Magazine Lunedì 9 febbraio 2015

James Salter, quella Perfetta Felicità sulle rive dell'Hudson

Una perfetta felicità, la copertina del romanzo di James Salter

Magazine - «Non era questione di vivere da soli, anche se nel suo caso era stato necessario. La libertà a cui alludeva era la conquista di sé. Non era una condizione naturale. Era prevista soltanto per chi fosse disposto a rischiare tutto per averla. Per chi era cosciente che, senza di essa, la vita si riduce a una serie di appetiti, finché un giorno non si hanno più i denti».

Con queste parole Nedra, protagonista insieme al marito Viri del romanzo Una perfetta felicità di James Salter, spiega alla figlia Franca, ormai adulta, l'importanza di raggiungere se stessi. «Devi andare più lontano di me. Lo sai. Con la tua vita. Devi diventare libera».

Una perfetta felicità (Guanda, 2015, 371 pp, 18.50 Eu, traduzione di Katia Bagnoli) approda adesso in Italia, ma è scritto e pubblicato negli Usa nel 1975 con il titolo di Light Years. Della stessa casa editrice, è anche Tutto quel che è la vita, pubblicato l'anno scorso, che vede il ritorno di James Salter (nato James Horowitz, quasi novantenne) al romanzo dopo oltre vent'anni. Dello stesso autore, nel 2006 viene pubblicata nel nostro paese la prima edizione di Un gioco e un passatempo (Rizzoli, collana Bur) scritto nel 1967. Salter è, inoltre, autore di racconti e sceneggiature.

Nedra e Viri appartengono alla borghesia newyorkese. Vivono con due figlie piccole in una villa vittoriana sulle rive del fiume Hudson. Organizzano cene dall'atmosfera raffinata, curano ogni dettaglio, la musica, il caminetto, il calore. All'apparenza, sfiorano la perfezione. Sarà anche reale? Ovviamente no. Così, al susseguirsi delle stagioni, il loro rapporto svela incrinature sempre più evidenti. Con il passare del tempo, affiorano sentimenti segreti e il desiderio, a volte più deciso, ma spesso incerto, di ricerca interiore.

Il libro si basa sui ricordi. Rappresentano una luce - in questo senso è significativo il titolo originale - nella vita che sfugge di mano, nella passione di coppia che svanisce. Ma il sogno dell'amore e del sesso resta impresso sulla pelle. Così Nedra e Viri, per trovare una via d'uscita, finiscono per distruggere quella perfezione così frustrante, che evidenzia le ambizioni negate, e la fragilità del loro apparire.

Accompagnandoli lentamente verso la realtà, ripenso alle parole del poeta americano Mark Strand. Nel suo volume intitolato Edward Hopper. Un poeta legge un pittore (Donzelli Editore, 2003), racconta il proprio universo di bambino, al di fuori dei soliti dintorni, osservato dall'auto dei genitori. Un mondo colto al volo, di passaggio, immobile, che «come il mondo nei quadri di Hopper, non ricambiava il mio sguardo». È quello che provo anch'io leggendo. Sin dalle prime pagine, cerco invano gli occhi dei protagonisti. Non guardano se stessi, quindi non guardano me.

Scelgo un'altra strada. Attendo i loro tempi. Mi colpisce come gli amici di Nedra e Viri, nelle famose cene, si sentissero protetti da ciò che credevano di vedere, ignorando l'essenza reale. Forse perché «viviamo nella menzogna, circondata da testimonianze che lo provano». Per scoprire gli sviluppi di questa nuova consapevolezza, basta leggere il libro.

Ho trovato la scrittura di Salter di una bellezza particolare, rara. La cura e la ricerca delle parole è meticolosa, si sente dall'inizio alla fine. Le frasi scorrono essenziali, sintetiche. La semplicità è la chiave di una narrazione così efficace. Descrive il fiume con il fiume e il fuoco con il fuoco. Non usa paragoni ad effetto. Per definire Una perfetta felicità, trovo un' unica definizione: è un romanzo meraviglioso.

di Geraldina Morlino

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