Magazine Sabato 31 gennaio 2015

Lars Kepler: «L'orrore dei nostri libri è reale». L'intervista

© FB Lars Kepler

Magazine - A quattro anni dalla pubblicazione in Italia de L’ipnotista, il personaggio di gran successo inventato da Lars Kepler, che poi è lo pseudonimo di Alexander Ahndoril e di Alexandra Cohelo Ahndoril, inossidabile coppia di coniugi svedesi, e, dopo altri tre romanzi collegati al primo (L’esecutore, La testimone del fuoco, L’uomo della sabbia), Longanesi pubblica il quinto episodio di questa saga noir nordica dal titolo: Nella mente dell’ipnotista, un thriller molto duro e incisivo.

Sempre narrazione al presente e trama serratissima che riporta in primo piano Erik Maria Bark, l’ipnotista, il protagonista cult del primo e famoso romanzo della coppia, tradotto e letto in 35 paesi. Ma stavolta Bark è coinvolto in un gioco pericoloso, forse più grande di lui e che rischia di travolgerlo, perché un mostro, uno spaventoso killer, sta terrorizzando Stoccolma e continua a uccidere implacabilmente giovani donne. Il commissario di polizia Margot Silvermann chiede il suo aiuto per ricostruire i particolari dell’ultimo delitto e Bark scoprirà che, in un certo senso, è legato al suo passato. La morte colpisce ancora. Solo Joona Lina può aiutarlo. Riusciranno a fermare la mano assassina pronta a uccidere ancora implacabilmente?

Alexander Ahndoril e Alexandra Coehlo Ahndoril sono una bella, giovane e simpatica coppia, vestita in modo informale, che il 30 gennaio - con il suo quinto thriller - ha aperto il Nono Festival Nebbia Gialla di Suzzara. Li ho incontrati all'Hotel Zara prima dell'evento d'inaugurazione della rassegna.

Benvenuti al Nebbia Gialla. Come vivete questo ritorno in scena dell’Ipnotista? E cosa ne dice il pubblico?

C’era molta attesa. Perché dopo il secondo, terzo e quarto romanzo, dove il protagonista era sempre e solo Joona Linna, tante persone che si erano affezionate ad Erik Barck chiedevano sue notizie, volevano sapere dove fosse finito. Li abbiamo accontentati con questa indagine, dove la polizia per scoprire le modalità di uno spaventoso delitto seriale deve ricorrere all’ipnosi. Era il momento e l’occasione giusta per riportare in scena Erik Barck e rimetterlo in squadra.

Avete dichiarato in un’intervista che “descrivete la violenza in tutto il suo orrore”. Certo che i cruenti accadimenti mondiali, che insanguinano network e pagine dei giornali degli ultimi mesi, rischiano di far apparire la violenza di Nella mente dell’ipnotista solo un antipasto prima dei quotidiani telegiornali.
Quanto la violenza riesce a calamitare i lettori e perché secondo voi?

Nella mente dell’ipnotista non è un libro per bambini. Le nostre descrizioni sono sempre molto crude ed esplicite in tutto il loro orrore piene di sangue e di spaventosi colpi di scena. Ma è una realtà documentata e confermata anche dalla polizia di Stoccolma e dagli esperti di medicina legale. Sappiamo che un buon thriller per interessare i lettori deve cercare di colpire a distanza la fantasia dei lettori in modo quasi voyeuristico. E riprodurre la violenza insita nella realtà dell’oggi, nei fatti di cronaca nera e nel fallimento di parte della società, portando il lettore ad assistere a situazioni estreme, spesso riesce a provocare una reazione liberatoria.

È reale questo clima perverso e noir svedese nelle vicende di Nella mente dell’ipnotista o nel libro domina la necessaria immaginazione legata alla fiction?

Non abbiamo il paraocchi e guardiamo con occhio critico noi stessi e il nostro paese. Esiste davvero un hotel con la stanza nascosta dedicata alle orge e i saturnalia, ma che convivono al fianco di una sana normalità. E comunque l’atmosfera del romanzo è esasperata ai fini della fiction, con un piede nella realtà e l’altro nella fantasia.

