Magazine Sabato 6 dicembre 2014

Roberto Recchioni: «John Ghost sono io. Il contraltare di Dylan Dog»

Particolare della copertina di Dylan Dog - Anarchia nel Regno Unito
© Bonelli Editore

Magazine - Osate. Dylan Dog è un personaggio che vive quando si rischia qualcosa.
Dylan Dog è un personaggio che il lettore lo deve inquietare. Lo deve fare sentire a disagio. Lo deve mettere scomodo.
Dylan è un personaggio che fa le domande. Le risposte non gli competono e non gli devono competere. Il professionismo non basta. Ci vuole il cuore. E magari anche qualche goccia di sangue. [estratto dal post su pagina Dylan di Facebook del 27 maggio 2013 di Roberto Recchioni]

Per anni molti lettori di Dylan Dog hanno continuato a comprare il fumetto chiedendosi cosa fosse cambiato, perché non appassionasse come un tempo.
Per molti lettori, oggi diversamente ragazzi, è stato il primo fumetto da grandi. Un personaggio ribelle, figlio di Tex, e come tale anti-eroe tanto quanto il primo è eroe per definizione.

L’indagatore dell’incubo è stato Franti, il compagno non allineato, grazie al quale ho incontrato Stephen King, Thomas Harris, Kubrick e Ridley Scott, Stoker e anche Terminator; storie capaci di appiccicarsi addosso, divertire, inquietare, spaventare, dai vampiri alla paura del buio passando per i sotterranei di un ospedale, dalla vivisezione alla paura del mostro inteso come altro. Da Dracula a Blade Runner passando per la Zona del Crepuscolo.

Nessun finale consolatorio ma sempre perennemente aperto verso l’abisso – le ultime tavole de ‘il Male’, ad esempio, hanno la stessa disperata forza del Coccodrillo formato Sicilia di Forattini. Dylan Dog era soprattutto l’adulto più vicino alla sensibilità di un adolescente, che vede nel conformismo l’orrore vero e che cresce con la disperanza di cambiare il mondo.

«Dylan era un fumetto diverso – racconta Roberto Recchioni, curatore della serie – E ti rendeva una persona diversa. Era un modo per appartenere a una generazione perduta che nessuno stava cercando, quella Generazione X che poi verrà raccontata da Douglas Coupland nel libro omonimo. Era sapere che altre persone davano importanza a cose che, per la maggiore parte della gente, erano prive d’importanza».

Roberto, classe 1974, era uno di quei lettori che aveva un’idea precisa di chi fosse Dylan Dog e che, quando si è trovato sulla linea d’ombra, ha deciso di rimetterlo nei panni cuciti a metà degli anni Ottanta da Tiziano Sclavi, «una delle persone che ha sempre dato importanza a cose che per altri non lo erano».

La sua dichiarazione d’intenti è chiara, vuole un personaggio che sappia spronare i lettori come nessun altro. «Il mio scopo – conferma in una chiacchierata su Dylan, l’universo e tutto quanto - è riportare Dylan a essere quello che era. Lo voglio fare. Non voglio solo tentare. Perché come dice Yoda, ‘Fare o non Fare. Non c'è provare!’».

Roberto Recchioni non è Tiziano Sclavi, e soprattutto non prova a replicarlo, ed è così che deve essere.
Quando Frank Miller si è trovato per le mani il Cavaliere Oscuro non ha scritto una storia come la avrebbe scritta Bob Kane, il creatore di Batman, ma lo ha tradotto secondo la propria sensibilità: il risultato è stato qualcosa di rivoluzionario.

Ai lettori, cresciuti, Dylan appariva diverso, perché crescendo anche Babbo Natale smette la sua magia, ma non solo per quello. «Una parte del pubblico di Dylan è cresciuta. È invecchiata. E si è sclerotizzata. E lo stesso è successo a certi autori di Dylan Dog. Quello che cerco di fare io, con lettori e autori - racconta Roberto parlando del suo ruolo di curatore - è dargli di nuovo una scossa. Farli incazzare, forse. Spingerli ad avere una reazione. Infondere, di nuovo, la scintilla vitale. La voglia di discutere, anche duramente, se necessario. È difficile. Io stesso sto invecchiando. Ma spero che un giorno qualcuno venga a cercare di scuotere anche me, quando ne avrò bisogno».

