Magazine Lunedì 28 ottobre 2002

La Dama

“Secondo lei, cosa guarda?”.
La donna non si voltò al suono di quelle parole sussurrate alle sue spalle. Continuò a fissare il quadro pensando, credette Luca, se rispondere a quello sconosciuto che, con sfrontata delicatezza, la stava abbordando.
Luca attese, fissando la chioma di capelli biondi, poi, ad un tratto si sentì inopportuno. Fece un passo indietro e stava per allontanarsi, quando notò un movimento del capo della donna, un cenno di diniego, dapprima appena percettibile, poi sempre più ampio.
“Non so… forse non guarda nulla. Fissa il vuoto”.
Luca provò un senso di sollievo e si rimise dietro di lei a gambe leggermente divaricate e braccia conserte, deciso ad attendere che la donna si voltasse.
Era entrato alla Pinacoteca di Brera, in quel piovoso pomeriggio di novembre, dopo un vuoto girovagare per Milano, attratto dalla calca di ostinati in coda per vedere la Dama dell’ermellino di Leonardo. La pittura non gli interessava granché, ma aveva bisogno di mischiarsi con la folla, con chi aveva uno scopo immediato.
Era rimasto per lungo tempo seduto su una panca, ad osservare il viavai dei visitatori, gettando solo a tratti un’occhiata al dipinto, a quello sguardo che guardava di lato, oltre la cornice, come se in origine il quadro fosse stato più grande ed avesse contenuto un'altra figura… Poi la sua attenzione era stata catturata da quella donna che poteva vedere solo di schiena. Sembrava svogliata, come se fosse venuta lì per altro e stesse dando un’occhiata, già che c’era.
“Io invece credo che stia guardando qualcuno che però non la guarda”, disse Luca.
“Forse Ludovico Sforza?”, disse lei voltandosi. Fissò Luca senza curiosità, come se già lo conoscesse da tempo.
“Ludovico… Beh… io… non saprei…”, farfugliò Luca, tradendo la propria ignoranza.
“Ludovico Sforza, detto il Moro, era l’amante di Cecilia Gallerani”.
Luca si sentì messo all’angolo e con una lieve smorfia delle labbra ne fece tacita dichiarazione. Fu in quel momento che, come destatosi da un sogno, il viso della donna si sciolse in un sorriso e parve accorgersi davvero di lui. “Ma lei che ci fa qui, eh?”, disse lei, scuotendo il capo.
Non era bella, ma Luca la trovò molto attraente. Occhi castani chiari, con sfumature di verde, labbra prive di trucco, che però sembravano disegnate a matita, ma soprattutto… la voce.
“Effettivamente, sono capitato qui per caso”.
“Nulla succede per caso”, disse lei, abbassando lo sguardo con un movimento che a Luca parve tradire un’improvvisa tristezza.
“Intendevo dire che solo qualche ora fa non avrei pensato di trovarmi qui”.
La donna si volse di nuovo verso il quadro, mostrandogli ancora le spalle. Dopo qualche secondo si spostò di lato, come accingendosi a lasciare la sala. Luca continuava ad osservarla, preoccupato che potesse sparire all’improvviso, incapace di staccarle gli occhi di dosso.
Lei si voltò di scatto ed il viso le si illuminò ancora.
“Uguali. Siete uguali!”
“Come?!” , bofonchiò Luca, di nuovo imbarazzato.
“Avete lo stesso sguardo, lei e Cecilia. E’ lo sguardo dell’attrazione. Si guarda così anche una persona che non c’è, solo immaginandone la presenza. Finalmente ho capito”.
Luca le si avvicinò più rilassato.
“Come si chiama?”.
“Giuditta. Giuditta Chieri”.
“Giuditta, come quella che ha tagliato la testa a…a…”.
“…Oloferne”.
Si guardarono un attimo, seri, come due giocatori all’ultimo lancio di carte. Poi scoppiarono entrambi in una risata.
“Rischio la decapitazione se la invito a bere qualcosa?”.
“Il suo collo non correrebbe pericoli, ma bere non posso. Io qui ci lavoro. Sovrintendenza ai Beni Culturali…”
“Adesso capisco…”, disse Luca, con tono un po’ canzonatorio. “Se per caso torno a Milano, posso cercarla?”
Lei gli si avvicinò di più, facendolo trasalire con un’ondata del suo profumo. Gli pizzicò con delicatezza il mento tra l’indice e il medio.
“Niente succede per caso”.

Riccardo Cavaliere

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di Donald Datti

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