Alla fine anche in questo romanzo ci sarà giustizia, ma le strade della giustizia “Klepperiana” sono costellate di molte spine. Perché?

La trama deve sempre essere imprevedibile e costellata da continui colpi di scena e deve coinvolgere il lettore. Per far questo siamo costretti a maltrattare i nostri personaggi perché attraverso gli errori e la sofferenza raggiungeranno una sorta di purificazione. Ma comunque alla fine e in un certo senso la giustizia avrà sempre l’ultima parola.

La reazione dura e incontrollata della polizia nel vostro romanzo pare denunciare che oggi l’atmosfera in Svezia è diversa. Cosa è cambiato in questi ultimi anni in questo stato felice dove tutto girava come un orologio?

È vero. L’atmosfera è diversa. I socialdemocratici non sono più al governo. Ora comanda la destra. Tutto è più caro, la vita è diventata più difficile. Trovare un appartamento da prendere in affitto quasi impossibile. La criminalità è aumentata. Il peggio è accaduto e di conseguenza la polizia, quando ha paura, spara.

In questo vostro libro quasi tutti i personaggi si muovono e agiscono come superuomini. Soprattutto Joona Linna. Questa vostra scelta è influenzata dalla necessità di una narrazione cinematografica? Oppure?

Erik Bark è pieno di difetti, introverso, complessato, si fida solo delle sensazione della sua pelle, tuttavia nonostante tutto riesce a superare e vincere le sue paranoie. Joona Linna è molto diverso. Non beve, non ha un matrimonio fallito dietro le spalle. È un uomo di affetti solidi, un macigno che da sicurezza. Un superuomo forse no, ma certo qualcuno che si dedica agli altri con tutto se stesso, anche oltre i limiti fisici, quasi fosse una missione e, giustamente, i lettori fanno sempre il tifo per lui.

Una scelta influenzata dalla necessità di una narrazione cinematografica? Se si intende visiva e diretta sì. E la riteniamo importante al punto di provare sempre le armi e tutte le mosse di combattimento che descriviamo nei nostri libri.

Continuate a far soffrire tutti i vostri protagonisti, e in particolare Joona Linna che, dopo stavolta, per un po’ dovrà restare all’angolo. Ma nel 2010 mi avevate promesso otto episodi e, visto che siamo solo al quinto, senza togliere la suspence per i lettori, chi sarà l’eroe del prossimo, oppure come riuscirete a riportare in azione il vostro commissario con l’accento finlandese?

Joona Linna? Chissà? Forse ci riserverà qualche sorpresa. Magari riuscirà a condurre il gioco per interposta persona, facendo muovere dei burattini al suo comando.
E comunque a questo punto ci sentiamo di promettere dieci romanzi nel pieno rispetto della collaudata tradizione delle saghe giallo/thriller svedesi

Il vero titolo di questo vostro quinto noir è Stalker. E quindi nel libro si parla del reato di stalking. Quanto lo giudicate pericoloso?

Molto pericoloso e una minaccia incontrollabile. Perché in nessun paese la legislazione dispone di sufficienti armi per prevederlo e combatterlo. Sappiamo che uno stalker è qualcuno che con i suoi atteggiamenti e il suo comportamento persecutorio affligge un’altra persona perseguitandolo e provocando ansia, paura riesce persino a compromettere la sua vita quotidiana.

Purtroppo la polizia può intervenire solo nel caso di gravi incidenti, di delitti e, finché uno stalker non commette un reato, si trova con le mani legate I dati dimostrano che in Svezia il nove per cento della popolazione ha subito atti di stalking. E i dati dimostrano anche che le caratteristiche mentali di uno stalker sono le stesse di quelle di un serial killer. Alcune tra le più famose voci radiofoniche svedesi sono vittime di atti di stalking.

Anni fa sono stata oggetto di stalking (Ndr a parlare è Alexandra) l’ho scioccamente sottovalutato, sono stata seguita e aggredita dentro casa e mi sono salvata solo grazie a una durissima reazione di attacco che fortunatamente ha avuto successo. Questa spaventosa esperienza, al momento della stesura di Nella mente dell’ipnotista, mi ha consentito di descrivere in presa diretta le mie impressioni di allora.

di Patrizia Debicke van der Noot

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