Libri Magazine Mercoledì 18 febbraio 2015

Una donna murata viva. Chi è la Dama Rossa?

© Ben Raynal / Flickr.com

Magazine - La dama rossa (Mondadori, 2014, 228 pp, 16.50 Eu) è il romanzo di esordio di Giada Trebeschi che, per scrivere la sua romanzesca avventura, si è ispirata a un fatto realmente accaduto: il ritrovamento, nel 1933, di un misterioso scheletro in un palazzo baronale di Poggio Catino (Rieti).

Con una trama suggestiva, dopo averci riportato ai peggiori anni dell’era fascista con l’ignoranza, la violenza e la prevaricazione di obbligo degli squadristi, ci costringe a un intrigante tuffo nel lontano passato e, sulle tracce di un incredibile tesoro, a fare con un salto a piè pari per indagare sul mistero legato a un atroce delitto che risale alla borgiana Roma papalina del 1500, condita da intrighi, veleni e vendette.

Due righe sulla trama senza svelare troppo: 1938, Hitler sfida con protervia la comunità internazionale, l’implacabile spettro della guerra si avvicina e Mussolini sta emanando le cieche e discriminatorie leggi razziali. In questo contesto Letizia Cantarini, storica dell’arte, allieva prediletta del professor Argentini, docente emerito, spalleggiata da due colleghi, è stata incaricata di sovraintendere ai lavori di restauro di Palazzo Biraghi.
Dietro la parete della camera padronale, i tre scopriranno una stanza nascosta che contiene le ossa di una giovane donna murata viva più di cinquecento anni prima.

In una prima ricognizione esplorativa Letizia Cantarini rinverrà al fianco dei poveri resti, che denotano ancora tracce di tessuto rosso come la porpora, dei fogli. Ha appena il tempo di cominciare a studiare quelle carte (una sorta di diario che spiega il perché della condanna di quella misteriosa Dama rossa), che un gruppo di miliziani fascisti, guidati dall’affascinante Giulio de Risis, giovane capitano dei carabinieri, arriva per controllare i lavori. Sulla tavola della stanza segreta troveranno un enigmatico sonetto, una specie di sciarada con i versi estrapolati dalla celeberrima composizione di Cecco Angiolieri: S’io fossi foco... Cosa nasconde?

Il misterioso ritrovamento della Dama rossa ha scatenato l’interesse e la cupidigia dei vertici del fascio (persino il Duce). Tanto che la giovane donna e i suoi collaboratori appena cominciano a interpretare il significato del sonetto, si renderanno conto di aver portato alla luce qualcosa di infinitamente prezioso: un tesoro di incommensurabile valore. E un rubino (è sempre il rosso che conta) celato da secoli davanti a Mosé, sarà la chiave.

Più di duecento pagine, ravvivate dall’amore (immediato colpo di fulmine) di Letizia Cantarini per il bell’ufficiale dei carabinieri Giulio de Risis, trasformato nel suo indefesso paladino, intrighi, minacce, atrocità, misteri, inseguimenti, fughe, sparatorie, terribili uccisioni e continui colpi di scena. Sapore feuillettonisco da favola?
A voler cercare il pelo nell’uovo forse un po’ troppo semplicistica la suddivisione tra i buonissimi (gli antifascisti) e cattivissimi (fascisti) salvo un’eccezione, e a tratti un po’ convenzionali e fumettistici i vari personaggi, ma la storia tiene bene lo stesso, si fa leggere in poche ore e piacerà a un vasto pubblico di appassionati d’avventura.

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