Weekend Magazine Lunedì 4 novembre 2002

Appesi a un'Ala

Magazine - Cap d’Ail, tra Montecarlo e Nizza, è una delle palestre di roccia più importanti d’Europa.
Si tratta di un gruppo di falesie calcaree che si distende su un promontorio praticamente a picco sul mare. Facendo attenzione, passando sull’autostrada poco distante, potrete sicuramente scorgere qualcuno attaccato su quei costoni di roccia e vederlo salire aggrappato con due dita.
Se non avete mai provato ad arrampicare tutto vi sembrerà impossibile: come può un uomo (e una donna perché sono tantissime) inerpicarsi su per pareti così ripide?

La risposta, come al solito, sta in una grande passione per uno sport, quello dell’arrampicata, che da noi in Italia è poco praticato. In moltissimi da queste parti si avventurano per questi sentieri scoscesi con corda in spalla, scarpette da arrampicata, imbragature e moschettoni al seguito. Cercano la loro parete preferita oppure una nuova che nessuno abbia mai affrontato.
Difficile. Qui a Cap d’Ail ogni centimetro di roccia, ogni costone calcareo è già stato conquistato da francesi, italiani, tedeschi o americani, perché, davvero, appeso ad un filo qui ci trovate tutto il mondo.
E le pareti hanno tutte i loro bei nomignoli e i loro livelli di difficoltà: si va dal 4A del Diedro delle Lumache al 6A del Diedro de la Republique, alla Tète de Chien, alla Plain Vue.
C’è chi si scalda con un semplice 4 A, adatto per i principianti, e poi, assicuratosi alla corda, con il sacchetto di magnesite dietro la schiena, si avventura per un 6 A o per un 7 A, pareti quasi praticamente lisce ad occhi inesperti, ma ricche di piccole e preziose sporgenze per chi è allenato.

La Liguria e la Provenza sono ricche di palestre di roccia. Oltre a Cap d’Ail (in francese Capo dell'Ala), famose in Francia sono quelle di Gorges du Verdon, poco dopo Nizza, davvero spettacolari. Ci sono poi quelle di Loreto in Valle Argentina e l’imponente gruppo del Finalese. Queste pareti, diverse per tipo di roccia, difficoltà e altitudine sul livello del mare, radunano numerosi appassionati da tutta Italia ed Europa.

Io ho provato per la prima volta una semplice parete, tanto per farmi le mani come si dice in gergo. Il mio amico Gianni, istruttore del C.A.I., arrampica da quando aveva 13 anni e con lui vado sul sicuro. Ha superato i cinquanta, ma sale su ad assicurare la fune come un ragnetto.
La prima cosa che mi spiega sono i nodi: reggono il tuo peso e se non sai farli bene ti giochi davvero la vita. Poi mi spiega le tecniche di arrampicata, come salire nel modo giusto, con movimenti fluidi e mai repentini, un braccio o una gamba alla volta cercando di avere sempre tre punti di appoggio. Sembra strano, ma nell’arrampicata contano più i piedi che le braccia. Con i piedi ci si puntella sulle piccole sporgenze offerte dalla roccia e poi ci si spinge su. Salire a forza di braccia è impossibile perché ci si stancherebbe subito.

Quando siete in parete, appesi ad un chiodo, vi garantisco che la paura di cadere non vi passa neppure per la testa tanto siete impegnati a cercare il più piccolo appiglio per tirarvi su.
Dicono che lo sport sia un po’ una metafora della vita. Ecco, arrampicare vi insegna a prenderla con calma, senza affanno, a cercare di mantenere l’autocontrollo anche nelle difficoltà e a tirarsi su letteralmente con le proprie forze. E, una volta in cima, potete davvero dire di avercela fatta.

Se volete saperne di più provate a vedervi , ricco di consigli e itinerari per arrampicare.

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