Magazine Mercoledì 18 settembre 2002

Maigret con una punta di Parodi

Di recente ho letto moltissimi libri di Georges Simenon. Un gusto e un piacere che avevo dimenticato, uno scrittore da non abbandonare mai per troppo tempo. Come la focaccia, o il caffè con la panna. Ho riletto alcune inchieste del commissario Maigret, (approfittando anche della bella riedizione in videocassetta, disponibile in edicola, della mitica versione televisiva con Gino Cervi e la grande Andreina Pagnani), mi sono commossa pensando al rapporto del burbero commissario con la sua “signora Maigret”, che non gli consente mai di aprire la porta, prevenendolo quando lo sente salire le scale e gli prepara ottimi pranzetti che lui gusta in silenzio, ripensando ai problemi dell’ultima inchiesta, e ho letto per la prima volta alcuni dei romanzi non polizieschi, di quelli “impegnati”, che mi mancavano, scoprendo ogni volta un capolavoro, ora capace di indagare i meandri oscuri della psiche femminile (Betty) ora capace di regalare un commovente ricordo di infanzia(Pedigree). Tutti, per qualche ragione stupefacenti. Impossibile smettere. E, per fortuna, so che ne restano moltissimi, tutti editi o in via di pubblicazione per i tipi di Adelphi.

Leggendo Simenon, lasciandomi catturare dalle sue efficaci descrizioni, dai suoi inconfondibili ambienti, dalle brasserie parigine con terrasse che sa far vivere sulla pagina come nessuno, ho elaborato una teoria, anzi, una ipotesi su di lui, che vorrei raccontarvi; ma procediamo con ordine.

“Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi”, disse di lui André Gide.
Questo scrittore, i cui volumi sono spesso relegati nel reparto dei gialli e che non è apprezzato da tutti per la totalità della sua produzione, forse non abbastanza conosciuta, ebbe eccezionali attestazioni di stima da molti autori, fra cui Anais Nin. Di uno dei suoi più bei “roman-roman”,(così Simenon chiamava i romanzi impegnati, le storie-storie che non riguardavano Maigret), I PITARD, Celine affermò: ”Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni”.
E non era facile che Celine esprimesse in modo così caldo ed esplicito la sua ammirazione per un collega.
Simenon, nato a Liegi nel 1903 e morto a Losanna nel 1989, è stato uno scrittore straordinariamente prolifico, che nel corso della sua carriera letteraria si è firmato con almeno diciassette pseudonimi diversi, e, prima di dedicarsi al giallo e all’alta creazione romanzesca, si è cimentato nel romanzo popolare molto in voga all’epoca, carico di erotismo, umorismo e avventure granguignolesche. Negli anni venti, nel periodo più produttivo di romanzi popolari, era capace di battere a macchina anche ottanta pagine al giorno, poi si assestò al suo famoso ritmo di un capitolo quotidiano. Scrive di getto, si rifiuta ostinatamente di correggere. Una stima abbastanza vaga calcola che si possano riferire a lui 418 libri senza contare i racconti brevi che sono migliaia. Ebbe una affermazione clamorosa e grande successo, ma nella sua produzione prende sempre la parte della piccola gente, dei falliti, dei diseredati. E questo avviene nei roman-roman, e anche in alcuni dei migliori libri del ciclo del commissario Maigret, che sono anch’essi dei veri capolavori.
Fra il 1931 e il 1972 pubblicò 76 romanzi e 26 racconti dedicati alle inchieste del famoso e corpulento commissario. Fra questi mon esito a definire impedibili Liberty bar, Firmato Picpus, La chiusa numero 1.

La mia teoria? Riguarda la sua anima più autentica che viene fuori fra le righe migliori dei suoi libri, un’anima ligure.
Perché lo definisco uno scrittore dall’anima ligure? Perché era burbero e godereccio nello stesso tempo, e riportava nei suoi personaggi queste caratteristiche. Attirato da ribelli e disadattati, dava sempre l’impressione di vivere in perfetta armonia con il suo ambiente. Di sicuro si sarebbe innamorato della riviera, delle strade strette attorno ai piccoli porti di pescatori, delle chiatte e delle bancarelle di pesce appena pescato. Ritroviamo tutto questo nei suoi romanzi, come nel bellissimo La marie del porto e in quello che citavamo prima, i Pitard, dove l’avventura epica si svolge per mare e sulla nave che il capitano è finalmente riuscito a comperarsi, purtroppo dovendo accettare l’aiuto della suocera. Mare, grandi mangiate, sieste e momenti domestici e caldi. Tutto questo si ritrova nei romanzi di questo straordinario autore. E tutto questo, come una certa luce, ha il sapore e il profumo di certi angoli di Liguria che di certo avrebbe amato e dove, magari, sarebbe vissuto, ritrovando la sua gente, concedendosi lunghi momenti di osservazione davanti a una birra gelata, cercando, come aveva l’abitudine il suo commissario, di entrare nei gesti e nelle storie, per restituirle magistralmente sulla carta.
di Francesca Mazzucato

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