Magazine Mercoledì 22 ottobre 2014

La compagnia della morte di Alfredo Colitto. La recensione

Magazine - A un formidabile prezzo di lancio (1,90 Eur in brossura!), che per forza deve invogliare i lettori, ecco a voi il grande ritorno del mago del thriller storico italiano, Alfredo Colitto, con il suo prequel La compagnia della morte, (Piemme, 149 pp., 1,99 Eur in e-book), in libreria dal 21 ottobre.
Poi a novembre, per la delizia dei suoi fan, uscirà il romanzo sequel di ben 416 pagine intitolato Peste.

Comunque oggi a voi: La compagnia della morte, con ancora Napoli a fare da scenario e ancora l’eco della sanguinosa rivolta di Masaniello che già aveva occupato le pagine del suo precedente romanzo La porta del Paradiso e sempre lo stesso secolo il 1600, con la Guerra dei Trent’anni che ha coinvolto anche la Spagna costringendola a spremere di tasse come limoni tutti i suoi domini extraterritoriali e quindi anche il ricco Vicereame napoletano, stremando i poveri…

La storia prende il via il 14 agosto 1655. L’implacabile caldo del pomeriggio domina la città partenopea con la sua cappa di piombo infocato, ma Sebastiano Filieri, bravo pittore ma ancora poco noto, non può restare a dipingere gli affreschi commissionatoli da un buon vecchio amico diventato ricco, tra le fresche mura della cappella di Palazzo Agliaro. Deve continuare a vegliare Maria, sorella minore di sua moglie Angela, l’unica sopravvissuta della famiglia. Perché Maria, nel suo delirio di moribonda, ha cominciato a dire qualcosa, che rivela una nuova e terribile versione della verità. Ora deve sapere tutto sull’uccisione di sua moglie Angela e di Beata, la sua bambina avvenuta otto anni prima.

Quella parole di Maria pronunciate sull’orlo della tomba lo costringono a tornare con la memoria ai giorni che hanno preceduto la rivolta di Masaniello, quando Sebastiano Filieri faceva parte della Compagnia della Morte, una società segreta fondata da Aniello Falcone composta da pittori ribelli, quali il celebre Salvator Rosa, che nottetempo aggredivano gli spagnoli per le strade di Napoli, per combattere in qualche modo con la spada lo schiacciante dominio straniero. Poi il desiderio di fare di più e di allearsi con la rivoluzione di Masaniello ma una notte, al ritorno da un’importante missione – l’attacco e il sabotaggio della nave ammiraglia in porto - aveva trovato la moglie e la figlia crudelmente assassinate. Il mandante del delitto era, o almeno così credeva, una persona che era morta. Il dolore l’aveva spinto a tirarsi fuori dal gioco e lasciare la Compagnia... Ma ora sa chi è il vero colpevole... Deve vendicarsi!

Intrigante antipasto che si chiude con l’ingresso in scena di un nuovo personaggio, una giovane artista girovaga che sa disegnare e ci dà un breve assaggio di Peste il lungo romanzo sequel in uscita a breve e del quale vi anticipo la presentazione editoriale.

Napoli, 1655. Varcando la soglia di Palazzo Guzmàn con la sua famiglia di saltimbanchi, per intrattenere gli ospiti del conte, Cecilia non immaginava che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Dopo aver ricevuto gli applausi divertiti degli astanti, si ritrova nel parco del palazzo e assiste, impotente e terrorizzata, a un incontro segreto. Il conte Guzmàn e un altro uomo stanno parlando del destino di Napoli e di una congiura che potrebbe riportare la città nelle mani dei francesi. Cecilia non sa nulla di politica, ma comprende subito il pericolo in cui si trova: è l'unica testimone dell'atroce tradimento. Quella stessa notte, infatti, la sua famiglia viene assalita da tre sicari. Lei è la sola a sfuggire al massacro, grazie al provvidenziale intervento di un uomo che le permette di nascondersi in un palazzo deserto e misterioso. Sebastiano Filieri non ha più nulla nella vita, se non la sua pittura. Ha perso la famiglia e gli ideali in pochi giorni, durante la breve, sfortunata rivolta di Masaniello. Quando scopre il segreto di Cecilia, Sebastiano sa che il conte Guzmàn non riposerà finché non l'avrà uccisa. La ragazza potrebbe riportarlo a combattere per la sua patria, per i valori che un tempo guidavano la sua esistenza, ma la città di Napoli è minacciata da un nemico più pericoloso della Francia, più infido dei governanti spagnoli: la peste.

Breve nota esplicativa sulla Compagnia della Morte. Pare che sia una leggenda inventata e scritta dal pittore e storico Bernardo De Dominici, ma, come tante leggende spesso sembra più vera della verità e Colitto l’ha fatta sua.
L’esplosione del galeone spagnolo in rada a Napoli ci fu davvero il 16 maggio 1647. L’attentato fu attribuito al duca di Maddaloni, Diomede Carafa per mano del suo scherano Nicola Ametrano.

di Patrizia Debicke van der Noot

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