Magazine Mercoledì 4 febbraio 2015

Non è stagione, il noir d'azione di Antonio Manzini

Scorcio di Aosta
© Guido Crolla / Flickr.com

Magazine - Eccolo là il libretto blu che si fa desiderare. Occhieggia in libreria. «Una volta ogni tanto, poteva anche sorridere. La vita poteva anche sorridere. E Rocco lo fece alzando la testa al cielo».

Mi piace l’attacco dell’aletta di copertina di Non è stagione (Sellerio, 2015, 315 pp, 14 Eu) di Antonio Manzini, che presenta egregiamente il protagonista Rocco Schiavone, vicequestore trasferito suo malgrado ad Aosta da Roma, che si ostina imperturbabile ad andare in giro sotto la neve con loden e scarpe Clarks. Sono belle e comodissime, gli do ragione, ma hanno un gravissimo difetto, non sopportano l’umidità: muoiono annegate.

Antonio Manzini si divide felicemente tra le sue multiformi attività e, cambiando cappello con disinvoltura, fa bene l’attore (ha interpretato poco tempo fa Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese), scrive sceneggiature e ora ci presenta un nuovo romanzo noir d’azione con il suo vice questore Rocco Schiavone, già protagonista di Pista Nera e La costola di Adamo, ma anche dei racconti nelle antologie poliziesche Capodanno in giallo, Ferragosto in giallo e Regalo di Natale, tutto pubblicato da Sellerio.
Anche in Non è stagione, il passato affiora di continuo tra le pagine, i ricordi sono sempre in agguato, lievi talvolta, ma ci sono e immalinconiscono inesorabilmente. Tenete presente che Rocco Schiavone sogna il tepore romano ma è ancora relegato ad Aosta e, ciliegina sulla torta, a maggio nevica. Una volta tanto che vedeva meno nero anzi era quasi allegro per l’arrivo della primavera. Sprofonda ipso facto nel più tetro malumore, ciò nondimeno dovrà farsi forza e superarlo perché qualcuno ha assolutamente bisogno di lui. E per riuscire a salvarlo bisogna dedicarsi giorno e notte, anima e corpo alle indagini, e lottare, contro tutto e tutti, ma soprattutto contro il pericoloso incalzare del tempo.

E quindi avanti, lancia in resta, «agendo di testa sua ad uccello di cane» come gli rinfaccia il giudice Baldi. Perché è scomparsa Chiara Berguet, brava studentessa, ragazza serena, normale, amata dai compagni e figlia di una nota e stimata famiglia di industriali, molto ricca. Per riuscire a trovarla Schiavone dovrà attraversare i confini dei quel mondo che collega criminalità e affari, racket e finanza. Un mondo omertoso, descritto troppo spesso sulle pagine dei giornali, difficile da smascherare, portare, accusare in tribunale e magari riuscire a condannare. Un mondo che tutti ben conosciamo.
Straordinari in scena il primo attore e i comprimari tutti. Indovinata la narrazione condotta su binari quasi paralleli con il punto di vista di Schiavone e di Chiara che attanaglia e intriga fino in fondo il lettore.

Dico bravo ad Antonio Manzini che ci ha dimostrato anche stavolta con abilità e grande savoir faire come si possa condurre e rendere molto coinvolgente e drammatica una narrazione gialla, senza mai sconfinare nell’impossibile.

di Patrizia Debicke van der Noot

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