Dylan Dog lo scorso settembre, dopo un anno di gestazione, è entrato nella cosiddetta fase 2. A settembre è uscito Spazio Profondo – testi di Recchioni, disegni di Nicola Mari, pubblicato a Lucca in edizione arricchita di lunga appendice e impreziosita dalla copertina di Gipi – ed è stato evidente che qualcosa fosse cambiato. Dylan è stato rimesso al centro delle edicole con una storia di Dylan Dog: destabilizzante.

Non è la fantascienza horror nella quale è immerso a smarrire il lettore, ma nel fatto che Recchioni faccia a pezzi l’old boy, presentato con cinque facce, per poterne raccontare la poliedricità. L’albo è una metafora, una pietra miliare per raccontare il personaggio che sarà.
Nei due mesi successivi l’asticella è stata alzata ancora. Paola Barbato lo scorso mese ha raccontato del pensionamento dell’ispettore Bloch – pards storico di Dylan Dog e diventato troppo ovvio con il tempo – mentre con Luigi Simeoni e l’albo in edicola in questi giorni Dylan torna ad essere attuale come non avveniva da tempo, forse dai tempi dell’interrogazione parlamentare di Silvia Costa contro i fumetti horror e splatter.

Una storia politica, sulla crisi che viviamo e proteste che tentiamo, durante la quale Dylan fa scelte di parte, riprendendosi la coscienza civile che gli aveva donato Sclavi.
La grande differenza con il Dylan dei primi anni Novanta è tutta nei social media.
I lettori reagiscono subito. Qualcuno è entusiasta, qualcuno no. Tutti sono vivi.

Sui social media Roberto è estremamente attivo e spesso il suo profilo Facebook è terreno di scontri dialettici serrati senza esclusione di colpi (in uno siamo incappati anche noi di mentelocale, in occasione di un'intervista giudicata da Recchioni banale, ma con temi concordati, NdR).
A proposito del suo rapporto con i social media, spiega Recchioni: «Tutto è stimolante. Anche lo scontro. Anche il fango. In termini internettiani, io nasco in un forum dove il trollaggio era non solo tollerato, ma incentivato. Una specie di tana delle tigri dell'insulto digitale che ha cresciuto una generazione di scrittori come il Nebo di Bagni Proeliator, Davide Costa (sceneggiatore Disney) e Lorenzo Fantoni (giornalista videoludico), e altri ancora».

«Quindi, in linea generale, quello che succede sul mio profilo e, più in generale, sul web quando si parla di me o delle mie robe, mi diverte. Perdo la pazienza solo davanti a chi dietro al sano trollaggio da web nasconde altri fini. Ecco, in quelle occasioni divento particolarmente feroce».

Roberto è un uomo del suo tempo. Il suo Dylan Dog è presente al 2014 così come quello delle origini lo era per il 1986. Nuovo presente, nuove storie e nuovo villain: John Ghost. «John è un personaggio molto mio. È lo strumento che mi sono creato per raccontare un punto di vista sul mondo diverso da quello di Dylan. È il suo contraltare».

John Ghost è un cattivo contemporaneo. Spaventa, scandalizza, ma affascina come il Frank Underwood interpretato da un magistrale Kevin Spacey nella serie House of Cards.

«Adoro la sensibilità che Tiziano ha infuso a Dylan. E cerco di rispettarla quanto più possibile. Proprio per questo avevo però bisogno di una valvola di sfogo per veicolare anche la mia visione del mondo, il mio modo di percepirlo. John Ghost sono io, ma non perché mi somigli veramente, ma perché nasce dalla mia visione piuttosto cinica, ma anche ironica, del mondo».

