Magazine Mercoledì 4 marzo 2015

Il signore del fuoco, noir incendiario dalla Norvegia

Fiamma
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Magazine - Ho conosciuto quest’anno al Nebbia Gialla 2015, Torkil Damhaug (nato nel 1958 a Lillehammer) un uomo brillante, che parla perfettamente inglese e francese e che ha saputo subito farsi apprezzare durante il primo incontro con il pubblico italiano.
La sua breve biografia recita che è norvegese e medico. Ha studiato letteratura e antropologia presso l’Università di Bergen e medicina presso l’Università di Oslo. Ha prestato la sua opera come medico nelle isole Lofoten e in istituti psichiatrici della contea di Akershus. In letteratura ha debuttato nel 1996 con il romanzo Flykt, måne.

Ildmannen - Il signore del fuoco (Atmosphere libri, 2015, 492 pp, 16 Eu; traduzione dal norvegese di Lucia Barni) è il suo sesto romanzo e ha vinto il Rivertonprisen nel 2011. I suoi libri sono pubblicati anche in Germania. È stato nominato al Premio Glass Key Nordico.

Qualche parola sulla trama del Signore del fuoco: 2003, una serie di incendi dolosi mette sulle tracce di un pericoloso piromane assassino, Il signore del fuoco, il commissario di polizia Horvath e il suo amico, il giornalista Dan Levi. Contemporaneamente Karsten, studente di buona famiglia (iscritto all’ultimo anno delle superiori, introverso ma un matematico quasi geniale, legatissimo a Synne, tredicenne sorella minore con problemi di salute), si innamora di Jasmeen, compagna di classe pakistana. Non s’ha da fare e infatti la famiglia musulmana della ragazza si mette di mezzo, cerca subito di troncare la relazione, minacciando lui e segregando lei. Ma Adrian Wilkins, il loro giovane supplente di storia, difende Kartsten, si fa suo paladino, lo aiuta a rivedere Jasmeen.
Improvvisamente Karsten scompare una sera a Pasqua senza lasciare traccia e subito dopo il pauroso susseguirsi di incendi dolosi si ferma. Era lui il piromane?

2011, Oslo. Sono passati otto anni da quando Karsten è scomparso in circostanze misteriose, ma sua sorella Synne, non si dà pace. Vorrebbe scoprire cosa sia successo quella sera, soprattutto perché di quella maledetta notte, in cui è finita sotto choc all’ospedale, non ricorda più nulla. Chi era l’uomo che l’ha riportata a casa con i vestiti sporchi di sangue, ma di sangue non suo? Le sue ricerche scoperchiano il vaso di Pandora, scatenando la paura e la ferocia del piromane che, costretto a fare il vuoto dietro di sé colpisce alla cieca, disposto a eliminare ogni indizio che potrebbe tradirlo. I tarocchi hanno parlato e lui deve portare avanti il suo folle percorso di vendetta che viene da lontano, in tutto il suo orrore.

La forzata convivenza e il conflitto tra culture - in questo caso non si può dire tra religioni, perché mentre la famiglia di Jasmeen è musulmana praticante, quella di Karsten e Synne invece è agnostica - sono forse il tema più importante che fa da sfondo alla storia. Tema sul quale, secondo lo stesso Damhaug «siamo costretti a farci un’opinione, che ci piaccia o no». Tuttavia l’autore non giudica, né condanna. Scrive con obbiettività di un conflitto che esiste, che può portare all’aggregazione di bande di teste calde, convinte di proteggere la comunità, scatenando pericolose reazioni di rigetto.

Ma il romanzo scava a fondo anche in difficili rapporti umani familiari, nel lato oscuro delle persone dove è esile il confine tra bene e male, suggerendo spunti e ipotesi di riflessione. Niente può cambiare nella strada tracciata da colpe passate? Il male provoca il male?
A mio vedere, l’esperienza professionale dell’autore ha molto giovato alla costruzione di questo ottimo thriller noir psicologico che, nonostante le sue oltre quattrocento pagine, riesce a tenere avvinto il lettore. L’ambientazione è straordinariamente curata. Torkil Damhaug scrive bene, sa raccontare e i suoi personaggi ben costruiti sono credibili. L’intreccio funziona. Unico neo, un editing non impeccabile. Forse il libro avrebbe meritato di più.

di Patrizia Debicke van der Noot

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