Magazine Giovedì 18 dicembre 2014

Giuseppino. Joe Bastianich, nonna Erminia e l'America

© FB Joe Bastianich

Magazine - I concorrenti lo temono, ma il pubblico lo ama e il suo «vuoi che muoro?», complice l’imitazione di Maurizio Crozza, è diventato virale sui social.

Joe Bastianich torna in tv il 18 dicembre nella quarta edizione di Masterchef insieme ai compagni storici Carlo Cracco e Bruno Barbieri, ogni giovedì su Sky Uno.
Nel frattempo il giudice più spietato del piccolo schermo si è dedicato a un nuovo libro autobiografico, Giuseppino (Utet 2014, pp. 201, 14 Eur), scritto insieme a Sara Porro, giornalista e foodblogger.

Per la nonna materna Erminia, istriana di Pola, Joe è sempre Giuseppino, il bimbo nato nel 1968 ad Astoria nel Queens, New York, e figlio di quello che è passato alla storia come l’esodo giuliano dalmata seguito alla Seconda Guerra Mondiale quando l’Istria, territorio italiano, viene annessa alla Jugoslavia di Tito.

I nonni di Joe, insieme ai figli Lidia e Franco, arrivano a New York nel 1958 e per gli americani sono fresh off the boat, appena sbarcati. In realtà Erminia e il marito Vittorio non si integreranno mai davvero, per loro esistono solo le parole lavoro e sacrificio, concetti che spesso non si conciliano con la mentalità e, in generale, con il benessere degli Stati Uniti.

Il tempo libero non è concepibile per questa coppia di istriani che non dà confidenza a nessuno. Non c’è spazio per il piacere e gli unici pensieri sono rivolti ai figli: averli portati nella terra dove tutto è possibile è stata la scelta più saggia? Si sentono italiani anche nei gesti più semplici, come coltivare il radicchio trevigiano, un culto che li lega a casa.

Giuseppino non è solo un pezzo della storia dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta, è anche testimonianza di come la nostra cucina, lontano dai luoghi comuni, abbia letteralmente conquistato gli USA.
E viene da pensare che forse, in fatto di cibo, il paese conti ancora qualcosa all’estero.
Basta guardare al successo di Eataly che, nel suo primo anno di vita, a New York ha fatto il pieno con 7 milioni di visitatori, più del MoMA e persino della Statua della Libertà.

Lidia, la mamma di Joe, dà il via all’investimento di famiglia. Creare pietanze ha sempre mantenuto saldo il suo rapporto con l’Italia, cucina per non dimenticarsi della nonna Rosa rimasta a Pola. Per Erminia, invece, il cibo è una necessità: nella tendenza ad accumulare scorte e nell’idea di abbondanza ricorda un’altra nonna, quella di Jonathan Safran Foer in Se niente importa. Per entrambe mangiare significa sopravvivere, più grandi sono le porzioni meglio è.
Lidia aggiunge, alle sue radici umili, la passione. Con lo stupore di Erminia, che desidera il massimo per i figli ora a tutti gli effetti americani, decide di fare quello che più le piace e, insieme al marito Felice, apre il suo primo ristorante, il Buonavia.
A quei tempi fare negli States fare il ristoratore è svolgere un lavoro umile e Joe odia i sui genitori per farlo continuamente sentire il figlio di immigrati. La stessa repulsione per le sue origini la prova a scuola quando nel lunch box trova un panino con la trippa al posto dei ben più decorosi sandwich dai bordi tagliati o della gelatina alla frutta, vere istituzioni made in the US.

Da ragazzo insicuro Joe non può sapere che il cibo delle origini avrebbe influenzato la sua carriera: «Tutto il format di MasterChef è basato sul legame che le persone hanno con la cucina: oltre che una fonte di ispirazione per tutti coloro che vorrebbero diventare un grande chef come Cracco o Barbieri, il cibo della tradizione di famiglia è una parte essenziale della loro identità».

Joe Bastianich non è mai diventato uno chef, afferma di non averne avuto le capacità soprattutto in un periodo in cui quella professione non aveva lo stesso appeal di oggi. Tuttavia, decide di seguire il cuore come fece Lidia anni prima. Fugge da Wall Street, ma sfrutta la conoscenza del mondo finanziario e lo spirito imprenditoriale di famiglia per costruire il suo futuro.

Oggi è a capo di un impero enogastronomico. Possiede trenta ristoranti, è socio di Oscar Farinetti per gli Stati Uniti oltre a essere proprietario di aziende alimentari e vinicole. Da volto di Masterchef USA, insieme all’altro "cattivo" Gordon Ramsay, si è fatto conoscere in Italia alla prima edizione nostrana del reality.
Della sua vita ha già narrato in Restaurant Man (tradotto in Italia da Bur), ma è in Giuseppino che lascia entrare i lettori nella sfera più intima, nel focolare di casa tra affetti e voglia di ribellione.

Anche mamma Lidia è una rockstar della cucina italiana negli Stati Uniti con decine di libri e programmi tv che le sono valsi un Emmy come miglior host del suo Lidia’s Italy. In Italia è giudice dell’edizione junior di MasterChef andata in onda quest’anno per la prima volta. Rientrerà anche nel progetto WE Women for Expo, il network fatto dalle donne per le donne sui temi della nutrizione.

Giuseppino è anche social. Su Twitter è possibile condividere il piatto che ci lega di più al nostro passato utilizzando gli hashtag #giuseppino e #foodmemories. Le ricette verranno raccolte e inserite in un’edizione ebook del libro in continuo aggiornamento.

di Martina Pagano

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