Magazine Giovedì 23 ottobre 2014

Eliselle ci racconta le sue Fiabe dall'Inferno

Eliselle
© facebook.com/pages/Eliselle

Magazine - Il ritrovamento del corpo di una bambina di otto anni sconvolge la vita di una cittadina di provincia, già sconvolta senza saperlo. Esplode il caso mediatico e il delitto finisce in pasto alla stampa selvaggia. E intorno esplodono vite vissute. Storie che si intrecciano con personaggi diversi tra loro ma con qualcosa che li accomuna tutti. L'inferno. Perché l'inferno siamo noi. Con le nostre paure, le insicurezze e i tormenti. Perché la consapevolezza del cambiamento comporta fatica e dolore. E per provare a cambiare ci vuole coraggio.

Tutto apparentemente normale in queste vicende. L'assoluta normalità del veleggiare in superficie senza neppure rendersene conto. Senza sapere se quello che desideriamo o diciamo di desiderare è reale oppure no. Non risparmia nessuno Eliselle nel suo nuovo lavoro Fiabe dall'inferno (Meme publisher.ebook, 2014, 270 pp, 2.90 Eu).

Contro ogni melensa retorica dei buoni sentimenti la vita dei protagonisti scivola in vicende e situazioni drammatiche e grottesche. Dissacrante quadretto della famiglia. E della supponenza retorica delle madri a qualunque costo. Mariti stanchi e vigliacchi. Impiegate schiavizzate e vessate da colleghe e datori di lavoro. Adolescenti narcisiste e fredde impermeabili alle emozioni e che guardano alla realtà attraverso lenti distorte e ciniche come adulti già vissuti. Annoiate. Come se si osservassero dall'esterno, in un film della loro vita. Tutto sotto agli occhi indagatori di bambini che capiscono fin troppo presto che «i grandi dicono le bugie, però dicono ai bambini che loro non devono dirle».

Questo di Eliselle è un romanzo che strega e affascina per la struttura e il linguaggio originali. Perché Eliselle si sporca le mani nel torbido e inforca lenti d'ingrandimento per osservare oltre la realtà e cercare di vedere chiaro quello che siamo diventati.
Un romanzo corale. Crudele e potente. E con tratti di grande compassione verso chi ha il coraggio, nonostante l'inferno, di farsi attraversare dall'amore.

Eliselle, chi o cos'è l'inferno per te?
«L'inferno siamo noi stessi, inconsapevoli e fragili. Così presi dalle nostre paure, che alla fine facciamo fatica persino a vivere. Il romanzo è incentrato su queste tematiche, declinate in diverse sfumature, ma con un minimo comune denominatore che è l'incapacità di amare e di abbandonarsi all'amore».

Nel tuo noir ci sono personaggi veri e grotteschi che auspicano o temono un cambiamento. A parole. Siamo diventati un'umanità che se la racconta?
«In una certa misura lo siamo sempre stati, ma si sta toccando il fondo: credo che per la consapevolezza serva ancora qualche millennio, avanti di questo passo».

Abituati ai buoni sentimenti, tu scardini ogni etichetta. Sporcarsi le mani nel noir credi ci possa aiutare a svegliare le belle addormentate inconsapevoli che siamo diventati?
«Il noir a me personalmente serve per confrontarmi con le mie paure e le mie piccolezze. Credo che comunque, in generale, sia un bello schiaffo alle coscienze addormentate, ma solo se c'è dall'altra parte una certa ricettività e il desiderio inconscio di mettersi in discussione».

Ti definisci scrittrice work in progress. Eclettica. Passi da un genere ironico brillante, allo storico, al fantasy all'erotico, e al noir. In quale genere ti senti di raccontare meglio la commedia e la miseria umana?
«Non c'è un genere che preferisco utilizzare, sono molto umorale: scrivo in base al mio momento, che può essere di luce o di buio, a seconda della fase della vita che sto attraversando. Ora sono in una fase neutra e sto scrivendo uno storico. La mia testa sta pensando a un breve romanzo comico, ma a volte ho qualche flash per un nuovo noir. Diciamo che i generi diversi sono un'esigenza fisiologica».

di Arianna Destito

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