Magazine Sabato 14 giugno 2014

Andrew Sean Greer vince il Premio Bottari Lattes Grinzane

Andrew Sean Greer
© Kaliel Roberts / andrewgreer.com

Magazine - Scoppiettante e ricco di punti di vista il romanzo di Andrew Sean Greer, 44 anni (vedi box a destra), Le vite impossibili di Greta Wells (Bompiani, Euro 18, pag. 292), vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2014, sezione Il Germoglio. Ecco l'intrigante trama.

Siamo nel 1985. L'amato fratello gemello di Greta, Felix, è appena morto di Aids, mentre la lunga relazione con il compagno Nathan è giunta al termine. Lei non si sente molto bene e decide di intraprendere un trattamento psichiatrico. L'elettroshock ha però degli strambi anche se dolorosi effetti collaterali, e Greta si ritrova trasportata in altre vite che avrebbe potuto vivere se fosse nata in epoche diverse. Nel 1918, è una bohémienne che
tradisce il proprio marito. Nel 1941, invece, è madre e moglie modello. Un romanzo che mette in evidenza la grande capacità del poco più che quarantenne Sean Greer di saper descrivere il punto di vista delle donne.

Lo incontro in una giornata assolata. Ha con sé una piccola chitarra a strisce, ma senza stelle, con i colori della bandiera americana. È qui nella Langhe per il Premio Bottari Lattes Grinzane.

Perché hai scelto proprio il 1985, il 1918 e il 1941 per sballottare la tua Greta, attraverso il Secolo Breve?
«Quando ho cominciato a scrivere questo romanzo volevo ambientarlo in tre periodi della storia di New York, ma non sapevo quali. Poi sono venuti da soli: tre momenti difficili, nel 1985 l'Aids ha stroncato una generazione, nel 1918 è terminata la prima Guerra Mondiale che ha diffuso l'epidemia della spagnola, mentre nel 1941 gli Stati Uniti entrano in Guerra. Tre momenti che hanno cambiato la storia di New York e del mondo, tre epoche storiche in qualche modo collegate tra loro».

A metà degli anni Ottanta l'Aids a New York ha sterminato una generazione di intellettuali.
«Sì, ha distrutto l'ambiente artistico. Sono troppo giovane e in quel periodo ero adolescente, però è vero che ha spazzato via un'intera generazione. Però, se gli uomini dell'ambiente culturale sono morti quasi tutti, le donne invece sono sopravvissute. Proprio com'è successo nelle due guerre mondiali».

Oggi, secondo te, è più facile essere donna che nelle tre epoche precedenti di cui parli nel romanzo?
«Non sono così in grado di rispondere perché non sono una donna. Ma l'emancipazione femminile non è un processo necessariamente lineare. Le ventenni di oggi riescono a trovare lavoro con più difficoltà e guadagnano meno rispetto a dieci anni fa. E la crisi è una scusa. Poi è ancora più facile per un uomo essere assunto».

Mi pare che tu abbia una grande capacità di restituire l'universo femminile.
«Le donne per me sono più interessanti, più introspettive, mi piace di più creare personaggi femminili. All'inizio, per il romanzo, avevo scelto un uomo, Arthur, ma non veniva fuori bene. Era sempre uguale in tutte le epoche. Sono le donne a essere cambiate molto, gi uomini sono più statici».

Tu hai un fratello gemello, così come Greta, però fortunatamente è vivo e in salute. Cosa significa questa tua relazione con lui?
«Significa che c'è una persona al mondo che sente esattamente le cose come le sento io. Nel libro il fratello gemello omosessuale di Greta muore di Aids. Era mia intenzione infatti descrivere un episodio drammatico: per me sarebbe terribile vivere senza mio fratello. Non riesco a pensare a niente di peggio che potrebbe capitarmi. A San Francisco siamo vicini di pianerottolo, ma ora si sta trasferendo. Quando tornerò dalle Langhe non sarà più lì».

Dove va a vivere?
«A dieci isolati di distanza, ma non è la stessa cosa».

Con la tua scrittura viaggi nel tempo. Ti rassicura di più il passato, il presente o il futuro?
«Il futuro sembra terribile, ma mi incuriosisce di più. Vorrei tanto sapere come sarà il mondo fra 40 anni, anche se un po' mi fa paura. Forse l'acqua ci sommergerà. Comunque adoro scrivere del passato e penso che la gente soffrisse molto di più di quanto non si creda».

Italo Calvino, come te, era figlio di scienziati, e ha anche scritto che pure i suoi zii e le sue zie erano scienziati. Anche suo fratello. E che lui era la pecora nera dalla famiglia. Com'è il rapporto con i tuoi?
«Mia mamma era una scienziata da laboratorio, mio padre più teorico. Mi ricordo che papà, quando passeggiavamo nei parchi, mi parlava degli universi paralleli, come se fossero delle favole. Come saremmo se fossimo a due dimensioni? Se la nostra vita fosse confinata a questo tavolo? I miei hanno sempre letto libri di narrativa, per loro era un sogno avere un figlio scrittore. E questo sogno si è realizzato. No, non sono come Calvino, non sono la pecora nera della famiglia, anche se si vede che i suoi genitori erano scienziati. Basta leggere Le Cosmicomiche».

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