Magazine Mercoledì 6 agosto 2014

Fratture, il romanzo di Massimiliano Nuzzolo

Fori Romani by night
© Stefano Pellicciari / Flickr.com

Magazine - Eccoci qua.
Abbiamo appena fatto l’amore. Io e Elisa. In una di quelle scene che sembrano tratte da una commedia romantica, un po’ favola, un po’ Tempo delle mele. Ma non è così.
Ce ne siamo andati in giro più di un’ora per i Fori romani. Io l’ho seguita. Parevo un cagnolino felice.
Mi ha afferrato la mano, l’ha stretta e ha sussurrato: «vieni con me...»

Abbiamo camminato, non c’era più nessuno in giro vista l’ora. Con agili mosse ha scavalcato la recinzione, ho scavalcato, e sceso una scala di pietra. Accanto a una chiesa, sotto di noi vedevo le origini di Roma. Elisa ha acceso la piccola torcia che teneva in tasca. È sbalorditivo, ho pensato, quanta luce riesca a emettere un affarino così minuscolo, un fascio luminoso che taglia la notte e il mistero che galleggia attorno a questo posto.
«Non eri tu che volevi farlo nei Fori romani?», ha chiesto con un tono provocatorio. «Sì, era questa l’idea, ma non intendevo infrangere la legge», ho risposto imbarazzato.

Lei mi ha zittito mettendosi un dito giusto davanti al naso. Silenzio, è un ordine. E abbiamo superato veloci la zona illuminata scivolando nella Storia. Ho avvertito un brivido addosso, mi ha percorso la schiena. Posare i piedi sulle pietre millenarie ed essere gli unici a farlo in questa notte riempiva l’atmosfera di una strana magia.
Come allegri turisti abbiamo bighellonato per un po’. Elisa ha indicato in alto, dando un nome alle cose, a palazzi, colonne, marmi che per me erano solo rovine.

«Cavolo sei preparata...», l’ho sfottuta io.
«Cretino», ha detto lei, «almeno quattro cose in croce bisogna saperle... Se vuoi ti porto alla Casa delle Vestali, ma c’è rimasto poco. L’erba si è inghiottita quasi tutto, però è buio pesto...»
L’ho seguita nella perlustrazione notturna. Aggrappato alla sua mano coi miei pensieri a vagolare nel profumo d’erba e di materna notte. Nel profumo di Elisa.

Ci siamo baciati. Una, due, centinaia di volte.
Ci siamo stretti l’uno all’altra.
Una leggera brezza è scivolata tra le pietre consumate dai secoli, ha fatto oscillare gli arbusti, ci ha scompigliato i capelli. Ci siamo stretti più forte l’uno all’altra.
Ma nessuno ha detto una parola. E un po’ per caso siamo arrivati qui. Un po’ per gioco, trascinandosi l’un l’altro o lasciandoci spingere dal vento, che differenza fa?, sfidando la paura che mi si insinua dentro di notte in prossimità dei monumenti, quella paura disarmante che deriva dall’illuminazione a effetto, spigolosa e verticale, fatta di contrasti giallo cupo e di ombre nere come la morte, di buio denso, luce che fa il vanto dei Beni Culturali e delle Municipalità. Era bello attraversare il Foro senza seguire una strada, senza badare ai nomi e alle iscrizioni, incespicando nel terreno sconnesso, nei sassi, stando bene attenti alle buche, e sotto la luce degli astri là in alto i nostri occhi hanno scintillato.

Se Carlotta mi vedesse si incazzerebbe come una pantera.
Ho preso un treno e sono venuto fin qui. Ma non ero trasportato romanticamente, no. Se l’ho fatto ci sarà un motivo. Giuro. Anche se faccio fatica a capire qual è.

Tutto è accaduto così velocemente che è difficile crederci. Morire quasi. Perdere ogni ricordo e azzerare in un attimo un’esistenza senza diritto di replica. Il nulla tanto vicino da fare male. Elisa, piccola aliena, con i suoi messaggi e le sue ricerche assurde, quelle sue domandemorbosamente bisognose di risposte. Una finestra spalancata verso la luce del mattino. I suoi sorrisi sempre più necessari. Le sue parole, la sua voce al telefono. Due anime a nudo. Io e lei. Io...

Fumo una sigaretta sotto questa luna tonda in una notte calda che non sembra affatto aprile. Saranno ventuno gradi. E ce ne stiamo nudi sopra a un rudere romano che ha un valore simbolico inestimabile per l’Universo intero.
Io e Elisa ombelico più ombelico sull’ombelico della città e del Mondo. Nessuna scena alla Ponte Milvio. Certe cose appaiono leggere, invece a guardarle con attenzione sono dolorose, terribili, devastanti e allo stesso tempo liberatorie, risolutorie, morbide.
Ma questo non ha nessuna importanza.
L’importante, credo, è che siamo qui.
Io e lei.

di Massimiliano Nuzzolo

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