Lo Shakespeare del Progetto U.R.T. - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Mercoledì 30 ottobre 2002

Lo Shakespeare del Progetto U.R.T.

Misura per Misura
di William Shakespeare
traduzione Cesare Garboli
regia e scenografia Jurij Ferrini
costumi Micaela Tentarelli
luci Sandro Sussi e Piero Niego
interpreti Jurij Ferrini, Alberto Giusta, Antonio Zavatteri, Wilma Sciutto, Aldo Ottobrino, Marco Zanutto, Pierpaolo Pavan, Stefania Maschio
produzione Progetto U.R.T. in collaborazione con il Teatro di Genova

Teatro Duse dal 22 ottobre al 10 novembre, h. 20.30

Per parlare di giustizia con una certa levità da commedia, Shakespeare scelse i peccati di lussuria e ambientò la sua storia a Vienna. Come spesso accade, il tema trattato (la giustizia) non potrebbe essere più attuale. Tuttavia, anche se non lo fosse, la scrupolosa, essenziale e originale messa in scena della compagnia Progetto U.R.T. ci restituisce e conferma tutto il piacere di frequentare i classici.

Una piacevole serata di buon teatro dove gli attori si fanno in quattro per coprire i molti ruoli e, sebbene non eccellano in tutti, rendono con una certa leggerezza un testo in versi e complesso, catturando l’attenzione di tutto il pubblico.
Una messa in scena originale, dicevo, che parte con una spiazzante commistione di genere tra cinema e teatro: i nomi di interpreti, regista e altri credits vengono proiettati sul fondo scena e associati ad alcune trascrizioni di formule matematiche. Accanto allo scorrere di titolo e nomi, l’utilizzo della voce fuori “campo”, ovvero fuori scena, resta sospeso tra le due arti, rammentandoci che molto il teatro ha insegnato al cinema. La voce emanata dalle due lettere lasciate dal Duca, ne introduce la dipartita e stabilisce la consegna del potere nelle mani del Vicario Angelo e del nobil uomo Escalo.

Messa in scena essenziale - ho anche detto - perché fondata su pochissimi ma significativi elementi sul palco: alcune sedie e pertiche d’acciaio che calano verticali come la giustizia dal cielo, per conficcarsi sulla terra con la temibilità di verdetti irrevocabili.
Fitta di intrighi, di storie dette a metà, di virtuosi peccatori e dunque di paradossi, la trama si snoda a partire dalla condanna a morte di Claudio, colpevole di aver messo incinta la futura sposa Giulietta. Angelo, il vicario del Duca, per estremo rigore non intende esser smosso a pietà, sulla condanna a Claudio. Ma poi viene a sua volta messo alla prova dalla supplica virtuosa della sorella del condannato, Isabella, giovane novizia.

“Rassegnatevi bella fanciulla, è la legge”. È la frase che riassume tutta l’ambiguità che lo stesso Shakespeare trova osservando l’uomo (Angelo) investito del potere di giudicare altri uomini sui loro appetiti carnali. In quella frase è racchiusa la caduta di Angelo, la sua incapacità a reagire di fronte a femminil virtù e il suo smarrimento di fronte all’essere tentato ai piaceri della carne non dalla malizia, bensì da purezza e verginità. Scritta nel 1604, Misura per Misura è commedia densa di toni tragici, ma come ogni commedia attraversata da personaggi di bassa e alta levatura che si contendono la scena ora con umorismo volgare e ora con ironie più argute, dando spunto al regista Ferrini per una scenetta spassosissima risolta al ritmo da comica anni Trenta: la cattura della celebre “donna di strada” Madama Strafatta, agganciata ad un palo e sculacciata.
E per chiudere, gran "svelamento" finale di cui non dico oltre, per non sciuparne l'effetto, ma che vi anticipo, perché non sempre un buon spettacolo riesce ad essere concluso con la stessa intelligenza e coerenza con il quale è stato condotto.

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