Magazine Lunedì 27 ottobre 2014

Dragonero, quando un fumetto diventa un (bel) romanzo

Particolare della copertina di Dragonero

Magazine - «Se è concesso un momento, prima della lotta, va usato per se stessi, per raggiungere l’equilibrio interiore necessario ad agire nel modo migliore una volta estratta la spada»
Dragonero

Quando, nel giugno 2007, Dragonero (leggi il primo capitolo) è apparso per la prima volta in edicola ad inaugurare i Romanzi a Fumetti di Bonelli era evidente che Ian Aranil non esaurisse la sua vena in quella lunga storia sceneggiata da Stefano Vietti e Luca Enoch per i disegni di Stefano Matteoni. Lo scout imperiale aveva fame di avventura e voglia di esplorare nuovi mondi.

Un paio di anni fa, mentre quello che ormai rappresenta l’episodio pilota della serie raggiungeva quotazioni da Gronchi Rosa, Dragonero e la sua squadra di pards - il Luresindo Alben, l’orco Gmor e Sera, l’elfa silvana - hanno trovato uno spazio fisso nelle edicole, diventando una serie mensile di eccellente fattura; storie appassionanti e personaggi così ben strutturati che persino molti comprimari trovano spazio in storie proprie. Una formula nuova, una serie che osa e che sorprende.

Lo scorso 6 ottobre, grazie alla penna di Stefano Vietti, Dragonero, La Maledizione di Thule, edito da Mondadori (278 pp - 17 Eur), ha fatto il suo esordio nelle librerie. Così come per il fumetto anche per il romanzo la cura parte dalla copertina. L’illustrazione di Andrea Tentori Montaldo è di quelle che meritano una cornice, mentre il volume, marchiato con il simbolo araldico di Ian Aranil, l’uccisore di draghi, è arricchito dalla mappa dell’Erondar – il mondo dei protagonisti – realizzata da Luca Enoch.

Dopo aver apprezzato l’oggetto, resta moltissima la curiosità nei confronti della nuova fatica di Stefano perché, sebbene sia nota la sua capacità di sceneggiatore, da Hammer a Nathan Never, le sue qualità di scrittore emergono con la lettura del suo romanzo.
La discussione su quanto un eccellente sceneggiatore possa rendere in un romanzo si infrange sulle pagine del romanzo come il mare su una scogliera.
Stefano mette nel romanzo le sue qualità. E rilancia. E vince.
La maledizione di Thule ha struttura, buona prosa e ottimo senso del ritmo; c’è una missione impossibile ben inserita nel viaggio iniziatico che Ian compie ogni mese sulle tavole del fumetto, e ci sono personaggi ai quali non è possibile non sentirsi legati.

Se l’affetto per i protagonisti resta immutato – Gmor è una spalla all’altezza del Kit Carson di Tex, affascinante come Yanez di Sandokan – l’empatia per il lato oscuro del romanzo, per i villains, coglie impreparati e colpisce diventando valore aggiunto.

La storia scorre senza intoppi e la fretta che ha il lettore di chiudere un capitolo è preceduta dalla voglia di aprire quello successivo, tanto che alla fine se ne vorrebbe ancora, anche oltre l’ultima pagina. Le pagine scorrono veloci come tavole di un albo trasportando il lettore in un mondo che viene esplorato pagine dopo pagina.

L’abitudine di Vietti di parlare con chi deve tradurre in disegno quel che descrive a parole lo porta poi a consegnare ai lettori immagini intense dell’Erondar e delle azioni di battaglia.
La cura per il dettaglio che caratterizza gli albi, viene esaltata; Vietti ammicca ai lettori abituali che già conoscono Dragonero e la sua mitologia, e invita quelli nuovi, quelli che hanno scelto il romanzo perché amanti del Fantasy, che si scoprono improvvisamente curiosi di vederne la declinazione a fumetti.
Il romanzo diventa così spazio d’incontro per lettori provenienti da strade diverse, ma accomunati dalla voglia di viaggiare con la fantasia. È il cortocircuito perfetto; come il fumetto chiama il libro così il libro – pure nella reciproca indipendenza – chiama il fumetto.

Se con La Maledizione di Thule Vietti ha voluto mettersi alla prova, non solo la verifica può dirsi superata, ma è anche diventata punto di partenza; così come dopo la lettura del Romanzo a fumetti restava impossibile pensare che tutto quel potenziale si esaurisse in una sola storia, così la lettura del romanzo consegna al lettore la promessa di un nuovo ciclo capace di portare appassionati e curiosi a visitare l’Erondar scortati da un orco, un’Elfa, un mago e dall’uccisore di draghi .

Questa la sinossi di Dragonero. Ombre spettrali si sono risvegliate nel cuore delle montagne sopra il villaggio di Thule. E nel fondo di un'oscurità inviolabile una creatura dilaniata dall'odio sta per risalire in superficie: Caen il Reietto, frutto di una mutazione operata dalla confraternita dei malvagi cenobiti Jikima allo scopo di creare schiavi dalle sovrumane capacità fisiche e mentali. Solo un uomo può aiutare il mago Alben nel suo viaggio attraverso le insidiose terre di Erondar: Ian, il guerriero dal sangue di Drago, conosciuto come Dragonero. In compagnia dell'Elfa Silvana Sera e dell'Orco Gmor, Dragonero e Alben partono alla ricerca di una misteriosa creatura che potrebbe custodire la chiave per impedire che il destino fatale dell'Impero si compia.

Stefano Vietti nasce a Chiari, in provincia di Brescia.
Nel 1990 ha inizio la sua lunga carriera come sceneggiatore di storie a fumetti. Nel 1994 è tra i creatori della miniserie di fantascienza "Hammer" e l'anno successivo avvia un'intensa collaborazione con Sergio Bonelli Editore, scrivendo per numerose serie, tra cui "Nathan Never" e "Martin Mystère". Insieme a Luca Enoch crea il progetto fantasy "Dragonero", un successo da 50 mila copie tradotto in molti paesi, tra cui gli Stati Uniti. Dal 2013 è pubblicato in edicola come serie mensile.

di Francesco Cascione

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