Magazine Giovedì 16 ottobre 2014

Io non ci sto di Adele Marini. La recensione

Magazine - Ieri 15 ottobre è uscito in libreria il nuovo romanzo di Adele Marini (Io non ci sto, Frilli/Feltrinelli, 2014, 288 pp., 18 Eur), vincitrice alla grande (e per lei è la seconda volta) del Premio Azzecagarbugli. Un meritatissimo ritorno al successo per la scrittrice, vincitrice alla grande della X edizione dell'Azzecarbugli con il suo A Milano si muore così (Frilli), un romanzo che secondo le parole dell’autrice «attinge a piene mani nella cronaca nera». Una vittoria in volata perché la giuria popolare, fatta tutta da lettori, ha rivoluzionato la classifica della giuria degli esperti che aveva selezionato i cinque finalisti del premio.

E ora la novità. Proprio il 15 ottobre approda Adele Marini nuovamente in libreria con il suo Io non ci sto pubblicato stavolta in coedizione dall’accoppiata Frilli/Feltrinelli.
E nel suo nuovo romanzo, un giallo che bagna negli intrighi della finanza internazionale, Marini non smentisce il suo estro di astuta e brava affabulatrice.

La quarta di copertina recita: Vincenzo Marino, napoletano trapiantato a Milano, commissario della squadra mobile, ha un pessimo carattere. È diffidente fino alla paranoia, introverso, quasi asociale e per questo è poco amato dagli uomini della sua squadra. In compenso è dotato di un intuito formidabile. Davanti a un duplice delitto dai contorni torbidi, al magistrato che lo incarica delle indagini riassume la situazione con queste parole: “Qui ci sta puzza di Servizi”.

Un avvio misurato per una storia, fatta anche di minuziosi particolari, che pian piano si gonfia e tracima come un fiume in piena. Scrivo due righe, ma non troppo su Io non ci sto per non togliervi il piacere della lettura sul romanzo che si apre con un antefatto esplicatore e una tragedia, l’assassinio a scopo di rapina di una giovane nobildonna napoletana, del marito e di un segretario, avvenuta vent’anni prima e più precisamente nel 1993.
All'epoca Costanza Filomena degli Albani, moglie annoiata di Eric de la Roque, belga, ministro plenipotenziario presso la Santa sede e che gestisce a Roma una piccola bottega antiquaria di oggetti religiosi, viene coinvolta in una storia di sesso con un fascinoso cliente che finisce con ricattarla e coinvolgerla in un pericolosissimo gioco fatto di illeciti finanziari, di servizi segreti, di incontri ravvicinati con il terrorismo internazionale e di misteriosi plichi passati di mano.

È il 1992, annus horribilis della storia italiana, che vide le stragi mafiose, atroce preludio a una svolta politica basata su una strategia di guerra civile definita eufemisticamente oltreatlantico: “guerra non convenzionale a bassa intensità”. Quando Costanza intuisce che il dramma sta per coinvolgere la sua famiglia, fa la sua mossa e gioca una carta che le è rimasta in mano: tenta di mettere al sicuro le agende su cui ha annotato giorno per giorno la sua forzata discesa all’inferno, inviandole a un antico allievo di suo padre, l’ispettore Vincenzo Marino. Però prima di riceverle, Vincenzo Marino viene coinvolto in una sparatoria, e finisce in ospedale sull’orlo della tomba e con lo spettro di restare paralizzato a vita. Il plico, che contiene le agende, ancora intonso, resterà in stand-by e Marino, il destinatario, lo riceverà solo tanti mesi dopo la sua guarigione e per anni e anni, ancora sigillato, lo confinerà stancamente in soffitta.

Ma quando, a vent’anni di distanza, il dramma di Costanza Albani colpirà e provocherà la spaventosa morte di sua figlia, Valerie de la Roque, sia pur con modalità che possono farla giudicare un’attivista del sesso estremo, Vincenzo Marino - trapiantato a Milano e ormai commissario capo - quel plico dovrà aprirlo per forza e allora… Anche un insospettabile ufficiale ha un passato.

Dire di più sarebbe delittuoso. Vi lascio all’accorta intelligenza di Marino, spalleggiato dalla giudice rotweiler e dalla sua bella amica purtroppo trasferita a Roma, sempre accompagnato dalle grida di Edoardo, il merlo indiano sboccato e maleducato ospite.
Storia avvincente, ben scritta, da leggere!

di Patrizia Debicke van der Noot

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