Magazine Lunedì 6 ottobre 2014

Guerra sui mari di Andrea Frediani. La recensione

Ottaviano Augusto

Magazine - Per non smentirmi, dopo i tanti articoli scritti sui romani, andando a rispolverare l’antica Mediolanum capitale dell’impero dopo Massimiano, vi parlerò stavolta con l’aiuto di uno storico, che sa il fatto suo e lo sa raccontare come Andrea Frediani, di come si arrivò a costituire quel famoso e celebrato impero.

Il libro in questione è Guerra sui mari (Newton Compton, 2014, 384 pp., 9,90 Eur) e il periodo storico della narrazione va dalla fine del 42 alla primavera del 35 A.C.

E per gradito dovere cito subito alcuni frasi che Frediani ha inserito nella sua bella postfazione al libro:… «Tra i volumi della saga degli Invincibili… questo è quello nel quale sono stato vincolato alle fonti, talmente dettagliate da aver posto un’infinità di paletti. La guerra contro Pompeo è descritta in modo analitico da Appiano, nell’ultima parte del V libro delle guerre civili. La campagna di Sicilia si può prefigurare davvero come una delle più grandi operazioni anfibie della storia, una sorta di sbarco in Normandia ante litteram, e il cronista ce ne fornisce tutti i dettagli… costringendo anche il romanziere più fantasioso ad attenersi strettamente a quanto riportato. Tutti gli episodi qui descritti sono quindi veri; ….e anche molti dettagli, per esempio la parola d’ordine sulle navi o i colori sulle torri durante la battaglia di Nauloco, (una sorta di navale duello medioevale cavalleresco con in palio Roma, ma questo lo dico io) la marcia in territorio arido o la notte accanto all’Etna in eruzione, le frequenti defezioni di Menodoro (ammiraglio di Sesto Pompeo e quindi figlio del rivale di Cesare), i duelli tra questi e Menocrate, e tra Agrippa e Papia….così come il prolungamento della guerra che minacciò di accendersi con l’impennata di Lepido…., il che mi ha permesso –almeno spero – di restituire alla ribalta una vicenda storica che i futuri successi di Augusto (Ottaviano) avrebbero oscurato, probabilmente perché si tratta della campagna in cui collezionò il maggior numero di brutte figure...». Ma poi ce la fece a diventare imperatore, eccome!

Comunque chapeau a Frediani per l’interessantissima ricostruzione storica, quasi da saggio in certi punti, ma che riesce lo stesso a tenere il lettore incollato alle pagine fino alla fine.

Due cenni sulla trama: Bruto e Cassio sono stati sconfitti, Ottaviano, Marco Antonio e Lepido governano la grande Roma come triumviri, ma per Ottaviano la strada per arrivare al potere assoluto è ancora tutta in salita.

La prima minaccia è Lucio, il fratello di Marco Antonio, che l’attacca direttamente aiutato da Fulvia, la sua lasciva e perfida cognata, mentre Marco Antonio si gode il successo della battaglia di Filippi, sta in Oriente, in ben altre faccende affaccendato con Cleopatra la bella regina di Egitto, e pensa solo a crearsi un solido reame. Dicevo: Lucio Antonio scatena una nuova guerra civile che perderà a Perugia, ma Ottaviano e i suoi più fedeli e strenui collaboratori, Agrippa e Mecenate, fanno appena in tempo a festeggiare la vittoria che è in arrivo la minaccia peggiore: Sesto Pompeo, il figlio di Pompeo Magno, ha dichiarato guerra ai triumviri, ha raccolto attorno a sé alcuni nobili dissidenti e si è trasformato in pirata e con le sue incursioni affama la penisola.

La lunga campagna contro di lui metterà spesso Ottaviano di fronte a una possibile sconfitta, al rischio della morte. Tutto sembra a suo sfavore, il suo nemico si direbbe il beniamino degli dei, l’opinione pubblica gli si rivolta contro, le truppe dubitano del loro comandante, la rivolta fa capolino dietro l’angolo.
Ma l’etrusco Mecenate veglia per lui e su lui, con le sue straordinarie e persuasive capacità politiche. E Agrippa, l’amico, forse l’unico vero amico, il formidabile stratega, il grande generale, il suo più solido pilastro saprà offrirgli, ancora una volta, l’aiuto decisivo per conservare l’eredità di Cesare. (È sua infatti: la geniale invenzione e la messa in opera dell’Arpax, enorme rampino da lancio che consentirà la vittoria di Ottaviano nella battaglia navale contro Sesto Pompeo).

Ora però consentitemi qualche riflessione sui protagonisti del libro.
La storia si presta a tante interpretazioni, giustamente Frediani lo sa e lo mette in pratica. Francamente mi sono malignamente divertita davanti alla ricostruzione della personalità di Ottaviano, una specie di robot malaticcio, antipaticuccio, prepotente, ma evidentemente dotato di un magnetismo ”quasi magico” tanto da riuscire a piegare tutti alla sua volontà e mira solo a diventare: l’unico, l’Imperatore. (E per far questo azzeccata l’idea della setta di Marte Ultore, una specie di crudele Massoneria ante litteram).

Amorale e privo di ogni buon sentimento, sceglie e scarta senza remore una prima giovanissima e deliziosa moglie Clodia Pulcra , figliastra di Antonio, poi la petulante Scribonia, che sarà madre della sua unica figlia Giulia, per passare a Livia Drusilla, moglie di Tiberio Nerone e trovare con lei pane per i suoi denti (e una crudele predatrice al suo livello).

Per sua fortuna è attorniato da “fedelissimi” quali le due guardie del corpo germaniche, Mecenate sempre pronto a tirare fuori magicamente un coniglio dal cappello per salvare la situazione e Agrippa, la figura più interessante, il vero eroe in ogni situazione, intelligente, misurato ma, anche lui, mannaggia, con il peccatuccio di lasciarsi trasportare ogni tanto da quella cosa che ha tra le gambe… Lo stesso Marco Antonio ci casca… Insomma quando sono più bravi e simpatici hanno il torto e la tendenza di lasciarsi fregare dalle gonne.

Ma, romanzescamente parlando, una fiction che funziona anche perché quella è l’immagine che si ha o si vuole avere degli antichi romani. Dimenticandoci spesso quella che era la moralità dell’epoca e del particolare momento storico, governato da una straordinaria libertà di costumi e da un’etica che non era la nostra (anche se ogni tanto qualche dubbio ce l’ho). Allora al potere ci arrivava chi lo voleva davvero e, per averlo, era disposto a non arretrare di fronte a nulla (Ben trovata la scusa dei cesaricidi come bau-bau).

E comunque a proposito di maneggi, alleanze di comodo, cambi di bandiera, direi: niente di nuovo sotto il sole di Roma! Unica differenza tra ieri e oggi: ieri si rischiava le pelle, oggi il sordido grigiore dell’estromissione dalla politica, magari condito da qualche inchiesta giusta o sbagliata.

di Patrizia Debicke van der Noot

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