Magazine Martedì 24 settembre 2002

Estate di relax (parte II)



Chi di sicuro non iniziò le vacanze col piede giusto era la piccola Sara, vittima degli infami tranelli del fratello. Cappellino in testa, paletta e secchiello in mano, trascorreva il tempo improvvisando costruzioni assai barocche con la sabbia. Il secondo giorno anche Marco decise di giocare con la sabbia, solo che per poco non uccise la sorellina. Stavano giocando a nascondino, loro due in squadra insieme, Marco le suggerì di intrufolarsi sotto la sabbia raccomandandole di non uscire finché non l'avrebbe avvisata.
Se ne dimenticò. La trovarono tre ore dopo sotto le catastrofiche sembianze di una clessidra. Se di giorno procedeva tutto così in maniera un po’ disastrosa, la notte non era certamente di meno.
Miriadi di zanzare e d'altri svariati insetti solleticavano il viso a tutta la famiglia, che si risvegliava la maggior parte delle volte con dei terribili bubboni sulla faccia. Immaginate la gioia di una vanitosa ed insicura quindicenne che, oltre ad assomigliare ad un pomodoro, era costretta ad indossare un paio d'occhiali da sole enormi per nascondere l'occhio sinistro che pareva esploderle da un momento all'altro.
Un giorno Gianni scelse di andare a pesca, noleggiò una piccola imbarcazione e partì all'alba. Sua moglie si precipitò a raccontare alle donnette della spiaggia dell'abbondante cena a base di pesce che avrebbe offerto loro la sera stessa.
Il signor Rossi rincasò ben dopo il tramonto e dovette passare dalla pescheria più vicina per non presentarsi a mani vuote. Certo, nessuno avrebbe mai ammesso di essersi distrattamente addormentato per poi risvegliarsi dopo sei ore incagliato tra gli scogli.
La cena andò a gonfie vele e Sara si complimentò tutto il tempo con il padre per aver pescato dei totani con delle così curiose forme ad anelli…. Marco era abile con il retino e appena pescava qualcosa lo riponeva nel secchiello della sorellina che si precipitava a giocare con tutto quello che trovava dentro. Marco raccolse una medusa, Sara svenne dal dolore.
Il sesto giorno fu indimenticabile, tutto filava liscio e nessuno riusciva a crederci. Si erano distesi sulla spiaggia, avevano fatto lunghe e rilassanti nuotate fino alle boe, si erano dissetati con abbondanti granite alla menta sotto il loro capiente ombrellone bianco e avevano cenato in una pizzeria vicino al campeggio.
Sara si addormentò e Gianni la caricò sulle spalle mentre rientravano stravolti al campeggio. La signora si lamentava perché ancora non avevano avuto il tempo di concedersi una doccia e tutta la pelle le tirava per quel fastidiosissimo sale marino.
Si lamentò molto di più quando si accorsero che qualcuno aveva rubato la loro tenda. Nuova, viola e spaziosa. Ormai solo un bel ricordo nostalgico, giacché lì non ne rimaneva alcuna traccia.
Ora che erano costretti a dormire nella loro panda incastrati come dei pezzi Lego, le brandine non servivano veramente più.

Giulia Molinari
di Donald Datti

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