Magazine Giovedì 3 luglio 2014

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella. La recensione

Samia Yusuf Omar

Magazine - Quando ci si mette di mezzo la letteratura c'è poco da fare, le parole viaggiano e raggiungono ogni parte del mondo. Così è stato per Giuseppe Catozzella, finalista al Premio Strega 2014 (che viene assegnato il 3 luglio), che con il suo Non dirmi che hai paura (Feltrinelli 2014, pp. 236, 15 Eur) ha raccontato una storia che ha scosso le coscienze di molti.

La storia è quella di Samia Yusuf Omar, la promessa somala della corsa che ha perso la vita il 2 marzo 2012 durante il tentativo di raggiungere l'Italia per mare.
Le vicende di Samia non nascono solo dalla finzione romanzesca di Catozzella, ma sono emerse dalle lunghe conversazioni dello scrittore con la sorella della ragazza, Hodan che dalla Finlandia, dove vive, ha restituito la personalità straordinaria di una bambina con il dono della velocità, cresciuta in un luogo dove essere donna e atleta non sono condizioni favorevoli.

Per Samia e i suoi coetanei la guerra civile somala è una sorella maggiore, ai colpi di mortaio non ci fanno più caso così come agli edifici crollati e ai soldati in giro per la città. Samia e Alì, il suo migliore amico e primo allenatore, corrono ugualmente, trattenendo il respiro mentre il vento alza la sabbia facendola finire da tutte le parti.

Ben presto le prime vittorie nazionali per Samia si intrecciano ai tanti dolori, dal tradimento dell'amico alla morte del padre. Intanto il paese versa in uno stato di totale irrigidimento a opera del gruppo di Al-Shabaab, il nucleo integralista islamico che comanda molte aree della Somalia.
Ma Samia continua a correre anche con indosso il burqa, sfidando il caldo che la fa quasi svenire. Nella mente un solo obiettivo: diventare una campionessa e rappresentare le donne del suo paese perché lei, a differenza di tanti connazionali, non vuole fare il Viaggio, non lascerebbe la Somalia anche se questa, oramai, è solo terra di odio.

Dopo essersi qualificata per le Olimpiadi di Pechino del 2008 Samia si rende conto che la povertà e le limitazioni di casa le precluderebbero la carriera tanto desiderata. Così anche per lei arriva la scelta sofferta di lasciare il posto in cui è nata per intraprendere gli ottomila chilometri che la separano dall'Italia e dalle Olimpiadi di Londra del 2012.

Ad accompagnarla ci sono solo un regalo della madre, il ricordo del padre e un ritaglio di giornale con Mo Farrah, l'eroe somalo del mezzofondo.
Il Viaggio sfida la dignità di chi lo compie, fa dimenticare se stessi e perché si sia deciso di affidarsi a trafficanti pronti a picchiare, violentare, uccidere se non si rispettano i patti.

Imbrogli, denaro mai più restituito, per loro sono tutti hawaian, animali da trasportare come su carri da bestiame: «Il viaggio dentro il container spalanca gli occhi sulla follia. Dopo poche ore non ci sono più differenze di sesso. Uomini e donne sono uguali, ci si riduce al minimo comune denominatore. Di te resta solo l'ombra che chiede di sopravvivere. Non ricordi nemmeno più se sei uomo o donna».

Arrivano da ogni parte del Corno d'Africa, solcano il Sahara, giungono in Libia e da lì, percorrono l'ultimo più pericoloso tratto, quello per mare fino a Lampedusa.
Samia non riesce a salvarsi quando la vecchia imbarcazione su cui viaggia con circa trecento migranti è colpita da un'avaria poco lontano dalla meta.

La letteratura ha da sempre il potere di raccontare, lo scrittore continua ad essere un instancabile storyteller. Ed è così che Giuseppe Catozzella ha fatto attraversare alla storia di Samia gli oceani: alla UM University di Miami nell'ottobre 2013 per ricondurla in Somalia dove l'ONU ha organizzato un ciclo di conferenze in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato dello scorso 20 giugno 2014.

Non dirmi che hai paura è molto più che un romanzo, è una memoria da perpetuarsi con responsabilità. Anche attraverso di noi.

di Martina Pagano

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