Magazine Domenica 21 settembre 2014

Barbara Pozzo, la signora Ligabue sbanca in libreria

Magazine - Segue le orme del marito Luciano Ligabue, Barbara Pozzo facendo dopo una settimana sold-out con il suo libro La vita che sei. 24 meditazioni sulla gioia (BUR Rizzoli, 2014, 208 pp., 9.90 Eur). Un viaggio verso la gioia da raggiungere non attraverso suggerimenti o esercizi pratici, ma – secondo l’esperienza dell’autrice, per 30 anni terapista della riabilitazione specializzata in medicina manuale – ma l’arrivo a un’autoconsapevolezza per «rimettere a posto i pezzi, diventare uno. Unici. Noi stessi. La vita che siamo». Un viaggio facile? Scopriamolo in compagnia dell’autrice.

Ti aspettavi che in meno di una settimana tutte le copie del libro venissero esaurite?
«È sorprendente, sono molto felice, ma sto a guardare quello che succede perché non sapevo cosa aspettarmi. Sono molto serena, perché sono fermamente convinta che questo libro farà la strada che deve fare. Quindi, qualsiasi cosa accadrà, andrà bene. Vederlo volare così velocemente, è stato incredibile, quindi sono molto grata a quello che sta succedendo e mi fa piacere perché l’intento del libro è di portare un po’ di bene».

La sempre maggiore necessità di ricerca di felicità e di pensieri positivi possono essere stati tra le cause del boom di copie vendute?
«Io credo che ci sia molto bisogno. L’ho toccato con mano per la mia professione sono sempre stata a contatto con la dimensione della sofferenza, però in questi ultimi anni in cui ho aperto il mio blog ho ricevuto sempre più messaggi di persone che stanno molto male. È una cartina di tornasole di come si sta in generale. Penso ci sia bisogno di avere un conforto, di essere sempre più sostenuti».

Non si chiede poco al lettore per meditare sulla gioia. Tra i 24 capitoli si chiede, per esempio, di trasformare il negativo in positivo, o di perdonare. Persone concrete non potrebbero mai. Tu non dai “ricette” o suggerimenti di pratiche da eseguire. Sembra poco, ma chiedi tanto! Come si fa?
«No, il libro non dà suggerimenti in tal senso, perché non si vogliono dare suggerimenti pratici, è proprio una disposizione d’animo. Ci vuole forza e impegno, sono tutte richieste toste perché l’obiettivo di vivere profondamente bene non è da poco, quindi l’impegno ci vuole. Però mettiamo così tanta energia in cose difficilissime, perché viviamo vite difficili, quindi perché non mettercelo in questo? Che non è un impegno difficile, ma finalizzato a qualcosa di realizzabile».

Mentelocale è un giornale online, attento soprattutto alla città di Milano. Cosa pensi di questa città, messa a confronto con Correggio, e della comunicazione web?
«Milano è la mia città. Mi sento profondamente milanese e sono legata a Milano con tutto il cuore. Non sono nata qui, ma ho studiato, ho lavorato sempre qui: ho vissuto qui 20 anni. Il cambio con Correggio è enorme. C’è un’altra dimensione. A volte si pensa che allontanarsi dalla grande città sia meglio. Ma per chi soffre, l’ambiente che ci circonda, influisce molto, ma non è determinante. Una città piccola è sicuramente più a dimensione umana. Per mia figlia è meglio crescere a Correggio.
Il web conta tanto, soprattutto per la realizzazione di questo libro: tramite web io sono stata contattata da Rizzoli per scrivere questo libro, che già era un pensiero che mi girava per la testa, ma non aveva ancora una definizione. Tante persone che mi seguono da tanti anni me lo hanno chiesto più volte».

Su Facebook gira questa catena di sant’Antonio che chiede di citare 10 libri preferiti. Me ne indichi soltanto tre?
«Un libro che regalo spesso perché amo tantissimo è la raccolta di poesie di Wislawa Szymborska, Donne che corrono coi lupi di Clarissa Estés e Ogni cosa è illuminata».

All’interno del libro, un capitolo è dedicato al dolore, indicato come passaggio essenziale per la crescita. Come si può gestire il dolore quando si è molto giovani, o addirittura bambini?
«I bambini hanno il grosso vantaggio, nel bene e nel male, di avere un ricambio veloce e di reagire senza filtri. Vengono trapassati dalle emozioni senza avere alcun tipo di ostacolo e di sovrastruttura. Il dolore nel bambino arriva più dritto al cuore, più immediato, ma più facilmente ha risorse per reagire a quel dolore. In ogni caso va aiutato. È più vulnerabile».

Nel libro c’è una forte presenza del divino, molto umanizzato, come se l’uomo stesso fosse dio di se stesso.
«Sì è così: dio è la forza, il soffio vitale che abbiamo dentro, la nostra essenza profonda. Per me personalmente dio non si identifica con quello di una religione specifica, ma è l’amore. È una fede assoluta che è la legge dell’amore. In questo senso il divino è in noi».

Ora che non lavora più come terapeuta, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Adesso questo progetto è all’inizio, quindi voglio vedere che strada farà. Poi desidero continuare nella direzione del blog che intende condividere il più possibile ciò che può far bene ad anima e corpo».

di Laura Cusmà Piccione

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