Magazine Mercoledì 7 gennaio 2015

Come difendersi dallo stalking? «Ignorare il molestatore»

Magazine - Lo stalking è ancora sottovalutato, più se ne parla, più la parola si svuota di significato, mentre mai come oggi sarebbe opportuno imparare a riconoscere il molestatore e renderlo inoffensivo - benché a caro prezzo - il più presto possibile. Perché lo stalking strema, provoca depressione, riporta alla luce piccole patologie di cui ci si era liberati. E certo le donne lo hanno intuito - o visto accadere - per questo ci pensano il meno possibile e spesso minimizzano. Scrivo donne perché le statistiche sono precise: il 75% delle vittime è donna e il 77% degli stalker è uomo; c'è un 32% di casi di molestie di uomo su uomo e un 4% di donna su donna. A volte la persecuzione finisce con un femminicidio, spesso con esistenze psicologicamente annientate, per qualche tempo. Sempre troppo tuttavia. Il 10% delle donne uccise dal partner o da un ex sono state vittime di stalking per un anno e mezzo.

Quasi il 50% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale è stata oggetto di stalking (dati ISTAT). Con i mezzi più diversi: telefonate, sms e mail continue; appostamenti sul portone di casa, all’uscita della scuola o del lavoro; pedinamentisino a terrorizzare la vittima. Questa è la realtà, questi sono i motivi pernon sottovalutare i rischi.

Costanza Jesurum, psicoterapeuta di formazione junghiana che vive e lavora a Roma, ha scrittotante informazioni utili sulle molestie, sui modi di reagire, sulle storie di vittime nel suo Manuale antistalking (nuovo Melangolo, 88 pp., 10 euro).

Secondo Jesurum individuare lo stalker non è difficile, perché ha un comportamento innaturale, non ascolta, segue un percorso logico tutto suo, non sente il partner. «Per lo stalking che viene dalla relazione amorosa, il confine può essere labile,» spiega l'autrice, «ma ci sono altre forme plateali, come lo stalking verso le professioni di aiuto: avvocati, psicologi, medici, psichiatri, assistenti sociali...salta all'occhio, ti trovi il paziente la sera sotto casa. In alcuni casi, tuttavia, è palese anche nel caso di relazioni finite, magari dopo anni. Lei o lascia, lui - che aveva stampato tutti i suoi sms - li taglia a pezzettini e glieli fa recapitare per posta. È perturbante, a metà tra male nel senso di pericolo e malessere psichiatrico. Vedi un oggetto tagliato a pezzettini e hai il sentore che lui lo farebbe a te. Poi c'è quello che entra in casa e fa uno scempio o ti ammazza l'animale domestico, sono casi frequenti. Nei centri antiviolenza non si parla direttamente di stalking, ma di violenza domestica che degenera in persecuzione».

La prima cosa da fare, spiega Jesurum, è proprio rivolgersi a un centro antiviolenza - gli indirizzi sono in appendice al libro - ma è indispensabile anche mantenere un comportamento generale faticosissimo, ma efficace: ignorare il molestatore, cercare di non esasperarsi. Il molestatore vuole attenzione e ha spostato tutti i parametri: il fatto di non essere ignorato, benché respinto, per lui è un successo: «Sentirsi dire: Non voglio più vederti, è un trionfo che lo spinge a insistere. Se chiama dieci volte e all'undicesima la vittima - esasperata - risponde, lui più avanti, chiamerà dodici volte. Ignorare è difficilissimo, perché la tentazione di reagire è molto forte, sia per l'esasperazione, sia perché lo stalking trascina la vittima in una dinamica di sensi di colpa, risveglia in lei fantasmi di persecuzione che erano stati superati. Senza contare il problema cognitivo: ogni no pronunciato o scritto, per lui diventa un , mentre noi siamo abituati a essere capiti quando parliamo».

Ma quanto è pericoloso lo stalking? «Oggettivamente molto spesso non ha esiti pericolosi, benché sia stremante. Ma la gente spesso non si rende conto di quanto sia pericoloso, quando lo è davvero. Le forme gravi sono mortali. Molti dei femminicidi che leggiamo sui giornali sono preceduti da stalking».

Riassumere affermando che lo stalking è una manifestazione patologica ha senso? viene da chiedere all'autrice. «È una sintomatologia che può afferire a diverse diagnosi: per la maggior parte rimaniamo nei disturbi della personalità, molto più raramente si può parlare di disturbi psicotici».

Ma se i molestatori sono da curare, perché nel libro scrive che l'assistenza psicologica è utile per le vittime? «Mi piacerebbe scrivere una libro dedicato agli stalker» conclude Jesurum, «però è difficile che sia recepito al momento. Le vittime hanno due problemi: resistere a una vicenda molto lunga e usurante, anche se la si affronta insieme al centro antiviolenza, il legale e le forze dell'ordine; inoltre lo stalking è patogeno o tira fuori una situazione di depressione, perché non puoi usare il tuo territorio, non puoi fare la vita di sempre e, se hai una qualche storia di disturbo psicologico - per esempio attacchi di panico o tratti ossessivi - lo stalker te lo slatentizza».

di Antonella Viale

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