Magazine Venerdì 18 luglio 2014

«Il ritorno di Hammer, tra passione e sana incoscienza»

Particolare di una tavola del nuovo Hammer
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Magazine - Nel '94 mangiavo romanzi di fantascienza e fumetti assieme ai testi universitari e mentre mi appassionavo ai Canti di Hyperion di Simmons, scoprivo Gibson e il valore mistico del '42, a novembre, a Lucca, compravo con annesso autografo di Giancarlo Olivares, il numero zero di Hammer, edito dalla Star Comics, una serie che avrebbe visto la luce la primavera successiva. Fu amore a prima vista.

La Star Comics in quegli anni, come e più di oggi, era un vero e proprio laboratorio di idee. Oggi dalla Star è arrivato il gioiello Valter Buio di Bilotta, all’epoca c’erano Lazarus Ledd di Capone, Spryliz di Enoch e infine le Tre Canaglie, Helena Svensson, Swan Barese e John Colter, Hacker, truffatore e contrabbandiere, personaggi intensi, eroici ma in modo nuovo. Storie eccellenti, ricche graficamente. Belle da leggere e scoprire dalla copertina in poi.

Il Gruppo Hammer, una squadra di artisti straordinari formata da Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi, Luigi Simeoni, Stefano Vietti e Marco Febbrari realizzò in 13 numeri una saga tanto nuova da anticipare suggestioni che gli amanti della fantascienza avrebbero trovato nelle sale solo anni dopo.
Matrix, ad esempio, il cui legame è fortissimo con la serie, esce solo nel 1998.

A distanza di vent’anni, qualche mese fa, è bastato un post sul profilo di Facebook di Stefano Vietti perché si riaccendesse la passione per le storie dell’astronave Hammer.
Il segreto di quel successo, per Stefano Vietti, è una ricetta semplice, ma solo per chi sa usarla:«passione per il lavoro, un po' di sana incoscienza narrativa e il rispetto per i lettori sono ciò che serve per creare buoni fumetti».

«Quel che colpisce anche a distanza di 20 anni – racconta Vietti alla vigilia del nuovo esordio di Hammer in edicola – è la freschezza del lavoro, la sua immediatezza. Tutti i personaggi sono subito protagonisti, arrivano subito al cuore del lettore. Il narrato è veloce e la parte grafica è attualissima».

Hammer chiuse nel 1996, all’apice del suo successo, con una storia corale indimenticabile. Quella chiusura trasformò quegli albi in leggenda che a partire dal 18 luglio tornerà a vivere.
«Mondadori Comics – dice Vietti in una chiacchierata diventata tradizione - ci ha contattati per concordare una riedizione e siamo andati subito d'accordo, perché ci ha lasciato la libertà di gestire l'operazione come volevamo: nel rispetto di ciò che era stato Hammer 20 anni fa, per trarre un prodotto che non fosse solo una ristampa ma anche una nuova lettura per i lettori giovani che Hammer non lo avevano conosciuto. Le tre canaglie si sono risvegliate all'istante»

Il nuovo inizio per Hammer potrebbe essere anche l’occasione per andare oltre i Gattordici numeri (questo il titolo di un albo speciale uscito a chiusura della serie ed introvabile) e aprire cassetti rimasti chiusi per venti anni.

«Negli anni – ammette – abbiamo messo da parte qualche idea per proseguire il progetto, dovremo però attendere il responso delle vendite per capire se sia possibile andare avanti e come».
Il problema delle vendite è ovviamente un elemento importante; leggendo alcuni siti più o meno specializzati, pare che il metro di giudizio oggi si limiti al venduto rendendo quasi marginale il valore assoluto del prodotto. Ma i numeri non sono sempre facili da leggere.

«Premesso che davvero non è possibile giudicare il valore di un prodotto solo dalle vendite – conferma Stefano - deve essere chiaro che i freddi dati di vendita vanno interpretati e i lettori non conoscono i dettagli per farlo al meglio. Un progetto con vendite basse, per esempio, ma con costi di produzione contenuti, porta utili all'editore e dunque funziona. Un altro prodotto potrebbe avere delle vendite basse dirette, ma alti utili per via di un suo sfruttamento in altri ambiti. Il discorso è complesso, specie se visto solo nel breve periodo. Un progetto seriale, ha bisogno di tempo per farsi conoscere».

La crisi però, se possibile, ha liberato la fantasia, e gli artisti del fumetto, in quanto artisti, trovano nelle difficoltà il fertilizzante per la propria vena. Mentre Mondadori esplora con attenzione il mondo del fumetto, Panini rilancia Topolino, il fumetto americano, e produce, moltiplicando le proposte in edicola e libreria.
In Bonelli – punto di riferimento per il fumetto popolare italiano - Dragonero e Orfani sono proposte tra loro differenti ma estremamente alte dal punto di vista della qualità, senza parlare de Le Storie, albi dove convergono alcuni dei migliori talenti nostrani; Lilith di Enoch conferma il talento del papà di Spryliz, coautore di Dragonero proprio con Vietti, mentre Lukas mostra la capacità di narratore di Medda.

