Magazine Domenica 28 dicembre 2014

Libriomancer di Jim C. Hines, nuova dimensione per l’Urban Fantasy

Magazine - Libriomancer di Jim C. Hines (Ponga Edizioni, 350 pp., 16 Eur) è un libro che, come un sasso gettato in un lago, coglie nel segno ma non si fema, sa coinvolgere e stupire i lettori in modo nuovo, una novità talmente forte da poter esser considerato una nuova dimensione per l’Urban Fantasy.

Anni fa un altro libro ha avuto lo stesso impatto, tanto da trascendere i lettori di genere per diventare mainstream: quel libro era Harry Potter e la pietra filosofale. Un confronto impegnativo ma che Libriomancer raccoglie senza timori.

Jim C. Hines è uno scrittore di successo oltreoceano che è arrivato in Italia per un prodigio; Luca Tarenzi - autore, traduttore e sognatore italiano - lo ha scoperto e la sua passione, come i falò partiti da Minas Tirit che hanno acceso i cavalieri di Rohan, è stata contagiosa. Libriomancer, primo testo della saga Magic Ex Libris, ha viaggiato dal Michigan fino a Brescia, dove la Ponga Edizioni ha avuto fiducia in Luca e dopo averlo scoperto, lo ha tradotto e pubblicato.

«Un salto quantico per la letteratura Urban Fantasy», ha detto Tarenzi a Lucca lo scorso novembre quando per la prima volta, in un convegno sulla letteratura di genere, ha parlato di questo libro. E. Aveva. Ragione.

Quella che anima il libro di Jim C. Hines è l’idea, semplice eppure rivoluzionaria come quella di arrivare in India viaggiando verso Occidente, di un mondo nel quale Gutenberg non fosse solo un inventore, ma un mago mediocre che ha un’intuizione che cambia la propria storia e quella del mondo. Se un oggetto può essere immaginato – per quanto impossibile, come una spada laser o un cacciavite sonico – esiste, e per averlo basta saperlo afferrare. L’immaginazione è magia, la magia crea oggetti reali, e un libro è il mezzo per catalizzarla.

Gutenberg stampa la Bibbia, è noto, ma non per donarla all’umanità, ma perché vuole il Graal per diventare immortale.
Con l’eternità come limite, Gutenberg fonda una setta di maghi, i Libromanti, che diventano Guardiani di quelle porte che i libri aprono tra il mondo immaginato e quello vissuto.

Hines è un sognatore che parla ai sognatori: ogni lettore nutre il desiderio di entrate nei libri. L’autore lo accontenta fino a renderlo protagonista perché appassionato o semplicemente curioso di scoprire nuove porte – vasta la bibliografia da libromante in calce al volume – per aprirle, per entrare in esse come Alice nella tana del Bianconiglio.

Isaac Vanio non è solo il bibliotecario protagonista della saga, ma un amico con il quale si hanno in comune le stesse origini, lo stesso amore per i libri, la stessa passione nel maneggiarli. Isaac li annusa, li sfoglia, li porta con sé e li cita a memoria.
Non è un predestinato, non ha poteri, se non quelli acquisiti grazie all’amore per le storie di cellulosa e la costanza nell’addestrarlo.

Durante la lettura non solo è inevitabile immedesimarsi nel protagonista, ma soprattutto è straordinario ritrovare nel romanzo i libri che ci hanno conquistato, dal Signore degli Anelli a Sherlock Holmes passando per Il Silenzio degli Innocenti, Harry Potter o le grandi saghe vampiresche (sconvolge sapere che i vampiri più pericolosi sono quelli di Twilight) fino a desiderare di ritrovarsi tra le mani gli oggetti che abbiamo bramato mille volte leggendone. Chi non ha desiderato afferrare Pungolo, Excalibur, o il Boccino d’Oro del Quidditch?

Quelle di Hines non sono solo citazioni; i testi a cui rimanda sono vivi e - spesso - pericolosi. Libri da usare come armi per difendersi da vampiri e altre creature magiche incontrate lungo il cammino dal protagonista.

Pagina dopo pagina, l’autore spiega le regole del gioco, come si conviene quando si apre una saga, presenta Chiazza, il ragno di fuoco di Isaac, e Lena, la bella e straordinaria driade, entrambi nati da libri, compagni di viaggio del protagonista lungo le strade d’America sulle tracce di un assassino di libromanti capace di controllare la magia come mai nessuno prima.

Il romanzo scorre sotto le dite a velocità vorticosa, spesso si rallenta come per fissare un panorama perché ci si incanta fantasticando sui libri amati e sulle volte che ne siamo stati rapiti, sugli oggetti letti e desiderati, sulla constatazione che, se da ragazzi avremmo desiderato entrare ad Hogwards o cavalcare Sephira (il drago creato da Christopher Paolini per la serie di Eragon), adesso sarebbe fantastico essere un Libromante.
Il potere del Libromante, infatti, scatena lo stesso stato d’animo, sospeso tra rispetto ed invidia, che ci coglie quando leggiamo della facilità con cui Superman vola.

Un libro da comprare per premiare la casa editrice, coraggiosa e lungimirante; un libro da leggere e amare perché è un tributo alla gioia che dà la lettura.
Una volta terminato non riuscirete più a leggere un libro senza la voglia di immergevi le mani, così come riesce difficile tenere le dita lontane dal barattolo di Nutella.

di Francesco Cascione

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