Magazine Venerdì 11 luglio 2014

Carlo Emilio Gadda, un autore ricco di sorprese

Firma di Carlo Emilio Gadda
© carloemiliogadda.it

Magazine - Una brevissima presentazione del saggio La galleria interiore dell’ingegnere (Bollati Boringhieri, 169 pp., 15 Eur) scritto da Manuela Marchesini e da ieri in libreria.

Saggio e studio letterario, dotto e ben argomentato, ci fa scoprire le molte facce (una quasi sconfinata e imprevedibile galleria interiore) di Carlo Emilio Gadda, il grande narratore e poeta del Novecento che sapeva intrecciare e contrapporre in sé tanti elementi disparati.

Gadda ha arricchito la sua scrittura con il suo vasto sapere di arti e di letteratura, ne ha fatto crogiolo dei suoi sentimenti, sfogandoci senza pudore rabbie e idiosincrasie. Poi ha adattato il linguaggio a quanto voleva, servendosi di un originalissimo impasto di dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi, a infine è riuscito ad amalgamare in un formidabile mixer pittorico la descrizione dei fatti narrati, che diventano non più solo immaginati ma palpabili, reali. La sua scrittura di alta qualità, simbolicamente raffinata, talvolta volutamente sboccata ma quasi sempre densa di originali componenti comiche, ha portato a un continuo stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo.

In una lettera a Contini il 9 aprile 1963 Gadda scriveva: «Il mio lavoro è logicamente, esteticamente e narrativamente "sbagliato", fondandosi sulla stolta speranza di narrare intorbidando le acque».

I titoli dei capitoli sono: Prassi dell’amore e prassi della specchio; Implicazioni gaddiane: il puzzle degli assassini e le loro tracce; Gadda comico.

La quarta di copertina recita Il giorno del funerale di Carlo Emilio Gadda, un piccolo gruppo di amici, tra i quali Pietro Citati, Gianfranco Contini e i suoi due editori – Giulio Einaudi e Livio Garzanti – imbucò qualche moneta nella gettoniera a tempo per illuminare il ciclo caravaggesco di san Matteo, conservato a Roma nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Un omaggio che l’autore della Cognizione del dolore senz’altro avrebbe apprezzato. Nei suoi anni romani Gadda non mancava, infatti, una quasi quotidiana visita alla Cappella dove poteva ammirare – gigantesco, immobile, e muto – il suo amatissimo idolo lombardo, punto di arrivo di un’idolatria che lo scrittore coltivava dagli anni Venti, quando già affermava che la contemplazione delle opere di Caravaggio era capace di procurargli una «vera ebbrezza mista di gratitudine».

Ma la predilezione gaddiana per le arti figurative non si esaurisce a Caravaggio: Raffaello, Michelangelo, Tiziano sono gli indicatori di una polarità figurativa, gli estremi di una galleria interiore che struttura da cima a fondo la sua opera, dalle prime prove del Racconto italiano fino al Pasticciaccio.

Manuela Marchesini esplora una zona poco conosciuta e piena di sorprese dell’opera di Gadda. Ragionare della sua «galleria figurativa» significa d’altronde addentrarsi nel gioco di specchi caratteristico del modo di procedere nell’elaborazione della sua prosa. La scrittura dell’Ingegnere è innanzi tutto intrinsecamente visiva – nota la sua ammirazione mista a timore verso Roberto Longhi, e gli interventi che Gadda dedica alle arti figurative attestano di occhio e penna dell’approccio e dei risultati dell’insigne critico d’arte –, campo di scontro dove convergono rabbie, idiosincrasie, tragico e comico, echi linguistici di volta in volta raffinatissimi o triviali, in un impasto irresistibile dove la descrizione dei fatti narrati assume una densità visiva, pittorica, per alla fine esplodere, ha scritto Alberto Arbasino, in «schegge di incandescente (espressionistica) espressività».

di Patrizia Debicke van der Noot

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