Magazine Martedì 1 ottobre 2002

Il fascino della divisa

Magazine - Sonia si alzò per andare a fumare una sigaretta in corridoio. Le piaceva quel gesto, uno scuotimento lento e sicuro del polso, con cui spegneva i fiammiferi che, chissà, per vezzo, si ostinava ad usare. I suoi collaboratori le avevano regalato un bellissimo accendino per un suo compleanno, ma la “capa” continuava con i minerva. Aspirò una lunga boccata, appoggiando la schiena alla porta scorrevole che aveva chiuso alle sue spalle.
Improvvisamente, vedendolo arrivare, un’ansia tremenda la prese.

Spense precipitosamente la sigaretta appena cominciata e rientrò, quasi inciampando nei piedi di Carla che, sussiegosamente assorta nella lettura di uno dei suoi romanzacci, neanche se ne accorse. Perché, perché tutte le volte veniva presa da quell’agitazione?
Con le mani tremanti aprì la borsa, poggiata sul tavolino e cominciò a frugare, alla ricerca di ciò la cui sola vista l’avrebbe un po’ calmata. Portafoglio, chiavi portatrucco, tutto, tutto, meno ciò che cercava. Si sedette di schianto: ecco, era successo un’altra volta.
Riprese metodicamente la ricerca, poggiando tutti gli oggetti che estraeva dalla borsa sul tavolino, in bell’ordine. Il tempo stringeva, ma cercava di ricordarsi dove l’aveva messo, imponendosi la calma. Quando la borsa fu vuota si fermò, tenendola fra le dita contratte, immobilizzata dal panico, le labbra secche. Non riusciva a controllare quell’emozione, si sentiva sul punto di piangere.
Deglutì faticosamente e si umettò le labbra con la lingua: “Oh Signore, fa che per un motivo qualunque non entri”. Si sentiva le gambe molli, per un attimo, guardando Carla di sfuggita, le sembrò sua madre, con quella faccia arcigna. Certo da lei non sarebbe venuto alcun aiuto. La pancia le bollì.
Improvvisamente, con un tuffo quasi doloroso del cuore, pensò che forse poteva essere nelle cartella, ma no, neanche lì, tra le scartoffie dell’ufficio scartabellate con dita frenetiche.
Chissà perché Sonia la dura, l’algida, la superefficiente aveva focalizzato proprio su quel personaggio - d’accordo, ai più alquanto antipatico - tutte le sue debolezze.
Ecco, lo sapeva stava arrivando.
La porta, che Carla aveva stancamente richiusa senza staccare gli occhi dal libro, si aprì di colpo: era lì.

“Buongiorno, biglietti, prego...”
Carla, col suo sorrisetto al limone, estrasse due biglietti dal libro.

Rita Buzzoni

di Donald Datti

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