Magazine Sabato 23 novembre 2002

Attenti a non cadere

Dal 25 novembre al 17 febbraio, Maurizio Maggiani sarà protagonista, al Teatro Duse, di sei serate nelle quali racconterà la storia della seconda metà del ’900, secondo una sua personale visione. Questi i temi degli incontri: 25 novembre, La leggenda dell’anarchia; 9 dicembre, Valicare il Bracco; 16 dicembre, Vivere senza cervello; 27 gennaio, La storia non è gratis; 17 febbraio, Grande assedio della città di Tusla; 3 febbraio, Una vita con le mani. Orario di inzio: ore 20.30, ingresso 3 euro, abbonamento alle sei serate 12 euro
E in questi giorni è in libreria, fresco di stampa, l’ultimo libro dello scrittore spezzino, la raccolta di racconti “È stata una vertigine”. Qui di seguito la nostra recensione


Per parlare dell’ultimo libro di Maurizio Maggiani si possono scegliere due strade. La prima è quella della metafora musicale. È stata una vertigine, infatti, è una raccolta di racconti. Ma è anche un concept album. Ovvero uno di quei dischi dove le canzoni sono indipendenti l’una dall’altra, ma legate da una vicinanza tematica, di suoni e di ispirazione. Canzoni che raccontano storie diverse, ma che finiscono con il raccontarne, in definitiva, una. I tredici racconti di questa raccolta, infatti parlano di un uomo alle prese con l’amore.

Un amore che è una vertigine continua, conosciuta per la prima volta al cinema da bambino e proseguita attraverso le donne amate, gli abbandoni, i figli. Una vertigine che è anche la passione politica, il recupero di antiche speranze libertarie. È una Genova raccontata attraverso dei lampi di paesaggio, attraverso il nome di una via, la paura del luglio 2001. Il G8 entra tra le pagine del libro di sguincio, si intrufola, e non ne esce più. Diventa uno dei momenti più toccanti, più alti, più vertiginosi, appunto.

La seconda strada è quella del racconto. Bisognerebbe descrivere la vertigine che la lettura di questo libro provoca. Innanzitutto non si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una pagina scritta: la prosa è confidenziale, calda, intima. Ancora più che nei romanzi, risente dell’influenza della tradizione orale. Maggiani è un affabulatore, conosce l’arte di raccontare le storie. Un’arte che sa di antico, di serate passate di fronte a un camino o in una stalla prima che arrivassero la televisione e la radio. Oggi lui esercita quest’arte nei teatri, in televisione, nei libri, ma è sempre la stessa cosa. Forse è cambiato un po’ il pubblico, che è più smaliziato o più distratto. Sono cambiate anche le storie, che sanno di Nesquik, ed è cambiato magari anche l’amore, che adesso si fa più con il cellulare che con gli sguardi. Ma la vertigine di perdersi in una storia no, e quella, Maggiani, sa ancora come regalarcela.
di Donald Datti

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