Magazine Martedì 2 dicembre 2014

Le immagini rubate di Manuela Costantini. La recensione

Magazine - Vincitrice del Premio Tedeschi, il più vecchio serio e ambito premio riservato al giallo che comporta la pubblicazione del testo premiato nella celeberrima collana Giallo Mondadori, Manuela Costantini non smentisce la buona tradizione di un prodotto di alta qualità, dal titolo Le immagini rubate (Mondadori, 211 pp., 4.90 Eur). Sissignori, Costantini farà strada, credo, come tanti autori che l’hanno preceduta e tra i quali si contano nomi diventati molto famosi.

Tutto il mistero di questo giallo corale, colto e intrigante, sta nelle stelle e più precisamente è legato alla costellazione Chioma di Berenice, una costellazione del cielo boreale vicino l’Orsa maggiore, discernibile ad occhio nudo con una configurazione a “v”, vicino al centro dell’arco formato dalla coda dell’Orsa Maggiore. Fu introdotta tra le costellazioni dal mitografo greco Conone (fine del III secolo a.c) in onore di Berenice II d’Egitto, moglie di Tolomeo III Evergete... L’antica leggenda infatti narra che Berenice, la bella e innamoratissima sposa del faraone Tolomeo, fece voto dopo le nozze, quando dopo il marito partì per la guerra in Siria, che se fosse tornato sano e salvo avrebbe consacrato la sua splendida chioma scura alla dea Venere … Lui tornò, lei mantenne la promessa e la chioma scomparve fino a quando l’astronomo di corte la riconobbe in cielo. Si era trasformata in costellazione.

Poche parole sulla trama per non guastarvi troppo la suspence. Una donna è stata uccisa con una lama lunga e sottile che le ha trapassato il cuore, forse lo stesso affilato bisturi che le ha preso lo scalpo. La donna era scomparsa da due giorni e i familiari disperati avevano denunciato la sua scomparsa. Ma a questo efferato delitto ne seguirà un secondo. La vittima stavolta è un uomo, e anche lui è stato pugnalato e scalpato. Le modalità fanno pensare a un assassino seriale. Sulla scena dei crimini la polizia trova tracce e impronte precise che sembrano denunciare l’assassino e far credere di aver risolto il caso. Hanno in mano un colpevole ideale, quasi perfetto. Alcune prove schiaccianti lo accusano. Ma mentre l’accusato è in prigione… il vero killer tornerà a colpire con lo stesso macabro rituale. Bisogna fermarlo a ogni costo.

La partita si gioca a due mani, due protagonisti principali: un simpatico avvocato penalista, Filippo Dolci, un ex bambino dei perché, un po’ complessato dalla sua statura (la descrizione fisica chissà perché mi richiama Humphrey Bogart), ma felicemente sposato e un commissario, Pietro Ciccone, lungo e magro quanto Marco Luciani, il personaggio storico di Claudio Paglieri, circondati e spalleggiati da un ventaglio di comprimari azzeccati, l’improbabile colpevole, le sorelle gemelle, il parrucchiere con la mania dei pellegrinaggi, e tanti altri, tutti validi e con storie personali credibili. Ambientazione in odore di mare Adriatico. Siamo sulla costa abruzzese, uhm direi Pescara? Atmosfera calibrata convincente, situazioni ben caratterizzate. La soluzione sarebbe là, a portata di mano… Ma io non ve la dico.
Da leggere.

La leggenda di Berenice fu narrata dal grande poeta greco Callimaco in un poemetto, che Catullo riprese e introdusse nella sua opera come carme LXVI. :
«… chi scruto’ nell’immenso firmamento e apprese delle stelle, delle albi,dei tramonti
e come il fiammeggiante lume del sole si scuri
e in tempi fissi le costellazioni vengano meno
quel Conone nel chiarore celeste vide me
una ciocca recisa dalla chioma di Berenice ...»

di Patrizia Debicke van der Noot

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