Magazine Giovedì 26 settembre 2002

Rumore di fondo

Magazine - La giornata era radiosa. L’ideale per stare tranquilli.
L’auto scendeva un po’ troppo veloce per la strada sterrata, sollevando una nube di polvere.
Al termine dello sterrato, imboccò la provinciale che portava in città, con un nuovo scatto di acceleratore. La borsa appoggiata sul sedile anteriore, per la leggera spinta in avanti, si rovesciò.
L’uomo la rimise in piedi, per evitare che se ne riversasse il contenuto, ben attento a non farsi attrarre lo sguardo da quell’apertura, con la cerniera rotta che, chissà, poteva guardarlo come la bocca di un animale famelico.
Dalla radio, a volume troppo alto, le previsioni della giornata sull’andamento dei mercati finanziari. Sul sedile posteriore si andava svolgendo un piccolo incontro di lotta libera: “Ehi! Papi!…Così non vale!… Rex mi ha infilato in bocca il ditino che ha appena usato per scaccolarsi!”. “Ma Raptor mi ha messo un ginocchio sul naso!”
Un attimo dopo, un calcio allo schienale del sedile anteriore faceva di nuovo abbattere la borsa.
Ancora quella bocca minacciosamente aperta…“ Rex, Raptor… Cercate di andare a scuola, oggi e non all’ospedale”.
All’incrocio il semaforo era rosso, come tutte le mattine, ma quel giorno l’uomo si fermò con particolare impazienza, nonostante fossero in perfetto orario.
“Devo dedicare tutta la giornata a quelle pratiche in sospeso da mesi…”, pensò, “…passare in lavanderia, aggiustare il ferro da stiro rotto da Natale, andare a colloquio con gli insegnanti di Rex e Raptor (mai visti) e poi… troverò qualche altro accidenti di cosa da fare!”.
Mentre scattava il verde suonò il cellulare dall’interno della borsa. Ne guardò l’apertura con un moto di antipatia. Infilò la mano con circospezione, come se al suo interno si nascondesse un insetto velenoso, cercando di strisciare l’interno del cuoio dal lato dove si trovava il telefono, attento a non sconfinare più in là.
“Pronto?…Salve signora…Sì certamente, sto provvedendo. Questo è di sicuro l’ultimo sollecito che lei mi fa. Diciamo… per domani… dopodomani al massimo”.
Ricaduto il telefono nella borsa nella borsa, l’attenzione dell’uomo si volse alla radio: Who want to live forever.
“Ehi, papi!” disse Raptor “ma questa è la musica di Highlander!”. “Highlander?…non so… È comunque Eddy Murphy…” disse l’uomo, cercando di cacciare ricordi come topi con la scopa, mentre si affrettava a modificare la sintonia.
“No, papi! Perché l’hai tolta? Mi piaceva!”. “Un minuto e siamo arrivati, Rappi …non avresti il tempo di sentirla tutta”.
L’auto si fermò davanti alla scuola. Un bacio appiccicoso per guancia e l’uomo si trovò ad osservare, solo, due zaini che sgambettavano inquieti versi l’ingresso. Provò un’ondata di dolorosa tenerezza. Mise in moto e ripartì deciso, dopo aver sbirciato nello specchietto il vuoto minaccioso del sedile posteriore.
Soli, lui e la borsa famelica.
Alzò ancora il volume della radio che ora trasmetteva una innocua Yellow submarine. Per abbreviare il percorso fino all’ufficio, pensò di prendere la scorciatoia che taglia attraverso il parco. “Accidenti, pessima idea!”, esclamò quando si trovò davanti alla sbarra di un passaggio a livello chiuso. “Non l’avevo previsto” pensò. “Un treno a quest’ora? Dev’esserci un ritardo mostruoso… Maledette ferrovie statali!” esclamò con furore. Impossibile, in quel punto, fare inversione. Afferrò saldo il volante, guardando fisso un orizzonte immaginario. Sperò intensamente che il telefono suonasse ancora. Nessun rumore di ferraglie, nessuna vibrazione… nessun treno stava arrivando. Dalla bocca della borsa uscì un canto di sirena.
Impossibile reggere.
Lo sguardo si spostò con uno scatto sulla cerniera aperta. Senza capire se per coraggio o per paura, l’uomo infilò la mano nella borsa, questa volta senza cautela e… trovò l’insetto velenoso. Estrasse il foglio piegato in quattro e lo riaprì. Lo rilesse.
Tutto uguale alla sera prima, stesso significato, nessuno spiraglio, niente nuove prospettive alla luce del giorno… E intorno a lui nulla che aiutasse, non uno squillo, non un calcio al sedile, non un treno che passa… Anche la radio, misteriosamente priva di segnale. Nessun rumore di fondo.
Impossibile reggere.
La mano aprì il bauletto del cruscotto. Ne estrasse un panno bianco che avvolgeva un oggetto pesante. Il panno si aprì e la mano accarezzò per un attimo il freddo dell’oggetto.
Il freddo si appoggiò alla tempia.
“Rex…Rap…

Riccardo Cavaliere

di Donald Datti

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