Magazine Martedì 9 dicembre 2014

Lercio, il giornalismo tra satira e parodia: «La nostra è arte»

Magazine - Il più giovane è del '93, il più vecchio del '66, la redazione virtuale di Lercio è ricca, varia e composita, come la produzione del quotidiano satirico e parodistico. E questa è un'intervista seria -già, è possibile- a Andrea Bonechi, 25 anni, chimico a Prato che, sottolinea, parla per sé, come del resto farebbero tutti i redattori che si conoscono personalmente, ma solo in parte, alcuni se ne stanno comodi tra le maglie della rete e non si sono mossi neppure per Lucca comics o il Macchianera awards, l'Oscar del web, che ha premiato Lercio come miglior sito e per la migliore battuta.
«Avremmo tanto voluto anche il premio per il miglior sito dedicato alle madri, ma non ci hanno nemmeno messi in lista,» commenta Bonechi con una punta di delusione.

Da poco è uscita la strenna nerd per un Natale sufficientemente cattivo e surreale da diventare sopportabile: Un anno Lercio (Rizzoli, 280 pp, 15 euro) che, appunto, raccoglie i pezzi e le battute migliori di un 2014 oggettivamente ricchissimo di spunti, più qualche inedito, l'oroscopo, i sondaggi e l'epica prefazione postuma di Orson Welles, che da sola vale il libro.
Welles è il personaggio impossibile ideale per commentare le imprese di Lercio, sia per la beffa radiofonica dell'invasione extraterrestre, sia per Quarto potere, il film che criticava il monopolio e la politica editoriale di Hearst. Che è l'attività dei redattori di Lercio, anche se condotta in modo diverso: «E pensiamo alle generazioni più giovani, cresciute con l'informazione di Studio aperto o l'intrattenimento di Disney Channel e MTV: spero sempre che in Lercio trovino dell'altro».

Per il redattore la scrittura umoristica è un fatto di sopravvivenza, in un mondo che non gli piace, né piace ai colleghi, per questo detesta chi fa satira e parodia per guadagnarci e lo sottolinea, che scrivere è sopravvivenza, perché non è sicuro che i lettori lo abbiano capito, così come dichiara: «Siamo artisti. E lo rivendico. Il giorno che cominciassimo a guadagnare, chiuderemmo nel giro di due mesi. In quaranta è proprio impossibile ragionare di soldi, infatti siamo un'associazione senza fini di lucro. Tutto quello che entra, con Google ads e, in futuro, con il libro, viene reinvestito in Lercio».

E con questo chiude subito la polemica, timida per altro, dei collaboratori esterni che rivendicano qualche diritto se non sul libro, in cui non compaiono, almeno per aver contribuito a creare la fama di Lercio. «Direi che, quanto a contenuti esterni, abbiamo pubblicato meno dell'1% della nostra produzione,» spiega Bonechi, «Ce ne arrivano tanti, soprattutto Ultim'ora, perché la scrittura è più impegnativa e, in maggioranza, sono cose copiate e non riusciamo a verificare tutto. Infatti, anche se ogni tanto pubblichiamo qualcosa di bello, sono contrario ai contributi esterni».

Ma come lavora questa redazione virtuale che non perde un colpo? Si controllano a vicenda, leggono i pezzi degli altri e, se non vanno bene, non li pubblicano: il mondo perfetto. Non litigano, la fiducia è assoluta.

Lercio nasce nel 2012 grazie a Michele Incollu, che è citato come fondatore nel libro, ma i redattori si conoscevano già. Scrivevano sul blog di Luttazzi e, quando ha chiuso, si sono cercati in rete, ritrovati e hanno fondato Acido lattico -che esiste ancora- ma, quando Incollu ha presentato il progetto di Lercio: «Ci siamo buttati a scrivere, perché la scrittura è molto più divertente della battuta,» spiega Andrea Bonechi, «e funzioniamo così: ci autoselezioniamo, ognuno controlla i testi degli altri e ogni decisione è vagliata da quaranta teste». Ben affiatate evidentemente.

Manca qualcosa tuttavia, mancano le autrici, il libro ne cita una sola, perché?: «Non lo abbiamo scelto, erano già poche le donne che frequentavano la palestra di Luttazzi. Non ho nemmeno idea del perché, forse le donne, in generale, amano l'organizzazione e l'omogeneità, mentre la satira è un genere caotico, che divide».

di Antonella Viale

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