Magazine Lunedì 7 ottobre 2002

La sveglia

«Accidenti! La sveglia! Ho dimenticato di mettere la sveglia!»
Faceva caldo in quella stanza, Flavia provò per un attimo ad aprire gli occhi, ma un dardo di luce glieli fece richiudere. La testa pesante, tutto le roteava attorno, i muri, i libri, le stampe, un frullato di oggetti familiari, ma al momento nemici.
Aveva bevuto troppo la sera prima…. ma sì ora ricordava, Paolo, anche Paolo era lì, una delle solite cene. Candele e calici di cristallo erano ormai un lontano ricordo di incontri anche piacevoli. Quel bianco così fresco e frizzante, lui che versava.
«Che ingenua!»
Se lo era ritrovato addosso sul divano, poteva essere chiunque, non aveva saputo dire no. Era stato orribile.
Quando lui aveva finito, nausea, ma anche un senso di sollievo furono le sue prime percezioni.
Lo aveva visto rivestirsi in fretta e avviarsi verso la porta…
«Ciao, ci sentiamo domani», aveva detto con lo sguardo basso.
Lei non aveva risposto. Quando la porta si era chiusa ed era rimasta sola, si era alzata nuda e “sporca”. Si era buttata sul letto e addormentata.
«Che bastardo!»

La stanza continuava a roteare, fuori ,dalla finestra giungeva un insopportabile martellare…
«Bastaaa!!!»
Non aveva la minima idea di che ora fosse, nella penombra vorticosa della stanza. Era sicuramente in ritardo, raggi di sole trapassavano i battenti chiusi della finestra. Ancora quel martellare… ora ricordava… le impalcature, i lavori alla facciata, lei al mattino usciva presto. Decise di alzarsi, doveva porre fine a quel frastuono, e poi la testa, la nausea, l’odore di “lui” ancora addosso. Mise su la solita maxi-shirt, quella con la foto di Elvis, spalancò la finestra.
Aliou fu colpito dallo stipite, perse l’equilibrio, ma miracolosamente si aggrappò ad un tubo dell’impalcatura.
«Ma che cazzo! Per poco non mi butta di sotto!»
«E tu piantala di battere quel picchetto sul muro, mi sta esplodendo la testa!»
«Senta signora, capisco dal suo aspetto che non ha passato una delle sue notti migliori, ma io stavo lavorando….»
«Che ne sai tu di come io passo le notti brutto… come ti permetti!»
Senza accorgersene era già passata ad un tono più confidenziale, in fondo la scena la divertiva, lui era lì appeso a quel tubo Innocenti, il petto tinta mogano dipinto a strisce bianche come un guerriero Masai, indossava un paio di calzoncini corti e un paio di Superga basse, i muscoli tesi nella presa, aveva un bel sorriso ironico ,incorniciato da due labbra…
«Beh! Che ha da fissarmi ?» disse lui.
L’aveva già capita, sapeva già tutto di lei… della sua infelicità, della sua voglia di dire basta… era molto bella, la pelle appena dorata dal sole estivo, i capelli neri spettinati, su di un viso… ma soprattutto lo colpirono due meravigliose tette che si intravedevano sotto la t-shirt.
«E tu invece la pianti di alzarmi la maglietta con lo sguardo! Non ti hanno insegnato le buone maniere prima di spedirti qua?»

Giovanni Morando
di Donald Datti

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