Weekend Magazine Lunedì 5 gennaio 2015

Psycho Walking Therapy, in cammino nella natura

Magazine - Conoscersi in mezzo alla natura. Conoscere e ascoltare il proprio corpo emotivo, troppo spesso inascoltato, a volte maltrattato, addirittura ignorato. Ascoltarlo con i piedi per terra, con la Psyco walking therapy. Con la Psycho walking therapy si diventa punti fermi per il proprio cambiamento nel momento presente, nel qui e ora.

Le metodologie utilizzate fondono le caratteristiche degli aspetti benefici del camminare in generale e del Nordic Walking in particolare (postura, respirazione, concentrazione, consapevolezza corporea), alle metafore del cammino, della meditazione e dell'integrazione corpo-mente-spirito.

Un approccio psico-ecologico-creativo supportato da tecniche psicoterapeutiche ad orientamento corporeo, immaginativo, transpersonale. Le tecniche utilizzate sono quelle della camminata consapevole legata al passo e al respiro, integrata alla percezione e alla integrazione del corpo nella natura attraverso i suoi elementi, aria, acqua, terra, fuoco che, in questo percorso, acquisiscono notevole valenza psicologica e grande potere trasformativo.

L'idea nasce alla dottoressa Elisabetta Baccanti, psicologa e psicoterapeuta, camminando lungo i sentieri del Monte Conero, dove il cammino diventa meditazione, il silenzio si trasforma in musica interiore da ascoltare, il movimento diventa opportunità di trasformazione psichica. Camminare diventa allora movimento consapevole e aiuta a trovare la propria strada. Iniziare da un viaggio esterno per affrontare il difficile compito del percorso di un viaggio interno e di un cambiamento.

Come sei riuscita a coniugare la psicoterapia tradizionale con un approccio corporeo e non verbale?

Mi sono accorta abbastanza presto dei limiti della psicologia così come veniva proposta. La sentivo un po' stretta e non mi ci ritrovavo, così ho iniziato un percorso di scoperta.
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel vedere nuovi posti ma nell'avere nuovi occhi, la celebre citazione di Proust, è stata la mia guida da sempre nella vita e nel lavoro. Ho iniziato ad ascoltare le mie passioni, cercando un modo per integrare quello che consideravo hobby con il percorso professionale.

Così ho iniziato ad inserire il disegno e la musica nel mio lavoro, perché consideravo la parola molto limitante e restrittiva rispetto al movimento emotivo che c'era dietro, una sorta di filtro. Mi sono guardata in giro cercando e creando percorsi stimolanti per avere sempre nuovi strumenti in mano da utilizzare e ogni volta mi si aprivano nuove strade possibili. Per anni ho lavorato con il non verbale, quindi considerando il corpo e la sua espressività ed espressione attraverso i colori, la musica, i suoni, il movimento, la drammatizzazione, il rilassamento e poi il reiki che mi ha aperto altri canali più "meditativi e spirituali". Finché per caso, (ma non per caso), sono arrivata a Milano e all'Integrazione Posturale Transpersonale, un massaggio del tessuto connettivo che si rifà al Rolfing e che integrando le tecniche di bioenergetica, gestalt, bodywork, trancedance, permette lo sblocco delle nostre corazze e il contatto con vecchie memorie corporeo sensoriali che permettono il cambiamento fisico-psichico attraverso la consapevolizzazione.

Il corpo è il libro, il racconto della nostra storia e lavorare con lui vuol dire rileggerne le pagine, ritrovare ricordi, sistemare tasselli di memoria al proprio posto, quasi un percorso autobiografico senza paura, ma con ascolto e accoglienza perché è la nostra storia, è il nostro corpo e non può farci del male. Chiede solo di essere ascoltato perché, se non lo vogliamo sentire, lui urla più forte attraverso la malattia. Da lì, ho avuto l'opportunità di integrare tutte le mie conoscenze partendo dal corpo con tutta la sua concretezza, con tutto il suo essere terra, essere materia. Sembrava la chiusura di un cerchio e invece è stata l'apertura di un nuovo modo di essere e di fare. A tutto questo aggiungo il mio profondo amore per la natura che ho sempre vissuto molto intensamente, tanto da fare anche la scelta di vivere in campagna e di stare con la campagna, per cui camminare nella natura era già nel mio essere. Incontro poi il Nordic Walking, che all'inizio mi faceva un po' ridere ma guarda questi come sono ridicoli a camminare con i bastoni! Poi li ho provati, perché la curiosità è sempre grande. È stata una scoperta.

Camminando con i bastoni mi sono resa conto di come il corpo mandasse segnali che chiedevano riconoscimento, di come si attivavano parti sconosciute, di come tutto permetteva l'ascolto del corpo nella sua totalità e l'ascolto di noi come corpo nello spazio. In questo caso, la natura, che ci accoglie e ci fa ritrovare i nostri contatti primordiali, originari. E passo dopo passo trovavo connessioni e associazioni con quello che già facevo in studio. Portare fuori dalla stanza il mio lavoro è stato abbastanza naturale.

A chi si rivolge la Psycho Walking Therapy?

Con la Psycho Walking Therapy si può lavorare a livelli diversi. Può essere un percorso di crescita personale per chi vuole intraprendere un viaggio di consapevolezza e quindi diventa un ascolto del proprio corpo, del proprio essere corpo e dell'essere corpo nello spazio/natura nel qui e ora. Può integrare il lavoro di chi sta affrontando un percorso più impegnativo, più psicoterapeutico, in cui la seduta in studio si può spostare all'esterno e il lavoro corporeo diventa confronto con il fuori. Persone che soffrono di attacchi di panico o di ansia legate allo stare in luoghi aperti, o persone che vivono problematiche corporee, psicologiche ma anche fisiche, ad esempio nella riabilitazione post traumi.

Percorsi che possono essere individuali e di gruppo, dove segue sempre il momento della verbalizzazione, del confronto, della consapevolizzazione. Il dare senso attraverso la parola a qualcosa che abbiamo già trasformato dentro di noi e che con la parola diventa nostro ufficialmente e condivisibile con gli altri. Un po' come mettere un nome a qualcosa che già esiste, a cui finalmente si dà voce e accoglienza.

Quando si lavora con il gruppo, in genere, si sta fuori mezza giornata o una giornata intera. Ho fatto anche weekend dove si approfondivano temi particolari utilizzando anche percorsi simbolici e qui il confronto diventa più intenso. Entrano in gioco anche dinamiche di gruppo e di confronto con l'altro. In un percorso terapeutico individuale le uscite si integrano con il lavoro per cui il momento o i momenti della camminata sono molto soggettivi e diversi ma sempre parte integrante del lavoro che si sta già svolgendo.

La Psycho Walking Therapy si può considerare una meditazione dinamica, è un momento in cui il camminare è muoversi fuori ma anche dentro. Muoversi con il contatto a terra, muovere le proprie energie, il proprio respiro. La nostra voce, il nostro immaginario, le nostre parti più profonde, il nostro silenzio, le nostre trasformazioni.

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