Magazine Sabato 2 novembre 2002

Un filosofo racconta

Magazine - Di lei si dice a ragione che è il filosofo genovese più amato dai grandi editori, e che è il maggiore esperto italiano in filosofia della conoscenza. Di lei si sa che: ha trentanove anni, vive da sola in un mini attico del centro storico, si è specializzata in un prestigiosa università inglese (il King’s College di Londra), svolge attività di ricerca al dipartimento di filosofia di Genova, è membro del comitato direttivo della Società Italiana di Filosofia Analitica, è un’infaticabile congressista, ha pubblicato parecchi libri e ne ha curato altrettanti: gli ultimi sono “Storia della filosofia analitica”, curato con Franca D’Agostini per Einaudi e “Conoscenza e natura” come autrice per De Ferrari. Il primo è stato, tra l’altro, recensito con entusiasmo da Maurizio Ferraris per il supplemento culturale del “Sole-24 ore” e da Flavio Baroncelli per “Diario”, mentre è stato stroncato da Ermanno Bencinvenga che ha sparato a zero contro la filosofia analitica su “Tutto Libri”. Ma chi è Nicla Vassallo?

Perché lei che non ama parlare con la stampa, ha accettato quest’intervista?
Non amo la stampa perché spesso riduce la filosofia a una caricatura, cerca nel filosofo il personaggio mediatico e non l’intellettuale onesto, concede troppo spazio alla cattiva filosofia o alla filosofia che fa notizia polemica. Qui intendo solo fare chiarezza sulla filosofia analitica. Altro non è che una filosofia che detesta l’oscurità, che parte dai problemi e impone di riflettere, ragionando bene, argomentando in modo rigoroso. Sono convinta che i dialoghi platonici o le Meditazioni metafisiche di Descartes, complete delle obiezioni e risposte, rappresentino ottimi esemplari di filosofia analitica. Concordo così con quanto ha scritto Baroncelli su “Diario”: la filosofia analitica è quella filosofia che ogni filosofo degno di questo titolo – Platone, o Descartes, o Locke, o Kant, tanto per fare alcuni nomi – avrebbe riconosciuto come filosofia senza aggettivi, come l’unica filosofia, fino agli inizi dell’Ottocento. Poi c’è stata una virata: alcuni hanno ridotto la filosofia alla religione (dimenticando la filosofia della religione, su cui invece non nutro obiezioni) o a una storia della filosofia che snatura la filosofia interpretandola come una successione di pensatori. Altri, i filosofi analitici per l’appunto - Frege, Russell, Popper, Wittgenstein, Quine, Dummett, Kripke, Goldman, e così via - , hanno continuato a fare la filosofia.

Ma lei ha curato proprio un volume sulla storia della filosofia, sebbene si tratti di filosofia analitica.
Sì, ma è una storia in cui si mettono in evidenza problemi, soluzioni e dibattiti orientandoli semplicemente in modo diacronico. È un volume che fa il punto sulla situazione internazionale nel Novecento per tutte le discipline filosofiche più importanti - epistemologia, estetica, etica, logica filosofica, filosofia del diritto, filosofia del linguaggio, filosofia della mente, filosofia della matematica- e dimostra quanto la filosofia analitica spazi, approfondendo questioni che sorgono spontanee in ogni essere umano intelligente. E’ un volume che consiglio a tutti, anche perché il confuso momento politico e sociale che stiamo vivendo impone riflessione analitica e rigore filosofico.

Perché ha deciso di pubblicare un libro con un editore genovese, De Ferrari?
De Ferrari ha lanciato una collana di filosofia analitica, diretta da Carlo Penco (professore di filosofia del linguaggio a Genova e attuale presidente della Società Italiana di Filosofia Analitica, n.d.r). Il primo volume è firmato John Perry, che lavora a Stanford ed è uno dei filosofi analitici più famosi al mondo. Il secondo è firmato da me. Credo che occorra collaborare da vicino con tutti coloro - editori, ovviamente inclusi - che promuovono con convinzione la filosofia analitica, mostrandone gli indubitabili meriti.

Ci sarà della filosofia analitica nel 2004 a Genova?
Lo spero. Il direttivo della Società Italiana di Filosofia Analitica sta valutando concretamente la possibilità di organizzare qui un ragguardevole convegno internazionale.

Progetti futuri?
Continuerò a studiare filosofia della conoscenza, per il suo valore intrinseco - Aristotele diceva che tutti gli esseri umani aspirano alla conoscenza - e per il suo valore estrinseco: è infatti fondamentale per comprendere poi cosa si intende per conoscenza scientifica, o etica, o politica, o religiosa, o estetica, eccetera. Non è affatto un caso che stia scrivendo un volume intitolato proprio “Teoria della conoscenza” per Laterza e ne che stia curando uno intitolato “Filosofie delle scienze” per Einaudi.

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di Daniela Carucci

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