Magazine Lunedì 21 luglio 2014

Collisioni 2014. Herta Müller: «Se sei un profugo, come ero io»

Herta Muller

Magazine - Che non si parlasse solo dei suoi libri, era una cosa scontata: l’incontro a Barolo con Herta Müller nell'ambito del festival Collisioni è stato una lezione di storia, di filosofia e di dialettica. E non poteva essere diversamente, visto il personaggio. Scrittrice premio Nobel per la Letteratura nel 2009, nata nella regione del Banato in Romania, ma in una comunità sassone.

Un’origine che le rimarrà addosso e la segnerà per il resto della vita, così come la sua scelta di non collaborare con la Securitate, i servizi segreti del regime comunista di Nicolae Ceauşescu che governò in Romania fino alla rivolta del 1989.

Un rifiuto che come racconta con estrema pacatezza la stessa Herta Müller, ha trasformato la sua esistenza in una costante lotta per la sopravvivenza, una vita scandita dal rapporto quotidiano con la morte: «Non è bello quando ti dicono di stare attenta ad andare in bicicletta. E dopo pochi giorni vieni investita proprio mentre vai in bicicletta. E non è bello nemmeno quando trovi gli oggetti spostati nella tua stessa casa, un quadro appoggiato sul letto o un dettaglio fuori posto».

Ecco perché nel 1987 deciderà di lasciare la Romania per la Germania, dove tutt’ora vive con il marito. «Mi sono sempre sentita una tedesca in Romania e una romena in Germania» dice di sé. E non è solo una questione linguistica, è una questione di integrazione.

Da questa affermazione all’attualità, il passo è breve e carico delle storie e dei volti dei profughi che riempiono ogni giorno giornali e telegiornali. «È innegabile che ci sia un problema - commenta la Müller - Troppe persone fuggono dai loro Paesi e non possiamo accoglierli tutti. Purtroppo non c’è una soluzione, ma non bisogna mai dimenticare cosa possa significare per una persona essere lontana dalla propria casa e chiedersi di conseguenza non ‘Perché questa persona è qui’, ma ‘Perché è dovuta venire qui?’».

La differenza può sfuggire ai più, ma la precisione linguistica e stilistica è una cifra caratteristica della Müller. «Non parlare bene la lingua del paese in cui abiti o, come è capitato a me, non essere percepita come tedesca in Germania, ti rende una persona insicura, soprattutto se sei un profugo, come ero io».

Ecco perché la lingua e il linguaggio diventano per lei un’arma e uno strumento potentissimo di dialettica finalizzata all’etica e alla morale. E soprattutto alla libertà. Non per nulla l’incontro è stato chiamato Scrittura come ricerca della libertà.

Nelle sue opere Müller ha sempre scelto di affidarsi alla precisione dei dettagli per tratteggiare con mezzi puramente linguistici gli aspetti più crudi del suo ambiente e della situazione politico-sociale della Romania affrontando il problema delle minoranze, l'oppressione sotto il regime comunista (in Il paese delle prugne verdi, tradotto nel 2008, si sofferma anche sulle violenze subite dalle donne), la rivolta contro Ceausescu.

«La precisione dei dettagli e la loro forza - dice Müller a Collisioni - è l’unico strumento a mia disposizione per appuntare la quotidianità con precisione. E non posso fare altrimenti: scrivere senza dettagli non trasmette nulla. Solo così riesco a dare una visione d’insieme della storia. Lo considero il mio impegno morale nei confronti della realtà».

Così come mantenere viva la memoria storica di un popolo, come antidoto all’imbarbarimento e al nazionalismo. Il riferimento alla Russia di Putin è evidente e la Müller non intende proprio nascondere il suo punto di vista, regalando alla platea un commento tagliente sulla politica del presidente della federazione: «La Russia è piena di ingiustizie. Non c’è un medium indipendente. È una dittatura, ecco perché riesce a fare una guerra come quella con l’Ucraina. Se ci fosse stato un processo di democratizzazione e una profonda messa in discussione dello stalinismo, ora in Russia non ci sarebbe Putin».

Nelle sue parole si ritrova la nitidezza delle pagine scritte, una caratteristica che le ha portato numerosissimi premi tra cui il Roswitha-Preis nel 1990, il più antico premio letterario tedesco, riservato a scrittrici donne e il già citato Nobel che le è stato conferito con questa motivazione: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa, dipinge il paesaggio dei senza patria».

di Lorenza Delucchi

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