e 8 maggio, la cerimonia di premiazione e di inaugurazione per sabato 9 maggio 2015.

La mostra è affiancata da 89 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 5 i paesi presenti per la prima volta: Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico, Repubblica delle Seychelles. Altri paesi, invece, tornano dopo una lunga assenza: Ecuador (1966, poi con l’IILA), Filippine (1964), Guatemala (1954, poi con l’IILA). Anche in questa edizione la Santa Sede parteciperà con una mostra allestita nelle Sale d’Armi, in quegli spazi che la Biennale ha restaurato per essere destinati a padiglioni durevoli.

Il Padiglione Italia in Arsenale, organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la PaBAAC - Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee - è curato quest’anno da Vincenzo Trione.
44 gli eventi collaterali ufficiali ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni internazionali, che allestiscono le loro mostre e le loro iniziative in vari luoghi della città.

La mostra All the World’s Futures forma un unico percorso espositivo articolato dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, includendo 136 artisti (dei quali 89 presenti per la prima volta) provenienti da 53 paesi. Qui l'elenco completo degli artisti presenti alla Biennale Arte 2015.
159 sono le nuove produzioni realizzate per questa edizione.

«La Biennale che compie 120 anni procede, e anno dopo anno continua a costruire anche la propria storia, che è fatta di molti ricordi, ma in particolare di un lungo susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo». Così Paolo Baratta introduce l’edizione di quest’anno. «Oggi il mondo ci appare attraversato da gravi fratture e lacerazioni, da forti asimmetrie e da incertezze sulle prospettive. Nonostante i colossali progressi nelle conoscenze e nelle tecnologie, viviamo una sorta di age of anxiety. E la Biennale torna a osservare il rapporto tra l'arte e lo sviluppo della realtà umana, sociale, politica, nell'incalzare delle forze e dei fenomeni esterni. Si vuole quindi indagare in che modo le tensioni del mondo esterno sollecitano le sensibilità, le energie vitali ed espressive degli artisti, i loro desideri, i moti dell’animo (il loro inner song). La Biennale ha chiamato Okwui Enwezor anche per la sua particolare sensibilità a questi aspetti».

«Okwui non pretende di dare giudizi o esprimere una predizione», prosegue Baratta, «ma vuole convocare le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. Una mostra globale dove noi possiamo interrogare, o quanto meno ascoltare gli artisti provenienti da 53 paesi, e molti da varie aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. Questo ci aiuterà anche ad aggiornarci sulla geografia e sui percorsi degli artisti di oggi, materia questa che sarà oggetto di un progetto speciale: quello relativo ai Curricula degli artisti operanti nel mondo. Un Parlamento dunque per una Biennale di varia e intensa vitalità».

Tra le fonti di ispirazione per la Mostra di quest'anno, il programma di eventi dedicato al Cile dalla Biennale 1974, nel periodo immediatamente seguente il colpo di stato con cui, nel 1973, il governo di Salvador Allende era stato rovesciato dal generale Augusto Pinochet. «Quel programma di eventi dedicato al Cile e contro il fascismo incide la nostra recente memoria come una tra le più esplicite prese di posizione con cui un’esposizione della statura della Biennale Arte abbia non solo reagito, ma abbia anche coraggiosamente tentato di condividere il proprio palcoscenico storico con il contesto politico e sociale contemporaneo», spiega Baratta. Quest'anno, in risposta a quell’episodio così significativo e alla ricca documentazione che aveva generato, la 56. Esposizione Internazionale d’Arte presenta: l'Arena, uno spazio attivo nel Padiglione Centrale dei Giardini dedicato a una continua programmazione interdisciplinare dal vivo. Il cardine di questo programma è l’imponente lettura dal vivo dei tre volumi di Das Kapital di Karl Marx (Il Capitale), con la regia dell’artista e regista Isaac Julien: per i sette mesi di apertura dell’Esposizione la lettura dal vivo sarà un appuntamento che si svolgerà senza soluzione di continuità».

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