Concerti Magazine Giovedì 31 ottobre 2002

Quel che resta di Jeff

Magazine - Songs To No One è una raccolta del primo periodo newyorkese di Jeff Buckley, a quel tempo appena sbarcato dalla California nella Grande Mela con tanti sogni in testa e un avvenire folgorante ad attenderlo.
Al fianco di Buckley si avverte la presenza di Gary Lucas, ex chitarrista di Captain Beefheart. Siamo nel 1991/2, e per chi conosce bene il percorso umano e artistico di Jeff Buckley, i dieci anni che ci separano da queste registrazioni sembrano un’eternità. Il disco è un collage disomogeneo di perle notturne, brani eseguiti nei piccoli clubs del Village come il Knitting Factory, centro focale della scena newyorkese di quegli anni, o il CBGB's, e demo registrati a casa di Lucas, figura importante quanto ingombrante in questi esordi del giovane Buckley. Ingombrante perché quando in seguito Jeff si sgancerà da Lucas e inizierà la sua carriera solista, sarà evidente la sua inclinazione per atmosfere diversamente impostate, potremmo dire più rarefatte. Nel disco, invece, le schitarrate di Lucas mettono a volte un pò in ombra la presenza vocale del cantante, degno erede del talentuoso padre Tim.

Su tutto il disco primeggiano i quasi 12 minuti di Hymne à l'amour, il pezzo di Edith Piaf poi ripreso spessissimo da Buckley nei suoi concerti del ‘periodo maturo’, e la stupenda How Long Will It Take, dove la presenza della funambolica chitarra di Lucas si inserisce magicamente. Harem Man è una di quelle variazioni sul tema rock che, toccando il blues puro, incanta l’ascoltatore che viene cullato dai riff di Lucas e dai vocalizzi di Buckley. Purtroppo bisogna anche registrare, per la rabbia dei puristi, alcune sovra-incisioni effettuate sui brani Satisfied mind e She is free.

La domanda che ritorna sempre per questo tipo di operazioni è se siano legittime o meno per la memoria dell’artista. Chissà se Jeff Buckley, e altri ‘dispersi’ illustri del rock come Kurt Cobain o Jimi Hendrix, avrebbero sentito l’esigenza di pubblicare certe loro cose. Non lo sapremo mai, ovviamente, ma ,per provare a rispondere da soli, mettiamoci ad ascoltare Grace e Mojo Pin, i due pezzi che saranno presenti nell'unico disco ufficiale di Buckley Grace ('94), qui nella loro versione primordiale, grezza. In questi brani, e nel nostro ascolto, si racchiudono molti dei perché si è realizzato questo disco. Perché, per chi non si consolerà mai della scomparsa prematura di Jeff Buckley, avvenuta nel ’97, ogni minuto registrato della sua voce irripetibile è un tesoro da raccogliere e conservare. Perché siamo curiosi di sapere come si arriva a scrivere e comporre un capolavoro assoluto come Grace. Perché, in definitiva, ascoltare ancora quella voce ci farà sempre sognare.

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