Concerti Magazine Lunedì 2 marzo 2015

I Gang, dopo 14 anni il nuovo album Sangue e Cenere

Gang: la copertina dell'album Sangue e Cenere

Magazine - È uscito da pochi giorni, a quattordici anni dall’ultimo lavoro in studio, Sangue e cenere, il nuovo cd dei Gang, realizzato in crowdfunding con il contributo di 1186 coproduttori che ha superato abbondantemente i fondi necessari per le registrazioni, avvenute fra Sesta Godano, nell’entroterra spezzino, e gli Stati Uniti.

Con i Gang, si sa, è questione di cuore. Questione di riconoscere, nelle storie scritte e cantate dai fratelli Severini, le parole tante volte pensate, sentite, e magari mai espresse. Di condividere la parte da cui stare, se è quella di chi combatte, a vario titolo, per giustizia e libertà. Di mettere da parte pudori e timori e lasciar scorrere, senza limiti, sentimenti e passioni. E, magari, di saltare con una immaginaria chitarra in mano al ritmo del loro combat rock, inossidabile nello spirito come ai tempi di Tribe’s union, ed appena più raffinato nella forma, arricchito di aromi folk e soul.

Il disco, prodotto dal chitarrista Jono Manson e ricco di ospiti illustri, segna un ritorno in grande stile dell’inconfondibile stile Gang, declinato in una estesa gamma di variabili: dalle orchestrazioni per archi di Gli angeli di Novi Sad, dedicata ai tragici eventi bellici in Jugoslavia ed ai suoi ponti abbattuti, alla elegante confezione soul rock con tanto di hammond, sezione fiati e cori di Più forte della morte è l’amore, storia biblica di sacrificio e redenzione. Fino allo sfrenato rock’n roll, nutrito dalla sezione fiati di Bruce Springsteen, di Nel mio giardino, sfondo per una raccolta di immagini attinte alla parte più visionaria del vocabolario di Marino Severini.
Ma il tratto principale del disco sta forse nella sua natura di opera collettiva, ben rappresentata dalla popolata copertina, con tanti protagonisti dentro e fuori le canzoni a costituire un mondo in cui convivono sacro e profano, ingiustizie e riscatti, sopraffazione e voglia di combattere. Ci sono i migranti della toccante Marenostro, storia del grano, fuoco che torna al tramonto, pane spezzato alla fine del giorno; c’è il padre piegato da un lavoro nocivo ma capace di un commovente sguardo serale al figlio in Non finisce qui; i partigiani della Parma di Alle barricate; ci sono Fausto e Iaio, due ragazzi del Leoncavallo uccisi da estremisti di destra nel 1978. E c’è Nino, comunista capace di sognare e combattere, di fermare la mano che alza il bastone, ed essere Rivoluzione, contrapposto a chi del partito ha fatto un affare.

A dar loro vita, oltre alle evocative parole ed alle chitarre affilate dei Severini, un ricco palco da cui spiccano la possente sezione ritmica di Marzio Del Testa e Charlie Cinelli, le raffinate tastiere di Jason Crosby, l’apporto di Jono Manson a chitarre e cori, le steel guitars di John Egenes e, su due ballads, Ottavo chilometro e Mia figlia ha le ali leggere, la mitica fisarmonica di Garth Hudson della Band, che porta dalle parti di Macerata un pezzo di Big Pink.

Questione di cuore, il nostro ed il loro, che, come nei concerti, come una settimana fa all’Altrove di Genova, su Sangue e cenere trovano tanti motivi per battere insieme.

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