Magazine Venerdì 20 giugno 2014

«L'infinito» di Leopardi all'asta. 150mila Eur per il manoscritto

Il manoscritto dell'Infinito di Giacomo Leopardi che sarà battuto all'asta a Roma
© MinervaAuctions.com

Magazine - Se il nostro patrimonio culturale ha un valore inestimabile, alcuni pezzi pregiati hanno un prezzo ben preciso. Nel caso del manoscritto de L'infinito vergato di proprio pugno da Giacomo Leopardi, almeno 150mila Eur. Questo è infatti il prezzo base da cui lunedì 23 giugno presso la casa d'aste Minerva Auctions di Roma inizierà la gara alla migliore offerta per aggiudicarsi un autentico pezzo di storia della Letteratura italiana.

Il manoscritto appartiene a un anonimo collezionista privato ed è emerso durante le ricerche nell'archivio dei conti Servanzi Collio di San Severino Marche. Si tratta della terza copia conosciuta dell'Infinito, redatta da Leopardi nel 1821-1822 prima del suo viaggio a Roma. Allontanandosi da Recanati alla volta della capitale, il poeta aveva infatti scelto di portare con sé il quaderno con tutti gli Idilli, ma probabilmente consapevole dei rischi del viaggio aveva scelto di trascrivere una copia di quella che sarebbe diventata la poesia più celebre della nostra letteratura.

Proprio l'assenza di varianti e la perfetta coincidenza tra il testo leopardiano definitivo e questa copia conservata prima nell'archivio Matteucci e poi in quello Servanti Collio avevano indotto per un centinaio d'anni gli studiosi a non accreditare il manoscritto come originale. Ora nuovi studi e raffinate perizie su carta, inchiostro e grafia hanno invece indotto gli studiosi a sancire senza dubbio alcuno la paternità leopardiana del documento.

Ma mentre le altre due copie conosciute dell'Infinito sono conservate in istituzioni pubbliche - presso l'Archivio Comunale di Visso e presso il fondo manoscritti della Biblioteca Nazionale di Napoli (che custodisce anche larga parte dei Canti, tra cui Alla luna, A Silvia e Il sabato del villaggio, Canto notturno, nonché le oltre 4mila pagine dello Zibaldone) - questo terzo manoscritto appartiene a privati, che hanno legittimamente scelto di venderlo al miglior offerente insieme a un altro pezzo dell'Archivio familiare, una lettera di Leopardi del 14 giugno 1831 indirizzata al cugino Matteo Antici di Roma.

Per avere un'idea del mercato degli autografi leopardiani e del giro d'affari che ruota intorno al patrimonio, è sufficiente tener conto che già nel 2008 la Minerva Auctions aveva venduto intorno ai 40mila Euro un'altra importante lettera di Leopardi con il resoconto della sua visita romana al sepolcro di Torquato Tasso. E appena due anni fa aveva suscitato grande clamore la scelta degli eredi di Arturo Toscanini di vendere all'asta i documenti del direttore d'orchestra. Allora intervenne il Ministero, che presso Bolaffi si aggiudicò i pezzi culturalmente più rilevanti (60 lotti sui 73 in vendita) versandoli presso l'Archivio di Stato di Milano.
Ora la Regione Marche chiede che il Ministero dei Beni Culturali faccia lo stesso affinché il manoscritto dell'Infinito resti in mano pubblica.

di Matteo Paoletti

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