John Ghost, che vedremo in un albo in edicola a fine gennaio, è un agente del Caos, il nemico con le fattezze di Michael Fassbender, presentato a Lucca con un albetto tutto suo.
La nuova fase di Dylan pare che al pubblico sia piaciuta. «I primi due albi della fase due hanno raggiunto le edicole e dalle edicole sono stati portati via dai lettori. I dati certi e le proiezioni sono piuttosto confortanti. Siamo tutti più rilassati».

Mentre il presente è nella collaborazione con Gipi – tra i finalisti per il Premio Strega 2014il futuro prossimo porta il nome di Zerocalcare e Leo Ortolani – impegnati nella realizzazione di un albo con Groucho al centro della scena – e di un Dylan Dog che torna ad essere laboratorio. Ausonia, Akab, Giacomo Bevilacqua, Nicolò Pellizzon sono i nomi che vedremo prossimamente, mentre Massimo Carnevale, che ha realizzato le copertine di Orfani e che ha curato il Dylan Dog Mater Morbi, capolavoro di Roberto riedito dalla Bao, si occuperà delle copertina degli special annuali: il pianeta dei morti creato per Dylan da Alessandro Bilotta.

Mentre rinasceva Dylan Dog, iniziava la nuova stagione di Orfani, intitolata Ringo. Ringo – unico sopravvissuto alla prima stagione – è un eroe disilluso, un 'vinto' in un mondo morente, un Samurai. Non è più un ragazzo ma un uomo che ha fatto scelte ed è pieno di rimpianti. I suoi vecchi compagni sono diventati i Corvi, nazgul Hi-tech, al servizio della sua nemesi, la dottoressa Juric, diventata presidente.

Spiega Recchioni: «Se la prima stagione di Orfani era un pezzo di rock pieno di schitarrate e aperture di batteria a doppia cassa, la seconda stagione è la ballatona che arriva nella seconda parte del disco, quella venata di malinconia. C'è tanta azione, perché l'azione è un elemento cardine della serie, ma c'è anche altro. C'è un lavoro sui personaggi più posato e meno brutale. Un'ambientazione precisa che è protagonista e non scenario. Un personaggio maturato. E un tema di fondo che mi sta molto a cuore. Non sto dicendo che sia meglio della prima. Ma è diversa».

L’ambientazione di cui parla Robe non è un pianeta remoto ma l’Italia distopica nel quale i pessimi presagi di oggi sono diventati realtà e nella quale è tanta la disperazione che la speranza stessa si è fatta moneta. La sola fuga da un mondo al crepuscolo è una lotteria. Quando si chiede cosa vorrebbe che emergesse dal suo lavoro Roberto scherza, «ogni tanto mi piacerebbe che ci fossero più persone capaci di vedere oltre l'azione e gli effetti speciali delle mie cose. Poi mi ricordo che a me l'azione e gli effetti speciali piacciono moltissimo, e quindi va bene anche così». Ma Orfani e Ringo sono molto di più.

«Il tema politico, seppur nascosto dalle esplosioni – continua - era ben presente anche nella prima stagione. Nella seconda è solo maggiormente esplicitato. Comunque sia, se c'è una cosa che ho capito negli anni: poco importa del vestito che metto alle mie storie, la vena politica è presente e ben precisa in tutti, da David Murphy a Battaglia, da Mater Morbi a Orfani».

Mentre in edicola arriva il terzo numero della nuova stagione, la Bonelli ha annunciato l’avvio dei lavori della quarta e sabato 6 dicembre su Rai4 partirà il motion comic della prima. Orfani probabilmente è stata la serie che ha dato il via alla rivoluzione copernicana in casa Bonelli. Un’onda anomala di energie che ha investito tutti i suoi personaggi, Dylan in testa.

«Dobbiamo emozionare. Spaventare. Fare ridere. Disgustare. Dobbiamo dare tutto al lettore e poi toglierglielo, lasciandolo a implorare di averne ancora», scriveva Roberto il 27 maggio 2013, quando ha aperto la pagina di Dylan su Facebook. Lo hanno preso in parola.
«E se vi ha sconvolto la fase 2 – ha annunciato a Lucca – aspettate di vedere cosa stiamo preparando per la fase 3».

di Francesco Cascione

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