Magazine Martedì 6 gennaio 2015

Raggi di Luna. Sposi per un anno nel libro di Edith Wharton

Luna a Venezia
© Nick Moulds / Flickr.com

Magazine - Bollati Boringhieri ripubblica oggi Raggi di luna di Edith Wharton (2015, 272 pp, 16.50 Eu). Nata Edith Newbold Jones, ma conosciuta come Edith Wharton perché usò sempre e soltanto il cognome da sposata, la celebre autrice dell’Età dell’innocenza nacque a New York, il 24 gennaio del 1862.

Il suo primo best-seller, The House of Mirth (La casa della gioia) fu pubblicato nel 1905. Seguace letteraria di Henry James, con il quale mantenne ottimi rapporti e una fittissima corrispondenza, nel 1906 andò a vivere a Parigi, frequentando i più importanti circoli intellettuali dell’epoca. Durante la Prima Guerra Mondiale, i suoi articoli dal fronte contribuirono a convincere l’opinione pubblica americana della necessità di raggiungere le Forze Alleate. Si prodigò per l’accoglienza e il sostegno dei rifugiati e, anche per questo, nel 1916 ottenne la Legion d’Onore.
Nel 1921, il suo romanzo icona, L’età dell’innocenza, che fu un trionfo ed è stato tradotto in tutto il mondo, vinse il Premio Pulitzer.

Le sue opere hanno per scenario soprattutto l’universo privilegiato della buona società newyorkese alla quale apparteneva per diritto di nascita. Cresciuta in un mondo elitario e conservatore, quello della cosiddetta aristocrazia del denaro di New York, Edith Wharton tratteggia nei suoi romanzi le caratteristiche, i limiti, le contraddizioni e la forte chiusura sociale di quell’ambiente. Ci descrive i suoi personaggi come frivoli burattini sopraffatti dalle convenzioni tribali della loro gabbia dorata, vittime rassegnate a una frenetica e insulsa schiavitù fino alla morte. E anche l’incompiuto suo ultimo libro: Bucanieri, che narra le matrimoniali avventure inglesi di cinque giovani ereditiere newyorkesi, non sfugge alla tagliente lama della sua penna.

(La moglie americana del conte di Grantham di Downton Abbey, la famosissima serie televisiva inglese che solo in Italia ha avuto poco successo, ne è l’ideale rappresentante).

Edith Wharton morì in Francia a Saint-Brice-sous-Forêt nel 1937 e fu sepolta nel cimitero americano di Versailles.

Due righe per Raggi di luna: forse l’unico romanzo della Warthon che accompagna i suoi personaggi verso un abbastanza improbabile e melenso happy end. Nick e Susy Lansing prima di convolare a nozze hanno stipulato un patto: sposi per un anno o comunque resteranno assieme fino a quando il denaro dei regali di nozze e la generosa ospitalità degli amici consentirà loro di continuare la luna di miele. Poi, quando e se a uno di loro, capiterà una migliore occasione, l’altro si tirerà indietro. E tutto funziona perfettamente, almeno all’inizio, con a disposizione lo splendido sfondo di una villa sulle sponde del lago di Como, poi di un palazzo a Venezia con il lusso, le tenere passeggiate per le calli al chiaro di luna e tante altre mete mondane in vista, a portata di mano. E con nugoli di evanescenti e frivoli amici ricchi che sembrano solo pronti a facilitare la vita dei due novelli sposi. Tuttavia a guastare quel patto perfetto, quasi inossidabile, capita un quid imprevedibile: l’amore che si diverte a complicare le cose, a far pensare e a ridisegnare malignamente lo scenario della commedia sentimentale.

Ritroviamo in Raggi di luna, tutti gli ingredienti che insaporiscono i romanzi della Wharton: la critica impietosa alla sua buona società, con le storie d’amore sottoposte alle regole di un mondo ipocrita che però stavolta, o almeno pare, non riusciranno ad avere la meglio.

di Patrizia Debicke van der Noot

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