Lontano da via Buonarroti ci sono autori come Gipi o Michele Zerocalcare Rech che costringono anche i più scettici a considerare il fumetto in modo meno snob e il connubio tra cinema e fumetto non è mai stato tanto forte.

Una Storia è stato ad un passo dal premio Strega, un riconoscimento ambito e che Gipi avrebbe meritato per il suo capolavoro. Riduttivo parlare solo di numeri.
«Infatti lo è. E molto. Ancor più se si considera lo sforzo che molti editori stanno facendo per produrre nuove idee e la qualità che molti autori stanno offrendo in un momento difficile come questo. La Bonelli è continuamente in corsa per creare e sostenere nuovi progetti, così come la Panini Comics o la Bao e la Mondadori Comics. Ci sono tanti altri piccoli editori, poi, ciascuno con i propri mezzi, che stanno uscendo sul mercato con belle idee. I numeri, a questo punto, li guardo poco».

«Lanciare sul mercato un nuovo progetto costa. Se anche si hanno i fondi per lanciarlo, occorre mettere in conto i fondi per sostenerlo il tempo necessario affinché sia conosciuto. Serve una certa pazienza, sia da parte dell'editore che del lettore, non fosse altro che per rendere onore al lavoro fatto. I margini di attesa si sono ridotti, è vero, ma prendiamo come esempio Dylan Dog: necessitò di un periodo di rodaggio prima di divenire il campione di vendite che è stato. La qualità del progetto era altissima, le storie di Tiziano Sclavi stupende, i disegni eccellenti, ma ci volle comunque del tempo per raccogliere i frutti di quel lavoro. Il tempo necessario, appunto».

Mentre Hammer torna in edicola Vietti conferma le sue qualità su Dragonero; un fumetto che più di ogni altro si presenta come trasversale, tanto grande da non riuscire a rimanere chiuso nel solo albo mensile.

«Fin dalle prime riunioni tra Luca Enoch e me per progettare Dragonero, era il 1995, si pensò di creare non tanto un progetto fantasy, ma una esperienza narrativa più completa possibile che fosse da noi controllabile narrativamente. Dragonero è una serie a fumetti, un gioco di ruolo, una serie di romanzi».

Dopo il successo del romanzo a fumetti del 2007, esauritissimo, è arrivata la serie mensile, poi il gioco di ruolo edito da Wyrd Edizioni e a ottobre arriva il primo romanzo edito da Mondadori.
«Dragonero, ad oggi, rappresenta forse l'unico esempio in Italia di produzione crossmediale legata a una serie a fumetti. È stata dura, i tre anni che io e Luca abbiamo alle spalle sono stati intensi, ma siamo molto soddisfatti».

Idee e progetti che prendono piede a ritmi intensi; questo è il nuovo corso impresso alla propria produzione dalla Bonelli. «E non è finita. La scorsa settimana abbiamo portato in Bonelli almeno un paio di altre grosse proposte in merito a Dragonero: sono tutte in fase di discussione, assieme alla ristampa del romanzo a fumetti del 2007 in veste nuova». Oggi quell’albo su Ebay arriva a costare oltre 50 Euro.

Il nome di Vietti per un decennio è stato legato ai destini di un altro eroe Bonelliano, Nathan Never.

«L'esperienza con Nathan Never al momento è finita – ammette -. Ho scritto una storia per la collana Le Storie; un albo ambientato durante la seconda guerra mondiale, disegnato da Alfio Buscaglia prossimo all’uscita. Sto inoltre finendo una trilogia per un nuovo progetto Bonelli con Alesandro Bignamini ai disegni. Infine mi sto occupando di un progetto horror con Marco Checcetto dal titolo Life Zero che dovrebbe vedere la luce nel prossimo anno»

Il ritorno di una serie dopo vent’anni rende impossibile evitare di guardare avanti ed immaginare cosa possa essere Dragonero tra 4 lustri.

«Ancora in corsa - risponde entusiasta - ma scritto da qualche baldo giovane che avrà introdotto chissà quale rivoluzione narrativa per mantenerlo vivo e al passo coi tempi».

Da Hammer a Dragonero e ritorno, un viaggio nella creatività del Gruppo Hammer che si ritrova negli ambienti fantasy dove si muovono Ian e Gmor, protagonisti della serie. Entrambi a portata di edicola, nel caso non sappiate ancora cosa portare sotto l’ombrellone questa estate.

di Francesco Cascione

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