Magazine Lunedì 22 dicembre 2014

Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco. La recensione

Simona Sparaco
© Grazia Ippolito /simonasparaco.it

Magazine - Viola lavora in un negozio di fotografie. Senza volerlo, conosce gli scatti di persone impegnate in consuetudini varie. Nessuno le sembra a proprio agio nel luogo in cui si trova, una condizione di non appartenenza che non le è estranea.
In Se chiudo gli occhi (Giunti 2014, pp 272, 16 Eur) il nuovo libro di Simona Sparaco, già finalista al Premio Strega 2013 con Nessuno sa di noi, Viola è una giovane donna non più innamorata del marito e madre di una bambina.
Ma è anche una figlia alla quale l’età non ha portato via ferite e domande ancora in attesa di risposta. Perché Viola è la figlia di Oliviero De Angeli, artista affermato dal quale la madre si separa quando è ancora bambina.

Nonostante Il fascino per quel genitore così creativo che scolpisce il gesso e da piccola l’appassionava con la mitologia, non ne dimentica la distanza, la testa sempre altrove, l’incapacità di essere un genitore normale, come quelli che aspettano puntuali i figli davanti a scuola, sono presenti a ogni avvenimento e amano la propria famiglia.

Ed è proprio l’amore a essere messo in discussione nel libro di Simona Sparaco quando Oliviero confessa a Viola di non aver mai provato veri sentimenti per la moglie, una mancanza così forte da non essere nemmeno riuscito a gioire alla nascita della figlia.

Dopo quattro anni di silenzio la ragazza accetta di seguire il padre in un viaggio nel luogo di origine della famiglia. Raggiungono insieme i Monti Sibillini, la catena appenninica delle Marche, dove emerga tutta l’abilità della scrittrice nel condurre il lettore in un posto e un passato magici che fanno da sfondo alla vicenda personale di Oliviero.

Figlio della bastarderia, così lo chiamavo a Montemonaco perché frutto di uno stupro, è cresciuto accanto alla nonna Antina, una guaritrice, e Nora, la ragazza conosciuta per i sogni telediagnostici durante i quali riesce a entrare in contatto con chi, pur in vita, si trova in uno stato di incoscienza.
Antina racconta a Oliviero della Sibilla, la creatura mitologica da cui discende una comunità di donne sagge come lei e Nora, dotate di poteri unici, e spesso scambiate per streghe. Le leggende intorno ai Monti Sibillini, le radici antiche e una vicinanza tutta femminile stimolano la sua creatività. Erano state proprio Antina e Nora le prime persone a credere in lui.

Viola asseconda il padre tra il desiderio di capire e la paura di essere ancora abbandonata: «Ripensai alle fate e alle streghe, alle storie della sua gente. L’ avrei lasciato lì senza sapere cosa l’avesse spinto a tornare. L’ orgoglio era la nostra gabbia: quello che per anni ci aveva allontanati quando nessuno dei due voleva cedere».

Lo ascolta quando le parla di Pauline, l’unica donna che abbia mai amato e dalla quale si separò per egoismo, per inseguire il suo sogno d’artista tramite gli appoggi giusti nella famiglia della futura moglie.
Un incidente riduce Pauline in coma facendola cadere in uno stato vegetativo in continuo peggioramento, lo stesso nel quale per anni si è trovata la madre del piccolo Oliviero. A quel tempo era stata Antina a portarlo da Nora per metterlo in comunicazione con lei. Oggi è la stessa Nora, oramai anziana, che vuole rivedere per sapere di Pauline.

Tante volte vorrebbe tornare indietro, ma è quando i racconti di Oliviero si fanno sempre più inspiegabili che Viola riesce a cogliere il suo dolore, senza giudicarlo, senza ferirlo con la veemenza che prova un figlio nel rinfacciare a un genitore le proprie debolezze. Dopo molto tempo, finalmente, il senso di colpa trova sollievo nel perdono e nell’amore da sempre esistito.
A un padre a cui non resta che la figlia ritrovata corrisponde una giovane donna che, nel luogo delle sue origini, si ricongiunge a se stessa.

La luce dei Monti Sibillini immortalata dall’ex allievo del padre, Tomer, getta su di lei una nuova consapevolezza. Da quei luoghi assorbe energia e comprende che cosa significhi esserci, smettere di guardarsi vivere come i volti delle fotografie del suo negozio.
In Se chiudo gli occhi Simona Sparaco sceglie di scrivere un libro con la cura del vero romanziere. Ci mette la storia, i personaggi, i tempi che si rincorrono e uno spazio che sa restituire in tutto il suo incanto.

di Martina Pagano

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